Concorso dirigenti Roma Capitale, la cancellazione della prova preselettiva diventa un caso politico e amministrativo. La prova era prevista dal bando in presenza di molte domande, ma è stata eliminata a procedura già partita. A sollevare la questione è Virginia Raggi, consigliera capitolina del Movimento 5 Stelle, con un’interrogazione al sindaco Roberto Gualtieri e alla giunta. Il Campidoglio respinge le accuse e difende la scelta: nessuna forzatura, spiegano dagli uffici, ma una decisione legittima, legata ai tempi del concorso e al principio del favor participationis, cioè alla possibilità di far partecipare più candidati alle prove vere e proprie.

Il bando di dicembre 2025 e la soglia delle 150 candidature
Tutto parte dal bando pubblicato da Roma Capitale nel dicembre 2025 per assumere nuovi dirigenti con procedure pubbliche. Nel testo era prevista la possibilità di svolgere una prova preselettiva se le candidature avessero superato quota 150 domande. Una clausola non da poco: nei concorsi pubblici la preselezione serve spesso a sfoltire il numero dei partecipanti prima degli scritti, soprattutto quando gli iscritti sono tanti.
Il caso più discusso riguarda i due posti da dirigente amministrativo. Le domande arrivate sarebbero state 1.044, quindi molto oltre la soglia fissata dal bando. Da qui la domanda che ha acceso lo scontro: se il limite era stato superato in modo così netto, perché eliminare la preselettiva? Il punto non è solo organizzativo. Tocca anche la tenuta delle regole. Chi prepara un concorso per mesi, infatti, costruisce tempi di studio e strategia anche sulle prove indicate nel bando.
La preselettiva, va ricordato, non è una prova di merito in senso pieno. Di solito consiste in quiz a risposta multipla su logica, diritto amministrativo, ordinamento degli enti locali o materie generali. È un filtro. A volte anche duro, perché può tagliare fuori candidati preparati ma meno rapidi nei test. Resta però un passaggio previsto dalla procedura. Ed è proprio la sua cancellazione in corsa ad aver aperto il caso.
La denuncia di Raggi: interrogazione e richiesta di trasparenza
Virginia Raggi ha portato la vicenda sul piano istituzionale, depositando un’interrogazione indirizzata al sindaco Gualtieri e alla giunta capitolina. La richiesta è semplice: chiarire perché il Campidoglio abbia deciso di cancellare la preselettiva nonostante il superamento della soglia indicata nel bando. L’ex sindaca insiste su due punti: trasparenza e rispetto delle regole. Due parole che, nei concorsi pubblici, pesano molto.
Secondo Raggi, i candidati avrebbero studiato per mesi sapendo che, con numeri così alti, avrebbero potuto affrontare anche una prova preliminare. La cancellazione a ridosso dell’esame, sostiene la consigliera del M5S, avrebbe cambiato l’impianto della selezione senza una spiegazione ritenuta sufficiente. Il dato delle 1.044 candidature non nasce da una valutazione politica: arriva da un accesso agli atti presentato dalla stessa Raggi a fine maggio e confermato, secondo quanto riferito, dal Dipartimento del personale.
La critica riguarda soprattutto il metodo. In un concorso per dirigenti, dove sono in gioco ruoli di vertice dell’amministrazione, la prevedibilità della procedura diventa una questione di fiducia. Per l’opposizione, modificare una prova già indicata nel bando rischia di creare un precedente delicato, anche se la scelta viene presentata come favorevole ai candidati.
La replica del Campidoglio: niente obbligo di legge e favor participationis
Dal Campidoglio arriva una versione opposta. Per l’amministrazione, la prova preselettiva non è obbligatoria per legge e, in questo caso, eliminarla è stata una scelta pienamente legittima. La posizione è stata illustrata dagli uffici del Gabinetto del Sindaco, nella delega al personale affidata al vice capo di gabinetto Giulio Bugarini. Il Comune esclude che siano stati violati la par condicio o i diritti dei concorrenti. Anzi, sostiene che la decisione abbia ampliato le possibilità di partecipazione.
Il ragionamento si basa sul principio del favor participationis, spesso richiamato nelle procedure pubbliche per evitare esclusioni non necessarie. In questa lettura, portare tutti i candidati direttamente agli scritti permette di valutarli meglio sulle materie del concorso. I quiz preselettivi, secondo il Comune, servono soprattutto a ridurre i numeri, non a misurare davvero la preparazione richiesta a un futuro dirigente.
La tesi ha una sua logica amministrativa, ma non chiude il nodo politico. Se una preselettiva è prevista dal bando al superamento di una certa soglia, l’amministrazione deve spiegare bene perché decide di non farla. La legittimità formale e l’opportunità pubblica non sempre coincidono. È questo il punto più sensibile: la scelta può anche favorire i candidati, ma deve risultare chiara anche a chi guarda la procedura dall’esterno.
Il Comune insiste poi su un altro aspetto: togliere lo sbarramento iniziale non altera la gara, perché tutti affrontano le stesse prove scritte e vengono valutati sulle stesse materie. In pratica, nessuno sarebbe avvantaggiato da una cancellazione che elimina un filtro uguale per tutti. Resta però la domanda di fondo: quanto può pesare l’esigenza organizzativa rispetto alla lettera del bando?
I numeri delle quattro selezioni e l’impatto sui tempi del concorso
La procedura non riguarda un solo profilo. Roma Capitale ha avviato quattro selezioni contemporanee per un totale di sette posti: due da dirigente amministrativo, due da dirigente tecnico, due da dirigente di polizia locale e uno da avvocato dirigente. Secondo la ricostruzione del Campidoglio, tre procedure hanno raccolto circa 200 o 300 candidature ciascuna. Il concorso per dirigenti amministrativi, invece, ha superato le mille domande.
Per le selezioni con numeri più bassi, l’amministrazione sostiene che organizzare una preselettiva avrebbe richiesto più tempo rispetto allo svolgimento diretto degli scritti. Da qui la scelta di andare subito alle prove. Lo stesso criterio sarebbe stato applicato anche alla procedura più affollata, quella per i dirigenti amministrativi, pur con numeri molto diversi. Ed è qui che il caso si complica: tra 300 e 1.044 candidati la differenza non è solo statistica, ma anche pratica.
Il tema dei tempi non è secondario. Roma Capitale ha bisogno di dirigenti in settori complessi, dove la mancanza di figure apicali può rallentare uffici, gare, servizi e programmi. Un concorso più lungo rischia di pesare sulla macchina amministrativa. La scelta di evitare la preselettiva può quindi essere letta come un modo per accorciare il percorso, anche se aumenta il carico delle prove scritte e delle correzioni.
La vicenda resta in bilico tra due esigenze: da una parte la rapidità delle assunzioni e l’accesso più ampio alle prove, dall’altra la certezza delle regole fissate nel bando. Il passaggio politico sarà l’interrogazione di Raggi, che porterà la giunta a mettere agli atti una spiegazione completa. Nei concorsi pubblici, soprattutto quando si parla di dirigenti, non basta che una scelta sia consentita: deve anche reggere alla prova della fiducia.





