Guarda “Vittima degli eventi”, il film no-profit su Dylan Dog. Intervista a Luca Vecchi

Può un film no profit battere una pellicola americana? Sì. Questo su Dylan Dog ne è l’esempio. Intervista all’autore e full streaming del film.

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di Simone Stefanini facebook 7 novembre 2014 11:22
Guarda “Vittima degli eventi”, il film no-profit su Dylan Dog. Intervista a Luca Vecchi

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Nel caso siate stati in letargo da qualche mese, dopo trepidante attesa è uscito sul canale YouTube The Jackal, il film “Vittima degli eventi”, mediometraggio no profit sull’indagatore dell’incubo Dylan Dog, creato da Claudio Di Biagio e Luca Vecchi grazie al contributo degli utenti di internet che lo hanno finanziato via crowdfunding tramite il sito Indiegogo. I due erano già famosi in rete grazie alla serie comica The Pills e al canale Nonapritequestotubo , mentre il personaggio della Bonelli editore sta vivendo una seconda giovinezza, grazie al rinnovamento operato da Roberto Recchioni.

L’hype quindi c’è, il momento è quello giusto, perché l’affascinante e oscuro investigatore non ha mai beneficiato di una trasposizione cinematografica ad hoc, si è limitato a comparire con la faccia dell’attore Rupert Everett nel film “Dellamorte Dellamore” di Michele Soavi del 1994, con il nome di Francesco Dellamorte (tratto dal romanzo di Tiziano Sclavi, il vero creatore di Dylan). Non un capolavoro, ma nemmeno una boiata cosmica come il film americano “Dylan Dog – Dead of the Night” nel quale Brandon Routh uccide per sempre un personaggio leggendario. Se non avete visto questo film, fatevi un piacere non guardatelo MAI.

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“Vittima degli eventi” ha un grande merito: quello di portare in scena i veri protagonisti dei fumetti Bonelli: oltre all’indagatore dell’incubo, interpretato da Valerio Di Benedetto troviamo l’aiutante Groucho (Luca Vecchi), l’ispettore Bloch (Alessandro Haber), la medium Madame Trelkovski (Milena Vukotic) e lo spettrale bottegaio Hamlin (Massimo Bonetti). Qualche recensione ha ravvisato limiti di sceneggiatura e ha criticato l’ambientazione romana, ma occorre ricordare che è un fan film, volto soprattutto a mostrare come, anche in questo paese, si possa creare un film fuori dai contesti canonici, usando il pubblico come risorsa fin dalla pre produzione. Nelle première al Festival di Roma e al Lucca Comics ha fatto il botto di applausi e standing ovation e quella è la cosa principale. La durata tattica di 50 minuti lo renderebbe anche ottimo pilota per una serie tv.

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Di questo e di altro abbiamo parlato con Luca Vecchi, sceneggiatore e attore del film:

Fare film con il crowdfunding, in Italia è una novità. Dunque ci voleva esattamente un personaggio che potesse avere una fanbase già solida. Da chi si è accesa la scintilla “facciamo un film su Dylan Dog”
Da Valerio Di Benedetto, l’attore che interpreta Dylan Dog. Poi ci siamo accorti di disporre anche di altri elementi utili e allora abbiamo deciso di provarci. Il fatto che si trattasse di un personaggio conosciuto senz’altro ci ha dato più visibilità. Ma poi ci siamo accorti che molti dei nostri finanziatori non sapevano neanche chi fosse l’indagatore dell’incubo di Craven Road. Buono così, perché almeno c’è stato una sorta di “scambio culturale”.

Sei un fan tradito dal film americano?
Non sono così fondamentalista in termini di cinecomic. Certo: mi diverto a rintracciarne la radice, se conosco il personaggio in questione, ma non si tratta di una conditio sine qua non. Mi basta che si tratti di una trasposizione interessante che disponga di una personalità e abbia una costruzione drammatica onesta. “Dylan Dog: Dead of Night” non è niente di tutto questo. Sembra più una brutta puntata di “Buffy”. Senza neanche le tette per giunta.

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Con la Bonelli mi sembra di aver capito che avete avuto un bel rapporto, che vi abbia supportato. Con Roberto Recchioni e Tiziano Sclavi com’è andata?
È stato un rapporto fatto di parecchi tira e molla.

Le tre teste di serie Milena Vukotic, Alessandro Haber e Massimo Bonetti come si sono prestate ad un progetto no profit?
Con il giusto atteggiamento: ovvero con la voglia di sperimentare e mettersi in gioco anche se non avevano piena coscienza di quel che stava realmente accadendo (non ne avevamo idea neppure noi, a dirti la sincera verità). Si sono messi nelle nostre mani mostrandoci fiducia e pensiamo seriamente di non averla affatto tradita. Tutti ne siamo venuti fuori con una nuova consapevolezza. Siamo cresciuti tutti, a prescindere dall’età anagrafica. Ci vorrebbero più professionisti come loro, in Italia. Persone con la voglia di mettersi continuamente in gioco. Alcuni lo chiamano “long life learning”. Credo sia l’unico modo per non morire; eticamente e fisicamente.

Mentre scrivevi la sceneggiatura, già sapevi che Groucho saresti stato tu?
Sì. È stato uno di quegli elementi di cui ti parlavo sopra e dei quali già disponevamo.

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(L’autore Luca Vecchi e il regista Claudio Di Biagio)

Dopo l’uscita, il pubblico si è letteralmente diviso. Una larga maggior parte ha molto apprezzato il film, ho letto alcuni commenti che gridano al capolavoro. Ci sono state però anche un po’ di critiche, in questi termini: “Non succede nulla” – “Dylan Dog che parla romano nun se po’ sentì” – “Groucho esce troppo dal personaggio” – “Momento Cesaroni di Dylan con le due universitarie”. Te la senti di rispondere alle critiche o sticazzi?
Nessuno di noi voleva fare il film definitivo sull’indagatore dell’incubo. Nessuno di noi voleva dare una lezione a nessuno. Volevamo semplicemente mostrare che anche qui in Italia disponiamo di personaggi e leggende valide da poter serializzare per poter essere un minimo competitivi anche fuori dai confini nostrani, invece di limitarci a scimmiottare immaginari altrui o che poco ci riguardano. Così dicendo non mi voglio nascondere dietro al dito “abbiamo fatto tutto con pochi soldi” e “siamo giovani e abbiamo meno di trent’anni”, sarebbe come trattare il proprio prodotto come un figlio ritardato. Come pilota di serie per la televisione funziona. Ora anche noi abbiamo un proto-Buffy o un “Supernatural” italiano che esce fuori dal coro della maggior parte delle produzioni dell’industria. A me questo basta. Chi vuol stare al gioco riesce a fruirne serenamente. Chi anela qualcosa di meglio può tranquillamente provare a cimentarsi. L’obiettivo era anche fornire un input alle nuove generazioni. Sicuramente non è con le chiacchiere e con le seghe mentali che si possono cambiare le cose.

Tornando indietro, cambieresti qualcosa nella produzione del film?
Certo. Chi non lo farebbe? Fare i patti con la realtà è il cruccio più grande di qualsiasi autore/realizzatore. Chi risponde “è andata esattamente come volevo che andasse” o è un genio o è un pazzo.

Ai fan che già chiedono l’episodio due, oppure di trasformare questo progetto in una serie tv, cosa dici?
Che è molto difficile che accada. Troppi paletti, troppe persone da convincere e troppi soldi da dover tifar fuori.

Quindi progetti per il futuro?
Troppi. C’è solo da fare i conti con la realtà.

GUARDA “VITTIMA DEGLI EVENTI” PER INTERO QUI:

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