Sono piccoli, agili e apparentemente indifferenti al caos della città — eppure gli scoiattoli a Varese sono stressati, e la scienza lo sta dimostrando con dati alla mano. Quello che potrebbe sembrare un dettaglio folkloristico nasconde in realtà una storia più ampia e più inquietante: quella dell’impatto silenzioso ma devastante dell’urbanizzazione sulla fauna selvatica che ha scelto — o è stata costretta — a convivere con noi. I pipistrelli, serbatoi asintomatici di virus come SARS, Marburg, rabbia ed Ebola, ci hanno già insegnato quanto le alterazioni ambientali indotte dall’uomo possano avere conseguenze imprevedibili. Ma accanto ai rischi pandemici, esistono segnali più sottili e quotidiani di questo squilibrio: e gli scoiattoli rossi del capoluogo varesino ne sono un esempio emblematico.

SelvatiCittà: il progetto che studia lo stress degli scoiattoli urbani a Varese
Capire le reazioni della fauna locale alle variazioni ambientali indotte dall’uomo è l’obiettivo che si è posto SelvatiCittà, il progetto promosso dal Comune di Varese insieme all’Università dell’Insubria. Il primo focus è stato rivolto proprio ai piccoli roditori che animano il capoluogo lombardo: il disboscamento progressivo, con la conseguente perdita di alberi di castagno e quercia, ha drasticamente ridotto la fonte di approvvigionamento primario per gli animali nel loro habitat naturale, spingendoli verso i margini urbani in cerca di alternative alimentari. Un adattamento forzato che, come vedremo, ha un costo biologico preciso.
Come si misura lo stress degli scoiattoli: metaboliti e foto-trappole
La ricerca sulle variazioni comportamentali delle popolazioni urbane di scoiattoli viene condotta attraverso due differenti canali metodologici. Il primo è la misurazione scientifica dei metaboliti causati dallo stress — sostanze biochimiche rilevabili nelle feci e nelle urine degli animali che fungono da indicatori oggettivi dello stato di allerta cronico. Il secondo è un sistema di foto-trappole situate nelle maggiori aree verdi del comune, che permette di monitorare i comportamenti, le abitudini di foraggiamento e i ritmi circadiani degli esemplari in modo non invasivo.
Gli scoiattoli che si sono spinti sino ai bordi della città, o che si sono abituati a vivere nei parchi delle numerose ville storiche varesine, sono stati inizialmente attratti dall’abbondanza di opportunità che solo un sito antropizzato poteva offrire. Ma il prezzo di questa convivenza è alto: proprio come gli esseri umani, anche gli scoiattoli risentono degli effetti negativi tipici dell’ambiente metropolitano.

Le cause dello stress: inquinamento, rumore e dieta alterata
L’inquinamento atmosferico, acustico e luminoso — quel fondo sordo e soffocante che caratterizza ogni centro urbano — così come il cambiamento innaturale dell’alimentazione hanno indotto gli Sciurus vulgaris cittadini a sviluppare diverse patologie assenti negli esemplari che vivono in aree rurali. Le conseguenze si manifestano sulle abitudini quotidiane e, in modo particolarmente preoccupante, su quelle riproduttive: una criticità che si somma alla pressione già esercitata da oltre 70 anni dall’introduzione dello scoiattolo grigio nordamericano (Sciurus carolinensis), specie invasiva che compete direttamente con il cugino rosso autoctono per territorio e risorse.
Lo stress cronico da urbanizzazione, insomma, non è un problema secondario: per una specie già vulnerabile come lo scoiattolo rosso italiano, rappresenta un ulteriore fattore di rischio che potrebbe accelerarne il declino nelle aree periurbane lombarde.
Perché questo studio conta: fauna urbana e salute degli ecosistemi
Il caso degli scoiattoli stressati a Varese è un indicatore prezioso dello stato di salute degli ecosistemi urbani nel loro complesso. Quando una specie adattabile come lo scoiattolo rosso mostra segni misurabili di stress cronico, significa che le condizioni ambientali hanno superato una soglia critica. I dati raccolti da SelvatiCittà potranno orientare le politiche di gestione del verde pubblico varesino — dalla piantumazione di specie arboree autoctone alla riduzione dell’inquinamento luminoso nelle aree parco — con ricadute positive sull’intera biodiversità urbana locale.
FAQ: tutto quello che vuoi sapere sugli scoiattoli stressati a Varese
Perché gli scoiattoli a Varese sono stressati?
Secondo il progetto SelvatiCittà, promosso dal Comune di Varese e dall’Università dell’Insubria, gli scoiattoli rossi urbani sono esposti a livelli cronici di stress a causa dell’inquinamento atmosferico, acustico e luminoso, della riduzione delle fonti alimentari naturali (castagne, ghiande) dovuta al disboscamento, e dell’alterazione dei ritmi biologici tipica degli ambienti metropolitani.
Come fanno i ricercatori a sapere che gli scoiattoli sono stressati?
Attraverso la misurazione dei metaboliti dello stress presenti nelle deiezioni degli animali e tramite un sistema di foto-trappole nelle aree verdi del comune, che consente di osservare i comportamenti senza disturbare gli esemplari.
Lo scoiattolo rosso è a rischio a Varese?
Lo scoiattolo rosso (Sciurus vulgaris) è già sotto pressione da decenni a causa della concorrenza dello scoiattolo grigio americano, specie invasiva introdotta in Italia. Lo stress urbano rappresenta un ulteriore fattore di rischio per la sua sopravvivenza nelle aree periurbane lombarde.
Cosa si può fare per aiutare gli scoiattoli urbani?
Le indicazioni che emergono dalla ricerca puntano sulla piantumazione di alberi autoctoni come querce e castagni nelle aree verdi urbane, sulla riduzione dell’inquinamento luminoso notturno nei parchi e su una gestione più naturalistica del verde pubblico, che riduca le fonti di disturbo antropico.
Quando vi lamentate rientrando a casa dall’ufficio, pensate che c’è sempre uno scoiattolo che sta peggio di voi.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.






