A Roma, nella serata di giovedì, è saltata la trattativa tra il Comune e la società Investire Sgr per consentire il rientro della comunità di Spin Time nell’edificio occupato tredici anni fa in via di Santa Croce in Gerusalemme, perché i proprietari hanno confermato al Campidoglio un “no irrevocabile” legato, a loro dire, a condizioni di legalità e sicurezza non garantite. Per le oltre 400 persone che fino a pochi giorni fa vivevano nello stabile, ex sede Inpdap trasformata negli anni in spazio abitativo e culturale, si apre ora una fase incerta. Il sindaco Roberto Gualtieri, intervenuto in tv a In Onda, ha parlato di una notte “molto amara” e di una comunità che, ha detto, “ha saputo integrarsi nel quartiere e integrare persone fragili”.
Spin Time, trattativa saltata tra Comune di Roma e Investire Sgr
La chiusura è arrivata nel tardo pomeriggio, dopo ore di contatti tra il Campidoglio e la proprietà dell’immobile. Secondo quanto riferito dal sindaco Gualtieri, il Comune aveva messo sul tavolo una proposta definita “la migliore possibile”: acquisto vincolante dello stabile al valore indicato dall’Agenzia delle Entrate e pagamento di un canone di affitto per i primi mesi, così da permettere un rientro ordinato degli occupanti.
La risposta, però, non ha lasciato spazio a soluzioni intermedie. Investire Sgr, proprietaria dell’edificio, ha fatto sapere che “non ci sono le condizioni di legalità e sicurezza per consentire l’utilizzo dell’immobile”. Una formula netta, letta in Campidoglio come la fine del percorso avviato per evitare la dispersione della comunità. “Sono molto amareggiato”, ha ammesso Gualtieri, spiegando di essersi sentito “solo” in una partita che, a suo giudizio, non era soltanto economica.
La posizione dei proprietari e il nodo del rientro degli occupanti
Nella nota diffusa dopo il confronto, Investire Sgr ha escluso la possibilità di far tornare gli abitanti dentro lo stabile, pur lasciando aperto un canale con l’amministrazione. La società ha infatti confermato la “disponibilità a proseguire la collaborazione con il Comune di Roma per arrivare alla cessione dell’immobile in tempi brevi”. Tradotto: sì alla vendita, no al rientro immediato.
È proprio su questo passaggio che si è consumato lo strappo. Per il Campidoglio, l’operazione avrebbe permesso di accompagnare la regolarizzazione dell’edificio senza lasciare per strada famiglie, anziani, minori e persone vulnerabili. Per la proprietà, invece, il tema resta quello della gestione del rischio e della piena agibilità dello stabile. Due piani diversi, rimasti distanti fino all’ultimo incontro. E, in quel momento, la trattativa si è fermata.
Oltre 400 persone senza casa, il piano del Campidoglio
Il problema più urgente riguarda ora le oltre 400 persone che vivevano a Spin Time e che, da otto giorni, non hanno più una sistemazione stabile. Il sindaco ha assicurato che già da lunedì il Comune sarà “nelle condizioni di collocare le persone in sistemazioni dignitose”. Una promessa che, nelle prossime ore, dovrà tradursi in posti letto, trasferimenti e assistenza concreta.
Per i nuclei che ne hanno diritto, ha spiegato ancora Gualtieri, le prime assegnazioni di case popolari potrebbero partire “entro circa 60 giorni”. Le soluzioni, secondo il Campidoglio, potranno essere individuate sia nello stesso Municipio sia in altre zone della città, con il mantenimento dei servizi essenziali. Tra questi, ha precisato il sindaco, anche il trasporto scolastico per i bambini e i ragazzi coinvolti. Un dettaglio non secondario, perché dentro l’ex sede Inpdap si era costruita nel tempo una rete quotidiana fatta di scuola, lavoro, ambulatori sociali e attività culturali.
La comunità di Spin Time valuta le prossime mosse
I rappresentanti di Spin Time hanno annunciato una riunione a breve per decidere come rispondere alla chiusura della trattativa. Nessuna scelta è stata comunicata nella serata, ma tra gli abitanti e gli attivisti il clima è di forte delusione. “Non è solo un palazzo”, ripetono da giorni nel quartiere, indicando quella struttura non lontana dal centro di Roma come un luogo di convivenza, servizi e relazioni.
La vicenda, però, entra adesso in una fase nuova. Da una parte c’è il percorso istituzionale sulla possibile cessione dell’immobile al Comune di Roma; dall’altra resta l’emergenza abitativa di centinaia di persone che chiedono continuità, non soltanto assistenza temporanea. La notte più lunga di Spin Time si chiude così, senza il rientro sperato e con una domanda ancora aperta: dove andrà, da domani, quella comunità costruita in tredici anni dentro un edificio nato per tutt’altro.





