TV e Cinema
di Simone Stefanini 26 Novembre 2019

Se sei razzista, Watchmen di Lindelof non ti piacerà

La serie tv HBO creata da Damon Lindelof è un antidoto contro la stupidità

Watchmen, la serie tv HBO di Damon Lindelof è giunta al sesto episodio e non ci sfuggirà un singolo spoiler, ma sappiate che è una delle migliori ore di serie tv di quest’anno. Per quanto geniale e ambizioso sia questo sequel del fumetto di Alan Moore e Dave Gibbons, per quanto hype abbia creato quando è stato annunciato, per quanto la critica sia praticamente concorde nel giudicarla una delle serie più interessanti degli ultimi tempi, non sembra che stia facendo troppo clamore nelle bolle social.

Forse qualcuno è rimasto deluso perché pensava si trattasse della versione a puntate del graphic novel, forse qualche altro la trova troppo complicata. Ci stanno entrambe le cose, dal momento che non sappiamo mai cosa aspettarci da ogni episodio e spesso accadono cose che a prima vista sembrano inspiegabili, ma agli scettici diciamo di dare a Watchmen più di una possibilità, perché a differenza di molte serie d’intrattenimento, con pochi livelli di lettura, qui ce ne sono da perdersi.

Forse, di nuovo, qualcuno non ha gradito che al posto della Guerra Fredda (l’ambientazione di Moore per il Watchmen originale), quasi 40 anni dopo la battaglia sia tutta incentrata sul razzismo, ma cosa avremmo dovuto aspettarci di diverso? Sembra palese quanto la società occidentale, privilegiata e connessa h24, sia arrabbiata fino alla regressione e questo è un fatto. Qualche esempio? Nel mondo virtuale, che per iperbole diventa quello più reale della realtà, gli esseri umani litigano persino su argomenti che in teoria interessano davvero tutti: ecologia, diritti, lavoro, ambiente; molti si arroccano su posizioni estremiste e si scagliano contro qualsiasi diversità: colore della pelle, orientamento sessuale, politico, religioso, persino sul genere. Ieri era la Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne, eppure c’è chi ha contestato anche quella.

Watchmen al momento non dà soluzioni, ma evidenzia problemi di una società che appartiene a un multiverso, quindi regolata da leggi e accadimenti diversi, ma con le stesse problematiche del nostro mondo. Dopo le grandi ondate dei giustizieri mascherati, i Minutemen nei 40s, gli Watchmen negli 80s, gli Stati Uniti sono caduti vittima del razzismo organizzato da parte di una congrega diretta discendente del Ku Klux Klan e i poliziotti se ne devono andare a lavoro mascherati per non essere riconosciuti. Certo, in mezzo ci sono calamari giganti che cadono dal cielo, cloni, esplosioni psichiche, pastiglie per rivivere il passato, orologi giganti, Robert Redford presidente e  altri giustizieri mascherati, ma la sostanza è quella: Watchmen del 2019 ti mette di fronte a chi sei veramente, e se sei un razzista non ti piacerà.

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Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari Thomas Raimondi Nato a Legnano (MI) il 17 Maggio 1981. Laureato al Politecnico di Milano in Design della Comunicazione. Graphic e visual designer freelance attivo nella scena underground con numerose pubblicazioni (Luciver Edition, Faesthetic, Belio, Le Dernier Cri, Laurence King.) e mostre in Italia e all’estero. Le ultime personali «Burn Your House Down» nel 2013 presso la galleria Kalpany Artspace di Milano (Circuito Rojo) e la residenza d’artista per Alterazioni Festival 2014, Arcidosso (GR) con l’istallazione site-specific «Inside/Outside». Lavora e ha lavorato per diverse realtà nazionali ed internazionali come VICE, Rolling Stone Magazine, Rockit, Mondadori, Men’s Health, Salomon, Motorpsycho, T-Post e molte altre. Nel 2008 ha ricoperto il ruolo di docente d’illustrazione presso l’accademia NABA di Milano continuando, a oggi, a collaborare con regolarità. Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40
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