TV e Cinema
di Eva Cabras 21 marzo 2018

Ready Player One di Steven Spielberg è il paradiso dei nerd

Se Steven Spielberg si è divertito a girare Ready Player One almeno la metà di quanto ci siamo divertiti noi a vederlo, ha trascorso veramente delle gran belle giornate. L’adattamento del romanzo omonimo di Ernest Cline, qui in veste di co-sceneggiatore, si guarda con un perenne sorriso stampato in faccia, mentre si viene assaliti da scene d’azione magistralmente dirette, effetti speciali coi fiocchi e una valanga di citazioni pop che faranno sciogliere all’istante ogni cuore geek.

In Ready Player One è raccolto infatti tutto il meglio di letteratura, cinema, videogiochi e pop culture per coloro che hanno vissuto o amato gli anni ’80, ma valutare il film solo come potpourri nostalgico varrebbe almeno un game over a tavolino.

 

 

Narrativamente parlando, Ready Player One può essere riassunto senza troppa originalità: Wade è un ragazzo americano che vive nel 2045, anno in cui la miseria dell’esistenza umana sprona la popolazione a trascorrere gran parte del proprio tempo nel mondo virtuale di OASIS, creato da James Halliday. OASIS è talmente popolare da fare del suo creatore una semi-divinità, adorata anche dopo la sua morte, quando rivela di aver nascosto nel suo universo ludico una easter egg protetta da tre prove, da scovare con altrettanti indovinelli. Chi trova l’egg erediterà il controllo assoluto di OASIS, al quale punta sia Wade sia la spietata multinazionale IOI.

Abbiamo visto Ready Player One in anteprima a una settimana dall’uscita italiana, il 28 marzo 2018, e la sala rispecchiava in pieno la maestria di Spielberg nel confezionare film adatti a una platea dalle età più disparate. C’erano mamme con bambini, quarantenni con le t-shirt di Gundam, giovani cinefili e curiosi vari. Ognuno è uscito dalla visione con qualcosa di cui essere felice, qualcosa che ha fatto scattare il fattore wow, la meraviglia inattesa o il senso di appartenenza, perché Ready Player One si scopre a strati.

 

 

Concentrandosi sulla trama, il film è una classica e solida storia di formazione. Abbiamo un protagonista giovane e orfano che vive nel disagio, sognando di conquistare un futuro radioso grazie alle proprie capacità, solo in lotta contro un sistema tentacolare e malvagio. Si potrebbe definire quasi un teen movie, poiché gli eroi sono tutti ragazzi, tutti uniti dalla medesima voglia di rivalsa e trionfo contro un villain adulto (il magnifico Ben Mendelsohn) che incarna tutta la decadenza di una società avara, materialista e spietata. Davide contro Golia, da manuale.

La corsa verso l’ester egg di Halliday si gioca quasi interamente nel mondo virtuale di OASIS, dove le leggi del mondo reale si piegano alla fantasia. Spielberg ci regala quindi una serie di scene d’azione da capogiro, con inseguimenti in auto, battaglie tra avatar e splendidi scontri tra robottoni, realizzati con una CGI (computer-generated imagery) levigata, credibile e sorprendente.

 

 

Ready Player One è il paradiso dei geek, dove Dio è un game designer. James Halliday ha creato OASIS mettendoci dentro tutto il suo bagaglio culturale di ragazzo degli anni ’80 e Steven Spielberg fa altrettanto, creando un film in cui trionfa la cultura pop che lui stesso ha contribuito a santificare. Nel film sono sparse ovunque icone del cinema e dei videogiochi, non solo degli anni ’80, ma dell’intera storia della cultura pop, senza tempo e senza confini. In questo senso, uno dei momenti citazionisti più divertenti e meravigliosi del film arriva con il secondo indovinello di Halliday, che ci porta dritto dritto dentro uno dei mostri sacri del cinema degli anni ’70. Non vogliamo rovinarvi la sorpresa, semplicemente non perdetevi quest’esperienza incredibile.

 

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