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Home TV e Cinema

Pose racconta la Ball Culture di gay e transgender nella New York degli anni ’80

by Eva Cabras
6 Luglio 2018
in TV e Cinema
Pose racconta la Ball Culture di gay e transgender nella New York degli anni ’80

Il 3 giugno 2018 negli Stati Uniti ha debuttato su FX la nuova serie tv firmata da Ryan Murphy. Con Pose, il Re Mida della serialità americana ha forse superato se stesso e non era facile, vista la prima pazzesca stagione di Feud dello scorso anno. Murphy ha compiuto l’impresa e ha riportato in vita l’incandescente e complessa storia della Ball Culture newyorkese di metà anni ’80. Ma cos’è questa Ball Culture? Non si può dire in italiano invece di fare gli anglofoni? Non possiamo, perché stiamo parlando di un fenomeno irripetibile, radicato nell’asfalto della New York degli anni ’60, dove i ragazzi gay e transgender cacciati di casa andavano a cercare rifugio, rispetto, una nuova famiglia. Spesso erano giovanissimi afroamericani o latini, che andavano quindi a occupare i gradini più bassi della gerarchia di conformità dell’epoca, dove l’orgoglio LGBTQ era ancora un miraggio e il razzismo ordinaria amministrazione.

 

.

La cultura americana delle Drag Queen, capitanata dalla divina RuPaul, ha già fatto proprio il bagaglio gergale delle sue origini, anche grazie al prezioso documentario Paris is burning, ma noi non abbiamo il vocabolario adatto per tradurre il lessico della Ball Culture, perché in Italia non l’abbiamo mai avuta. Quindi cosa succederà a Pose quando verrà tradotto o sottotitolato in italiano? Al momento non c’è ancora una data di uscita sul mercato nostrano, ma il dubbio è legittimo. Il possibile adattamento del ricchissimo patrimonio linguistico della serie con termini generici fa accapponare la pelle al solo pensiero, quindi vogliamo offrire un’alternativa. Lasciamo i termini più peculiari in inglese e impariamo in anticipo cosa stanno a indicare. Creiamo il dizionario ufficiale Pose – italiano.

House

Le House della Ball Culture sono molto più di semplici case, come vorrebbe la traduzione letterale. Sotto l’ala protettrice di una Mother, una madre, i ragazzi che spesso vivevano in strada, dopo essere stati ripudiati per la propria omosessualità o per aver mostrato interesse per i vestiti femminili, avevano l’occasione di costruirsi una nuova famiglia, comprensiva, incoraggiante e glamour. I nuovi arrivati diventavano infatti automaticamente Children, bambini finalmente liberi di esprimere la loro natura, confrontandosi con coetanei che avevano affrontato le medesime frustranti difficoltà. Le House erano quindi una micro-comunità prima che un’abitazione, erano quasi delle Casate in senso nobiliare e i loro nomi andavano a sostituire sovente il cognome dei suoi membri. La scelta del nome stava naturalmente alla Mother, che poteva ispirarsi a se stessa o scegliere tra le più amate personalità della moda internazionale, come Saint Laurent, Dior o Evangelista.

 

Ball

I nuovi nuclei familiari formati dalle House dovevano comunque sottostare alle imperanti regole della moralità e del buon costume americani, che avevano non poche difficoltà nell’abbracciare l’esuberante diversità della comunità transgender. I pochi luoghi dove tutto era concesso, dove nessuno si faceva il segno della croce vedendo un uomo indossare una cascata di tulle erano le Ballroom, fucine di creatività, libera espressione e festa, dove le diverse House mettevano in scena competizioni agguerritissime per la supremazia morale e la fama. Queste competizioni prendono il nome di Ball, un gran ballo dove dimostrare tutto il proprio valore con una fusione di moda, trucco, danza, portamento e attitudine.

 

Walk

Al Ball si partecipa come pubblico o affrontando una walk, che è letteralmente una sfilata di fronte all’intera comunità riunita per giudicare. Chi sfila deve mostrare un guardaroba impeccabile, trucco curato, capelli irreprensibili, convinzione e orgoglio, seguendo alla lettera i comandamenti imposti dalle varie categorie, che possono essere viso o corpo, ma anche far riferimento a uno specifico stile di abbigliamento, a una tipologia umana di cui vestire i panni con la più rigorosa verosimiglianza.

Realness

Ecco che entra in gioco la realness, l’essere più vero del vero. Le regine dei Ball non dovevano semplicemente giocare a vestirsi da donna per dare spettacolo (prendendosi il poco lusinghiero appellativo di drag), o da soldato, o da pappone; dovevano essere una donna, un soldato o un pappone. L’atteggiamento e le movenze erano quindi una parte fondamentale delle walk, che avevano la complessità di un happening, della danza interpretativa, della recitazione.

 

Pass

Coloro che riuscivano a infondere alla propria walk tutta la realness necessaria si aggiudicavano il privilegio del pass, riuscivano in sostanza a passare per la categoria umana nella quale si erano calati. Avrebbero potuto mimetizzarsi anche agli occhi di un qualsiasi cittadino bianco, eterosessuale e diffidente.

 

Vogue

Ben prima che Madonna facesse suo il termine con l’omonima canzone del 1990, il vogueing era un innovativo stile di street dance nato in gran parte proprio nella comunità LGBTQ afroamericana e latina delle Ballroom. Utilizzato spesso come forma non violenta di scontro tra House, il voguing prevede una serie di armoniosi e fluidi movimenti ispirati alle pose da rivista di moda. Nessun contatto è permesso, il vincitore viene determinato dalla qualità della postura, dall’originalità delle combinazioni e da eventuali influenze date dalle arti marziali o dalla danza classica.

 

Reading/Shading

Per le regine della Ball Culture la vita non era semplice. Come arma e meccanismo di difesa, la comunità perfezionò in maniera impressionante la sottile (o meno) arte dell’insulto. Il reading è infatti una lettura spietata di tutto ciò che può essere usato contro qualcuno, uno scanning diabolico di debolezze e difetti da ingigantire, figlio di una predisposizione all’ilarità rancorosa che nella storia della stand up comedy americana lasciò più tracce di quanto si tenda a ricordare. Quando l’insulto si vela di sottinteso, parliamo invece di shade, un’ombra di insinuazione che ferisce spesso più di un reading!

 

Il nostro non sarà un dizionario di velocissima consultazione, ma quando guarderete Pose, e ve lo godrete in tutto il suo splendente arcobaleno di acrobazie linguistiche, sarete felici di averci speso un po’ d’impegno in più.

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Eva Cabras

Eva Cabras

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