Roma, un piano da 75 milioni per riaccendere le strade: l’illuminazione pubblica al centro dell’agenda Gualtieri
Un lampione su tre non funziona. È questa la cifra che, più di ogni altra, racconta lo stato dell’illuminazione pubblica di Roma prima che il Campidoglio decidesse di intervenire con un investimento strutturato. Secondo un’indagine di Cittadinanzattiva, la capitale italiana convive da anni con una rete di punti luce gravemente deteriorata, lasciando interi tratti di strade, piazze e quartieri in una penombra che pesa sulla sicurezza dei cittadini e sulla vivibilità urbana. Il 23 maggio 2025, il sindaco Roberto Gualtieri ha annunciato ufficialmente il piano da 65 milioni di euro per il potenziamento dell’illuminazione pubblica a Roma, un progetto approvato nel dicembre 2023 e diventato operativo proprio nel maggio di quest’anno. A questo si aggiunge un secondo intervento autonomo da 10 milioni di euro avviato da Areti — la società del gruppo Acea che gestisce la rete — nell’aprile 2025, portando il totale complessivo degli investimenti in campo a 75 milioni di euro.
Il punto di partenza: una rete fragile in una città di tre milioni di abitanti
Per comprendere la portata dell’operazione, occorre partire dallo stato in cui versa attualmente la rete. Roma è una delle capitali europee con la maggiore estensione urbana: oltre 1.200 chilometri quadrati di superficie comunale, un tessuto viario che si sviluppa tra il centro storico, le periferie consolidate e le aree suburbane che ancora faticano a ricevere servizi adeguati. In questo contesto, il dato rilevato da Cittadinanzattiva — un lampione su tre fuori uso — non è un’anomalia episodica, ma la fotografia di un sistema che ha accumulato decenni di manutenzione insufficiente.
La gestione dell’illuminazione pubblica a Roma è affidata ad Areti, sussidiaria di Acea, in virtù di un contratto di servizio stipulato con Roma Capitale. Questo schema concessorio, comune in molte grandi città italiane, concentra la responsabilità operativa in capo a un gestore privato che risponde però a obiettivi fissati dall’amministrazione comunale. Quando la rete si deteriora, il problema non è solo tecnico: è anche il riflesso di risorse insufficienti, di contratti che non sempre prevedono investimenti adeguati al ciclo di vita delle infrastrutture, e di una pianificazione che fatica a tenere il passo con i bisogni di una metropoli in continua trasformazione.
Il risultato, percepibile ogni sera nelle strade di molti quartieri romani, è un’illuminazione pubblica a macchia di leopardo: alcune aree ben illuminate, altre immerse in un buio soffocante che alimenta insicurezza reale e percepita. Non si tratta di una questione estetica. La letteratura scientifica e urbanistica è unanime nel collegare l’adeguata illuminazione degli spazi pubblici alla riduzione della criminalità, all’aumento dell’uso degli spazi comuni nelle ore serali e alla qualità della vita dei residenti.
Il piano da 65 milioni: approvato nel 2023, operativo nel 2025
Il piano principale da 65 milioni di euro è stato approvato dall’amministrazione Gualtieri nel dicembre 2023, ma la sua operatività concreta è partita nel maggio 2025, come confermato dal sindaco stesso durante la conferenza stampa del 23 maggio. Si tratta di un progetto finanziato attraverso una combinazione di risorse: da un lato il bilancio comunale, dall’altro i fondi del Giubileo 2025, l’evento straordinario che ha spinto Roma a accelerare su numerosi fronti infrastrutturali e di decoro urbano.
Il ricorso ai fondi giubilari è un elemento che merita attenzione. Il Giubileo ordinario del 2025 ha rappresentato per Roma un’occasione — e al tempo stesso una pressione — per intervenire su infrastrutture che altrimenti avrebbero atteso anni di iter burocratici e coperture finanziarie incerte. L’illuminazione pubblica, in questo quadro, si inserisce tra le priorità di un piano più ampio di riqualificazione della città, che include strade, trasporti, verde pubblico e accessibilità. La scadenza giubilare ha funzionato da acceleratore, ma il piano è strutturato per avere effetti duraturi ben oltre l’anno dell’evento.
Il finanziamento misto — fondi ordinari e fondi straordinari — è una formula che Roma ha già sperimentato in passato con risultati alterni. Il rischio, storicamente, è che i progetti legati a scadenze puntuali si concentrino sulle aree più visibili e turisticamente rilevanti, trascurando le periferie. È una dinamica che i comitati di quartiere e le associazioni civiche monitorano con attenzione, e che l’amministrazione Gualtieri ha dichiarato di voler evitare con un approccio più distribuito sul territorio.
I 10 milioni di Areti: un piano parallelo e complementare
Nell’aprile 2025, circa un mese prima dell’annuncio del sindaco, Areti ha avviato in modo autonomo un proprio piano di intervento sull’illuminazione pubblica da 10 milioni di euro. Si tratta di un programma distinto rispetto al piano comunale, ma complementare: mentre il progetto da 65 milioni riguarda il potenziamento complessivo della rete, l’iniziativa di Areti si concentra su interventi specifici di manutenzione straordinaria e ammodernamento tecnico.
Areti, in quanto gestore operativo della rete di distribuzione e dei punti luce romani, ha un ruolo centrale in qualsiasi piano di riqualificazione dell’illuminazione pubblica di Roma. La società gestisce l’infrastruttura fisica — pali, lampade, cabine di controllo, cavi — e risponde sia agli obblighi contrattuali con Roma Capitale sia agli standard tecnici imposti dall’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente (ARERA). L’avvio di un piano autonomo da parte di Areti segnala che l’azienda ha deciso di anticipare investimenti che in parte sarebbero stati necessari comunque per adeguare la rete agli standard normativi vigenti.

La sovrapposizione temporale tra i due piani — quello comunale e quello di Areti — non è casuale. Rappresenta una convergenza di interessi e di obblighi che, se ben coordinata, può massimizzare l’efficacia degli interventi ed evitare duplicazioni o interferenze nei cantieri. La sfida organizzativa non è banale: Roma è una città in cui la gestione dei lavori pubblici ha storicamente sofferto di frammentazione tra enti, ritardi procedurali e difficoltà di coordinamento tra soggetti diversi.
Sicurezza, qualità urbana e il nodo delle periferie
Il tema dell’illuminazione pubblica a Roma non è separabile dalla questione della sicurezza urbana e della qualità della vita nelle aree più periferiche. In una città che si estende per decine di chilometri in ogni direzione dal centro storico, esistono quartieri dove la luce artificiale nelle ore notturne è ancora oggi insufficiente: strade secondarie, parchi pubblici, sottopasso pedonali, parcheggi di interscambio. Sono spazi che, nelle ore serali, molti cittadini — e in particolare le donne — tendono a evitare proprio per la percezione di insicurezza legata all’oscurità.
Il piano da 65 milioni, finanziato anche con fondi giubilari, si inserisce in un momento in cui Roma ha ricevuto un’attenzione internazionale straordinaria, con milioni di pellegrini e turisti che hanno attraversato la città nel corso del 2025. Ma la vera misura del successo di un intervento infrastrutturale di questo tipo non si valuta nelle aree già illuminate del centro storico: si valuta nelle periferie, nei quartieri popolari, nelle zone di edilizia residenziale pubblica dove la manutenzione ordinaria ha spesso latitato per anni.
Associazioni come Cittadinanzattiva, che hanno documentato il malfunzionamento di un lampione su tre, continuano a monitorare l’attuazione dei piani e a raccogliere segnalazioni dai cittadini. La pressione civica è un elemento che storicamente ha contribuito a tenere alta l’attenzione su questi temi, anche quando le priorità politiche tendono a spostarsi su dossier più visibili.
Il quadro normativo e le risorse europee
Nel contesto italiano, l’illuminazione pubblica è un servizio che rientra nella categoria dei servizi pubblici locali, regolati da un quadro normativo che negli ultimi anni ha subito significative trasformazioni. La spinta verso l’efficienza energetica — imposta dalle direttive europee e recepita nella legislazione nazionale — ha reso l’ammodernamento delle reti di illuminazione non solo auspicabile ma progressivamente obbligatorio. Le tecnologie LED, ormai consolidate, offrono riduzioni dei consumi energetici significative rispetto ai sistemi al sodio o al mercurio ancora presenti in molte reti urbane italiane.
Roma non è l’unica grande città italiana a fare i conti con questo tipo di investimento. Milano, Torino, Napoli e Bologna hanno avviato negli ultimi anni programmi di riqualificazione dell’illuminazione pubblica, spesso attingendo anche a fondi europei del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). Il confronto con altre realtà metropolitane evidenzia come Roma stia recuperando un ritardo accumulato negli anni, ma anche come le dimensioni della città — e la complessità del suo tessuto urbano — rendano la sfida particolarmente impegnativa rispetto ad altri contesti. Per approfondire il quadro normativo europeo sull’efficienza energetica negli edifici e nelle infrastrutture pubbliche, è utile consultare la pagina dedicata della Commissione Europea sull’efficienza energetica. Sul versante della gestione dei servizi pubblici locali in Italia, l’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente (ARERA) pubblica aggiornamenti periodici sui criteri di qualità applicabili all’illuminazione pubblica.
Cosa monitorare nei prossimi mesi
Il piano da 65 milioni di euro è operativo dal maggio 2025, ma la sua attuazione si svilupperà necessariamente nell’arco di mesi, se non anni. I cantieri in una città come Roma richiedono tempi lunghi, autorizzazioni complesse — soprattutto nelle aree di interesse storico e archeologico — e una capacità esecutiva che non sempre ha tenuto il passo con le ambizioni programmatiche. Allo stesso modo, il piano parallelo di Areti da 10 milioni è appena avviato e i suoi effetti concreti sulla rete saranno visibili gradualmente.
I cittadini romani, le associazioni civiche e i consigli municipali avranno il compito di verificare che gli investimenti annunciati si traducano in interventi effettivi e distribuiti equamente sul territorio. Il dato di partenza — un lampione su tre fuori uso — è abbastanza eloquente da rendere misurabili i progressi: ogni riduzione di quel rapporto sarà un segnale tangibile che i 75 milioni complessivi stanno producendo risultati concreti. L’illuminazione pubblica di Roma, dopo anni di trascuratezza, è tornata al centro dell’agenda politica con risorse significative e una scadenza operativa già avviata; resta da vedere se la macchina esecutiva saprà trasformare i fondi in luce reale, quartiere per quartiere.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.





