TV e Cinema
di Dailybest 26 marzo 2018

Il sogno di un mondo migliore: con Ni No Kuni 2 sembra di vivere un’avventura dello Studio Ghibli

Ni No Kuni 2: Il Destino di un Regno è il secondo capitolo del videogame disegnato in stile anime. Anche se stavolta lo Studio Ghibli non è coinvolto, i personaggi sono stati disegnati da un ex membro dello staff e l’avventura è di quelle in cui si sogna un mondo migliore. Da giocare assolutamente

di Mattia Nesto e Simone Stefanini

 

Amiamo da sempre lo Studio Ghibli e siamo estremamente curiosi di vedere qualsiasi produzione venga fuori dal loro mondo, così siamo stati estasiati quando nel 2013 abbiamo potuto giocare a Ni No Kuni (traduzione: Seconda Nazione), il primo videogioco di ruolo sviluppato da Level-5  insieme allo Studio Ghibli (distribuito da Bandai Namco). Sembrava di stare dentro un film di Hayao Miyazaki e quando l’abbiamo finito, abbiamo atteso di poter giocare alla seconda avventura. Ci siamo, il tempo è giunto!

Purtroppo Ni No Kuni 2 : il Destino di un Regno non si avvale della collaborazione dello Studio, ma questo non scoraggi i tanti fan: il character designer di tanti film dello Studio Ghibli, Yoshiyuki Momose ha disegnato tutti i personaggi del gioco e Joe Hisaishi, lo storico compositore delle colonne sonore di Miyazaki ha musicato anche questo capitolo. Basta guadare le immagini qui sotto per capire che il livello è altissimo e anche stavolta si vola.

Ni No Kuni 2 è un gioco perfetto per chi ami immergersi nelle atmosfere di realismo magico degli anime giapponesi e nel gioco, toccare temi sempre caldi come ecologia, pace, fratellanza e rispetto.

 

 

 

Una qualità pazzesca che ci fa immediatamente innamorare di  Evan Pettiwhisker Tildrum, l’aspirante re protagonista del videogioco e di Roland, il suo fidato (e un po’ misterioso) consigliere. I personaggi possiedono tutti la grazia del tocco (soprattutto a livello di impatto visivo)  di Miyazaki, al tempo stesso infantili anche se portatori di valori e ragionamenti davvero “da adulti”: si parla infatti di costruire un regno che, per la prima volta da secoli, possa realmente perseguire concretamente la pace e la felicità di tutti i suoi abitanti.

 

 

Rispetto al primo capitolo, questo seguito ha scelto un combat-system più simile ad un action-RPG che al classico gioco di ruolo: quindi dimenticatevi le pause e i momenti strategici e le pause di prima. Qui l’azione è sempre ben ritmata con Evan e gli altri che, in tempo reale combattono all’arma bianca oppure scelgono portentose magie (che l’engine di gioco propone in maniera sfavillante). L’altra opzione è farsi aiutare dai cioffi, i simpatici spiriti della natura che accompagnano i personaggi in tutta l’avventura.

 

 

Il mondo di gioco poi è qualcosa di sognante e non stiamo parlando soltanto di mera grafica. Infatti durante il proprio percorso per diventare “il re del mondo” si incontreranno popoli e Paesi molto diversi gli uni dagli altri, con proprie culture, usi e costumi. Questo comparto, diciamo così, sociale, in Ni no Kuni II viene esplorato alla grande non soltanto a livello di specie con le quali avremo a che fare (ci sono città popolate da cani, altri dove coabitano, alle volte non amichevolmente, gatti e topi e poi umani, esseri simili a sirene e molti altri) ma anche come ambientazioni, tutte molto diverse e personali che riecheggiano ora la città di Shanghai (con tanto di casinò e chioschi di succulenti cibi di strada) ora ambienti più pirateschi sino ad una specie di regno di Atlantide riletto come se fossimo dentro un anime.

 

 

Nonostante questo livello  visivo lussureggiante, Ni no Kuni II mostra anche il fianco a qualche critica. Il  combat-system, chiaramente più moderno rispetto al primo capitolo, non è ancora perfetto e, più di una volta, non sarà così divertente combattere i “mostri base”. Questo può mettere  a rischio la possibilità di “farmare”, ovvero fare esperienza di punti e di raggranellare risorse e oggetti, meccanismo alla base di ogni GDR che si rispetti. Anche le arene delle boss-fight non brillano certo per una grande varietà (sono solitamente enormi spiazzi privi di reali ostacoli che possano rendere più brioso e vario il gameplay) e il fatto che una nuova arma, un nuovo vestito o oggetto non cambino l’aspetto del personaggio fa dispiacere.

 

 

Il gioco non è un vero open-world, perché la trama è decisamente guidata dagli eventi principali, quindi i due sotto-giochi Battaglia campale e Gestione del Regno spesso sono troppo ripetitivi. Battaglia campale è un gioco di strategia in cui si combatte con il proprio esercito gli attacchi degli eserciti avversari, mentre la Gestione del Regno è appunto un gestionale simile a quelli che spopolano per app sugli smartphone.

 

Nonostante la condizione di fiaba rimanga sempre abbastanza all’acqua di rose e le meccaniche di gioco non siano perfette, è bello perdersi in un mondo interattivo e interpretare personaggi che ti fanno credere nella possibilità di cambiare il mondo. Come al solito, una volta finito sarà dura uscirne.

 

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