Ambiente
di Giulio Pons 8 Gennaio 2021

Come bloccare i rifiuti prima che arrivino al mare

Abbiamo incontrato l’organizzazione ambientalista Marevivo per parlare della speciale diga blocca rifiuti che intercetta nei fiumi l’immondizia prima che arrivi al mare.

E’ capitato a tutti di trovare della plastica in mare e domandarsi chi è quell’imbecille che la butta in mare? Beh… Di solito, non lo fa. Cioè l’imbecille non la butta in mare, ma in terra e la plastica arriva al mare col vento o, molto spesso, coi fiumi. Quindi bloccare la plastica nei corsi d’acqua, prima che arrivi al mare, è una buona idea.

A tale proposito abbiamo incontrato Raffaella Giugni, Responsabile Relazioni Istituzionali per Marevivo, un’organizzazione che si occupa di ambiente e che ha realizzato in Sicilia una speciale diga “blocca rifiuti”. La diga blocca plastica è anche uno spunto per conoscere meglio questa associazione che da molti anni difende il mare e le coste italiane.


Ciao Raffaella, raccontaci a grandi linee cosa fa Marevivo.

R: Marevivo è un’organizzazione ambientalista con 35 anni di esperienza nella tutela del mare e dell’ambiente. Portiamo avanti campagne contro l’inquinamento e la pesca illegale, per lo studio della biodiversità, la promozione e valorizzazione delle aree marine protette, ma anche progetti di educazione ambientale nelle scuole di ogni ordine e grado e attività di raccolta di rifiuti sulle spiagge e le coste di tutta Italia.

Marevivo è un lavoro o siete tutti volontari? Come si finanzia un’associazione che difende l’ambiente?

R: Alcune persone sono di staff, in particolare per quanto riguarda l’ufficio comunicazione e quello progetti. Per la maggior parte comunque si tratta di volontari delle nostre Delegazioni, centinaia di persone che hanno scelto di dedicare parte del loro tempo per aiutarci a portare avanti le nostre attività. Per quanto riguarda i finanziamenti, partecipiamo a bandi nazionali e internazionali, ma la maggior parte provengono da Fondazioni e da sponsor privati e una parte da donatori individuali. Si tratta di donazioni importantissime, che ci permettono di lavorare alle nostre campagne, di essere presenti nelle scuole con le nostre attività di educazione ambientale e di intervenire per attività sul territorio.

Ho una domanda un po’ stupida, vi chiamate Marevivo, mangiate il pesce?

R: In realtà quello dell’alimentazione è un tema molto importante e che ci sta molto a cuore: secondo un rapporto stilato dalla IUCN l’overfishing, ossia la pesca eccessiva, è la principale causa di declino ed estinzione delle specie nel Mediterraneo. In generale, scoraggiamo qualsiasi pratica che richieda il sovrasfruttamento di risorse naturali, o che incentivi attività delittuose e insostenibili per l’ecosistema marino come nel caso della pesca illegale. In generale vista la situazione delle risorse ittiche è chiaro che si consuma troppo pesce è necessario regolamentare questa pratica.

Pulire le spiagge

Mi è capitato di vedere foto delle vostre sessioni di pulizia spiagge, ci racconti qualcosa di queste iniziative?

R: Le giornate di beach cleanup sono tra le attività più longeve e frequenti della nostra Associazione. Sono organizzate dalle nostre Delegazioni locali, e sono giornate durante le quali i nostri volontari, spesso in collaborazione con altre Associazioni e sempre in accordo con le autorità locali, organizzano attività di pulizia lungo le spiagge, le coste, o le foci dei fiumi per poi procedere allo smaltimento corretto dei rifiuti rinvenuti. A causa del Covid-19 alcune attività hanno purtroppo subìto una battuta d’arresto, ma molte altre invece sono proseguite, sempre nel rispetto delle normative vigenti. In 35 anni abbiamo trovato davvero di tutto: ogni tipo di rifiuto plastico, tonnellate di mozziconi di sigaretta (che rappresentano il rifiuto più frequentemente rinvenuto sulle spiagge di tutto il mondo) attrezzi da pesca, ma anche giocattoli, palloncini, pneumatici e rifiuti ingombranti come materassi ed elettrodomestici.

Si può riciclare la plastica trovata in mare o va all’inceneritore?

R: Attualmente in Italia la plastica rinvenuta in mare non è riciclabile, quindi va all’inceneritore. Uno dei danni più gravi del suo abbandono nell’ambiente è che si sminuzza in minuscole particelle, dette microplastiche, che vengono scambiate per cibo e diventano quindi molto pericolose per pesci, tartarughe e altri animali marini. Per questo è fondamentale impedire al rifiuto di arrivare in mare, e procedere al suo riciclo senza dispenderlo nell’ambiente.

La barriera che intrappola i rifiuti

Veniamo alla diga per la plastica, ho letto che avete costruito una diga che blocca la plastica che dai fiumi arriva al mare. Come funziona questa invenzione?

R: Si tratta di un progetto inaugurato lo scorso 18 febbraio in provincia di Agrigento con il sostegno della “Fondazione CON IL SUD” e in collaborazione dei Comuni locali, delle scuole del territorio e del Dipartimento dello sviluppo rurale e territoriale della Regione Sicilia. L’iniziativa è finalizzata a ridurre l’inquinamento da plastica e a bloccare il riversamento in mare dei rifiuti trasportati dal fiume Platani, uno dei più importanti fiumi del versante meridionale della Sicilia ma anche, suo malgrado, uno dei maggiori imputati dell’inquinamento del versante costiero agrigentino, proprio a causa dell’enorme quantità di rifiuti trasportata lungo il suo percorso. La barriera di fatto “intrappola” i rifiuti, impedendo loro di raggiungere il mare aperto, dove sarebbe impossibile recuperarli: a quel punto i rifiuti vengono recuperati, differenziati e smaltiti grazie all’intervento dei volontari in collaborazione con i servizi integrati di igiene ambientale del Comune di Ribera.

Quanta plastica arriva al mare dai fiumi?

R: L’80% dei rifiuti marini, di cui una gran parte è rappresentata da rifiuti di plastica, è trasportata in mare dai corsi d’acqua: parliamo di tonnellate di plastica che ogni giorno si disperde nel mare. L’ideale naturalmente sarebbe che tutti i rifiuti venissero smaltiti correttamente e non venissero dispersi nell’ambiente, ma quando questo succede è importante impedire che questi raggiungano il mare bloccandoli prima che raggiungano il mare.

Quanto costa installare e gestire la barriera blocca-plastica?

R: Il costo dipende da molti fattori e comprende diverse voci: installazione, manutenzione, sorveglianza, monitoraggio, gestione del rifiuto e attività di sensibilizzazione e comunicazione. Naturalmente è un’operazione che ha un costo ma sicuramente molto inferiore a dover recuperare i rifiuti una volta in mare.

Quante dighe blocca plastica avete installato?

Attualmente, con il supporto di Fondazione per il Sud abbiamo istallato quella sul fiume Platani, ma abbiamo fatto negli anni molti progetti pilota in diversi fiumi italiani, contiamo in futuro di avere la possibilità di estendere questa esperienza.

Con una attività di lobbying stiamo lavorando affinché nella legge “Salvamare”, attualmente in discussione in Parlamento, venga inserito l’obbligo di posizionare queste barriere su tutti i fiumi italiani è l’unico modo al momento di impedire che i rifiuti raggiungano il mare.


Grazie delle risposte!

Speriamo la prossima volta di incontrarvi di persona, magari ad una sessione di pulizia delle spiagge (abbiamo compilato il modulo per diventare volontari Marevivo).

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