TV e Cinema
di sayatnova 12 Settembre 2013

Venezia 70: Jiaoyou “Stray dogs” di Tsai Ming-liang

jigoku

 

Il festival di Venezia è finito, il Leone D’oro è stato assegnato a Sagro Gra di Gianfranco Rosi.  Il Gran Premio della giuria, invece, va a Jiaoyou –  Stray dogs di Tsai Ming-liang:   una pellicola ipnotica che rimane intatta negli occhi di chi era presente in sala al festival. Un film composto da immagini “guardate” che ci guardano, come i protagonisti del film che fissano,  coinvolti, l’immagine disegnata sul muro. Tsai Ming- Liang,  esponente di punta del “Nuovo Cinema di Taiwan”,  Leone d’oro a Venezia nel 1994 con il film Aiqing wansui, ritorna alla Mostra con l’opera più contemporanea in concorso al festival. Il suo è un cinema fatto di lunghe riprese a camera fissa, un susseguirsi di immagini che contengono altre immagini all’interno  come in una matrioska cinematografica. Il concatenamento di questi frame formano una struttura:  Stray Dogs diventa un’unica immagine, un quadro composto da un grande albero dalle secolari radici, da un supermarket di cibi in scatola scaduti, da un sotterraneo senza finestre con pareti segnate dalle crepe ed infine da un livello sottostante dove vivono dei cani randagi. Una metafora del capitalismo, dell’occidentalizzazione delle città asiatiche. All’interno di queste città-non luoghi vive in solitudine il cittadino globale.

Commento del regista: Non c’è una storia da raccontare. Hsiao-kang è un buono a nulla, che si guadagna da vivere reggendo cartelloni pubblicitari. Fuma e piscia in strade costantemente percorse da veicoli e passanti. Le uniche presenze nella sua vita sono i suoi due bambini. Mangiano, si lavano i denti, si cambiano e dormono insieme. Non hanno acqua né elettricità e dormono sullo stesso materasso con una verza, abbracciandosi stretti l’uno con l’altro. Tutta la città è diventata una discarica per cani randagi. E il fiume è lontano, molto lontano.  Poi, una notte di tempesta, l’uomo decide di portare i figli a fare un giro in barca a vela.

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Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari Giò Pistone Gio Pistone è nata a Roma. La scelta dei soggetti, spesso figure di fantasia tendenti al mostruoso, caratterizzati da colori molto forti, nasce prestissimo a seguito di incubi notturni. Disegnarli il mattino seguente fu un’idea della madre per affrontare la paura. Presto gli incubi si sono trasformati in vere e proprie visioni da cui ancora oggi attinge. Si è appassionata alla scenografia di teatro dove ha continuato ad approfondire i suoi sogni e il suo innato amore per il grande. In seguito ha lavorato e viaggiato con La Sindrome Del Topo, un gruppo di creatori di strutture di gioco e sogno, con cui si occupava di disegnare, costruire e progettare giostre e labirinti. Ha cominciato a lavorare in strada nel ‘98 attaccando in giro per Roma i suoi disegni fotocopiati. Ha collaborato con varie realtà italiane e internazionali. Ha partecipato a mostre in tutta Europa in particolare presso il Museo MADRE di Napoli, l’Auditorium di Roma, il Museo Macro di Roma e partecipato ad eventi di Street Art quali «Scala Mercalli», «Pop up», «Subsidenze», «Visione Periferica», «Alterazioni», «M.U.Ro». Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40  
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Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari Martina Merlini Martina Merlini, artista visiva bolognese, classe 1986, vive e lavora a Milano. Il percorso artistico di Martina Merlini si snoda multiformemente nel solco dell’esplorazione, coinvolgendo una pluralità di tecniche, materiali e supporti che convergono nella ricerca di un equilibrio formale delicatamente costruito sull’armonia di elementi astratti e geometrici. Attiva dal 2009, ha esposto in numerose gallerie europee e americane. Dal 2010 al 2013, insieme a Tellas, intraprende il progetto installativo Asylum, che viene presentato a Palermo, Bologna, Milano e Foligno. Nell’estate del 2012 viene invitata a partecipare a Living Walls, primo festival di Street Art al femminile, ad Atlanta. Nel dicembre 2013 inaugura la sua seconda personale, «Wax» all’interno degli spazi di Elastico, Bologna, dove indaga l’utilizzo della cera come medium principale del suo lavoro, ricerca approfondita nella sua prima personale americana, «Starch, Wax, Paper & Wood», presso White Walls & Shooting Gallery, San Francisco. Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40  
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Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari CT L’opera di CT affonda le sue radici nella cultura del Writing. Dalle prime sperimentazioni, influenzate dagli stili più classici dei graffiti, è passato in modo progressivo ad una ricerca minuziosa capace di cogliere ed evidenziare i cambiamenti del paesaggio urbano. Le fascinazioni ricevute dai graffiti sono tuttavia presenti nelle fasi di questo processo: il soggetto-oggetto della sua analisi, le tecniche utilizzate ed in parte i luoghi scelti per i suoi interventi. L’interesse per il lettering si è quindi trasformato in espediente per lo studio della forma fino ad approdare, oggi, ad una ricerca più ampia relativa allo spazio e alle dinamiche contemporanee. Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40
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