TV e Cinema

Sully, il nuovo film di Clint Eastwood è un altro piccolo capolavoro

E intanto Clint Eastwood non sbaglia un film. Verrebbe da parafrasare il titolo del primo album di Luca Carboni per iniziare a parlare di Sully, perché all’uscita dalla sala il primo pensiero va al livello impressionante mantenuto dal regista in tutta la sua carriera e in particolare negli ultimi quindici anni. Mystic River, Million Dollar Baby, il dittico su Iwo Jima, fino a Gran Torino, forse il suo punto più alto in assoluto. In mezzo, tanti altri titoli che magari non saranno nella cinquina del cuore degli appassionati, ma comunque non sono mai scesi sotto un livello di totale dignità. E in questo percorso registico, si piazza in ottima posizione Sully, nei cinema italiani dal primo dicembre con distribuzione Warner Bros

Sully è un film che ruota intorno a 208 secondi, ovvero poco più di tre minuti. È questo il tempo che passa tra lo spegnimento di entrambi i motori di un Airbus della US Airways e l’ammaraggio sul fiume Hudson a New York. È il 15 gennaio 2009 e a compiere la manovra a tanto così dal miracolo è il comandante Chesley Sullenberger, detto Sully. Con i motori fuori uso per l’impatto con uno stormo di uccelli e l’impossibilità di tornare all’aeroporto La Guardia, lasciato pochi istanti prima, Sully capisce che l’unico modo per salvare i passeggeri è tentare un impossibile ammaraggio sulle acque gelide di uno dei fiumi che circonda Manhattan. Come sappiamo, la storia ha un lieto fine: tutti salvi, nessun ferito e un nuovo eroe nel pantheon statunitense.

 

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Come detto, 208 secondi, che nel film vengono mostrati ben tre volte, perfettamente posizionati all’inizio, al centro e alla fine della pellicola. In mezzo i giorni successivi all’evento, con Sully e il suo co-pilota Jeff Skiles, messi sotto inchiesta dalla loro stessa compagnia, per chiarire se ci fosse la possibilità di riportare l’aereo in un aeroporto, evitando così di perderlo e facendo correre meno rischi ai passeggeri.

La storia, insomma, è chiara: una persona normale che diventa eroe facendo semplicemente il proprio dovere, osteggiata da chi ha interessi economici in ballo. Una storia che più eastwoodiana non potrebbe essere, raccontata con un film in apparenza semplice e lineare, che riesce però a tenere altissima l’attenzione nonostante abbia tutto contro. Prima di tutto una storia di cui si sa tutto, soprattutto il lieto fine. Nonostante questo, Eastwood costruisce un film che tiene lo spettatore in costante tensione, facendolo sudare durante ognuna delle tre riproposizioni dei momenti cruciali dell’ammaraggio. Un risultato enorme, per un film scritto benissimo, diretto in modo ineccepibile e dominato da un Tom Hanks che giganteggia pur interpretando un personaggio caratterizzato da un assoluto understatement. Tutto misurato, tutto a fuoco: Sully è un signor film, uno da mettere in alto nella graduatoria dei titoli di Clint Eastwood.

 

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Marco Villa

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