Circa 250 milioni di euro investiti, quattro anni di cantiere, e un complesso di quasi 60.000 metri quadrati restituito alla città dopo vent’anni di abbandono: le torri dell’Eur Roma tornano protagoniste del paesaggio urbano della capitale, trasformate da simbolo del degrado in esempio di rigenerazione urbana su scala metropolitana. L’inaugurazione, avvenuta tra il 12 e il 15 ottobre 2026, ha sancito il completamento di uno degli interventi di recupero edilizio più ambiziosi degli ultimi anni in Italia, portato a termine da CDP Real Asset SGR con il finanziamento del Gruppo Cassa Depositi e Prestiti.
Un patrimonio architettonico ritrovato: la storia del complesso
Le Torri dell’Eur nascono nei primi anni Sessanta su progetto dell’architetto Cesare Ligini, in un momento in cui il quartiere EUR — costruito originariamente per l’Esposizione Universale del 1942, poi mai realizzata — stava consolidando la propria vocazione di polo direzionale e istituzionale della capitale. Il complesso, nella sua configurazione originale, si articola in cinque edifici: tre torri da 17 piani ciascuna, due corpi bassi e una struttura di collegamento, per una superficie complessiva di circa 60.000 metri quadrati, di cui oltre 21.700 sotterranei.
Per decenni il complesso ha rappresentato un punto di riferimento visivo nell’asse meridionale di Roma. Poi, gradualmente, l’abbandono. Per circa vent’anni le torri sono rimaste inutilizzate, deteriorandosi in modo progressivo in uno dei quartieri più rappresentativi della città, in un contrasto soffocante tra la monumentalità razionalista dell’architettura e lo stato di degrado avanzato degli interni. Un paradosso che il progetto di rigenerazione ha finalmente risolto.
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Il progetto di rigenerazione delle torri dell’Eur Roma: metodo e visione
Avviato nel 2022 da CDP Real Asset SGR, il progetto ha seguito un approccio che i suoi promotori definiscono di conservazione attiva: preservare le caratteristiche architettoniche originali del disegno di Ligini, aggiornandole però con criteri avanzati di efficienza energetica, innovazione tecnologica e sostenibilità ambientale. Non una demolizione e ricostruzione, dunque, ma un recupero filologico che ha richiesto competenze tecniche e sensibilità culturale.
Tra i dettagli materiali che restituiscono la scala dell’intervento, uno in particolare colpisce: l’utilizzo di circa 1.200 tonnellate di travertino, la pietra calcarea che da secoli caratterizza l’architettura romana e che qui è stata reimpiegata per garantire coerenza con il linguaggio originale del complesso. Un dato che, al di là del suo valore estetico, dice molto sulla filosofia costruttiva adottata: il cantiere non ha cercato scorciatoie, ma ha scelto materiali e soluzioni compatibili con l’identità storica del luogo.
Il progetto include anche la realizzazione di giardini, un’arena all’aperto e sistemi tecnologici avanzati per il risparmio energetico, trasformando le torri in un complesso non solo funzionale ma anche capace di dialogare con gli spazi pubblici circostanti. In un quartiere come l’EUR — caratterizzato da ampie prospettive, viali alberati e un’urbanistica razionale che predilige la scala monumentale — questa attenzione agli spazi aperti non è un dettaglio secondario, ma parte integrante della visione progettuale.

L’inaugurazione e i protagonisti istituzionali
La cerimonia di inaugurazione ha riunito una rappresentanza istituzionale di primo piano, a testimonianza del valore strategico attribuito all’operazione. Tra i presenti: il Viceministro dell’Economia e delle Finanze Maurizio Leo, il Sindaco di Roma Roberto Gualtieri, l’amministratore delegato di CDP Dario Scannapieco, il CEO di CDP Real Asset SGR Antonino Turicchi, l’Assessore all’Urbanistica di Roma Maurizio Veloccia, il Presidente di Carron Spa Diego Carron e il Direttore dell’Agenzia delle Entrate Vincenzo Carbone.
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La presenza di Carbone non è casuale. Il futuro delle torri è già definito: dal 2027, il complesso ospiterà la sede dell’Agenzia delle Entrate, che concentrerà in questo spazio funzioni oggi distribuite in più sedi nella capitale. Si tratta di una scelta che trasforma le torri in un polo istituzionale di rilevanza nazionale, garantendo al contempo la piena valorizzazione economica dell’investimento realizzato dal Gruppo CDP.
Rigenerazione urbana come modello: implicazioni per Roma e per il paese
Nel contesto italiano, dove il dibattito sulla rigenerazione urbana oscilla spesso tra grandi annunci e realizzazioni parziali, il completamento delle torri dell’Eur Roma assume un valore che va oltre il singolo intervento. L’operazione dimostra che è possibile recuperare patrimoni edilizi abbandonati su scala significativa — 60.000 metri quadrati non sono pochi — mantenendo la coerenza con l’identità storica e architettonica dei luoghi, e farlo con un investimento privato-pubblico strutturato e con una destinazione d’uso già definita.
Il quartiere EUR, d’altra parte, è uno spazio urbano che negli ultimi anni ha vissuto una fase di rilancio progressivo, con nuovi insediamenti direzionali, la valorizzazione del patrimonio museale e una crescente attenzione turistica. Le torri dell’Eur, restituite alla funzione attiva dopo due decenni di silenzio, si inseriscono in questo processo con un peso specifico considerevole, sia per la loro visibilità — tre torri da 17 piani sono difficili da ignorare nel profilo urbano — sia per la capacità di attrarre flussi di lavoratori e utenti che animeranno il quartiere quotidianamente.
Il modello adottato da CDP Real Asset SGR — rigenerazione invece di demolizione, conservazione dell’identità architettonica, sostenibilità come criterio strutturale e non accessorio — potrebbe diventare un riferimento per altri interventi simili in Italia, dove il patrimonio edilizio del secondo Novecento attende spesso da anni una risposta progettuale all’altezza. Le torri di Ligini, rinnovate ma riconoscibili, indicano una direzione concreta verso cui guardare.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.





