Viaggi
di Gabriele Ferraresi 26 Aprile 2016

A dieci minuti da Milano c’è un giardino incantato in cui perdersi tra grotte e giochi d’acqua

Il ninfeo di Lainate vale sicuramente una visita: soprattutto a primavera

Il ninfeo di Villa Litta a Lainate  L’ingresso del ninfeo di Lainate

 

E se… e se a pochi chilometri da Milano, a Lainate, forse a un quarto d’ora di autostrada – se proprio volete prenderla, ce la si cava tranquillamente anche con una strada Statale – ci fosse un incantato giardino delle delizie, dove perdersi prima in un parco splendido e verdissimo, e poi tra incredibili mosaicigrottegiochi d’acqua? C’è: è il ninfeo di Villa Visconti Borromeo Arese Litta, questo è il nome completo, che racchiude i cognomi delle più importanti famiglie nobili lombarde degli ultimi secoli.

Già: non serve arrivare fino al castello di Hellbrunn in Austria, vicino Salisburgo, per godersi i meravigliosi giochi d’acqua e le incredibili architetture barocche di un’epoca in cui era di moda, tra le famiglie della grande nobiltà, realizzare questi giardini delle delizie, utilizzati soprattutto per intrattenere gli ospiti, o per ospitare feste nelle più svariate occasioni.

 

 

Il ninfeo di Lainate però ha una storia particolare. Costruito sul finire del 1500 – tra il 1585 e il 1589 – da Pirro I Visconti Borromeo, fu pensato dai maggiori artigiani e maghi dell’idraulica dell’epoca. Il risultato finale?

Cambiò nei secoli, ma fin dall’inizio fu chiaro che era nato un luogo magico. Miracolosamente arrivato fino a noi.

 

Il ninfeo di Villa Litta a Lainate  Un dettaglio dell’ingresso del ninfeo di Villa Litta a Lainate

 

Ci sono grotte artificiali, scherzi d’acqua diabolici – azionati da fontanieri nascosti all’interno di invisibili intercapedini della costruzione – statue neoclassiche, fontane di prezioso marmo di Candoglia, o di Carrara, stanze decorate da meravigliosi mosaici realizzati con pietre di fiume, dove appaiono anche un paio di unicorni. Si legge sul sito degli Amici di Villa Litta che “Il fronte sud del Ninfeo è arricchito da statue in stucco; due balaustre in pietra conducono all’atrio d’accesso al Ninfeo, chiamato Atrio dei Quattro Venti. L’ottagono è un punto di snodo. Proseguendo verso nord, lungo l’asse longitudinale principale sud-nord, si esce all’esterno in una zona di giardino, delimitata da 6 piedistalli marmorei, ove un tempo erano collocate altrettante statue in bronzo“.

Se ci spostiamo all’interno del Ninfeo invece “le sale del Ninfeo sono pressoché tutte decorate a mosaico di ciottoli tondi bianchi – quarzo – e neri – calcare – disposti a comporre complicati intrecci di motivi geometrici e floreali. Le decorazioni, diverse in ogni ambiente, si ripetono simmetricamente sulle pareti di ogni sala“.

I soffitti della sale sono affrescate con ciottoli dipinti “una tecnica assolutamente originale realizzata tra il 1587 e il 1589 da Camillo Procaccini (c. 1550-1627) (…) rappresenta un unicum nella storia delle realizzazioni a mosaico a noi note” e casomai non bastasse “nelle grotte vecchie troviamo un emiciclo, decorato con mosaici di ciottoli e stalattiti presenta anfratti e nicchie con statue di fauni e sedute. Oltre l’emiciclo si estende un labirinto che conduce ad una galleria coperta decorata con mosaico di ciottoli colorati. All’ingresso della galleria si presentano tre Naiadi in marmo bianco; la statua centrale, secondo la tradizione popolare lainatese, è detta “La Vegia Tuntona” (da tentona, tentatrice), sinonimo di perdizione e vita peccaminosa“. Ma torniamo alla storia del ninfeo.

 

Il ninfeo di Villa Litta a Lainate  il Cortile delle Piogge al ninfeo di Villa Litta a Lainate: sullo sfondo, l’edificio che conserva il serbatoio delle acque utilizzate per i giochi d’acqua del ninfeo

 

Fino al 1870 la villa e lo splendido giardino rimasero di proprietà della famiglia Litta, che però fu costretta a disfarsene per via dei debiti accumulati finanziando le guerre d’indipendenza. La proprietà divenne così del demanio, ma giusto per un paio d’anni: nel 1872 infatti la residenza e il giardino furono acquistate dal barone Ignazio Weill Weiss, che per una cinquantina d’anni ne godette con alterne fortune, causate soprattutto dal suo truffaldino contabile. Nel 1932 fu acquistata dalla famiglia Toselli, che nelle splendide serre liberty – restaurate e da quest’anno di nuovo visitabili – coltivò orchidee e fiori che vendeva ai fiorai di tutta la provincia di Milano.

Purtroppo però i costi di gestione della villa e del giardino erano  – e sono – al di fuori delle possibilità di un singolo o di una famiglia, per quanto facoltosa possa essere.

 

Gli splendidi mosaici di Giuseppe Procaccini  Gli splendidi mosaici di Giuseppe Procaccini. Ci sono anche gli unicorni

 

Così dopo la seconda guerra mondiale la villa finì in disuso: almeno fino al 1970, quando fu acquistata dal Comune di Lainate, che al tempo si indebitò per centinaia di milioni di lire pur di acquistarla.

Non sono cifre da poco rapportate a quegli anni, soprattutto per un Comune piccolo, che si vide costretto a fare i debiti, per garantirsi però la proprietà di un bene straordinario. E oggi? Il ninfeo si può visitare – per date e prenotazioni, c’è il sito degli Amici di Villa Litta – e vale sicuramente una visita, tanto più in primavera o in estate, quando la natura del parco dà il meglio, e soprattutto, quando vi potrete asciugare un po’ più in fretta… È a pochi chilometri da Milano, ma pare che se lo ricordino ancora in pochi.

Merita davvero una visita, almeno quanto la meritano tanti altri luoghi italiani piccoli, meravigliosi e dimenticati di cui vi abbiamo raccontato in questi mesi, come la Scarzuola di Tomaso Buzzi, o Calcata, il paese amato da Hayao Miyazaki, oppure Civita di Bagnoregio, e ancora Bomarzo l’affascinante parco dei mostri, o perché no? Il borgo fantasma di Toiano, in Toscana o Rocchetta Mattei, il castello da fiaba vicino Bologna.

 

Tutte le foto © Gabriele Ferraresi

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