Gennaro Gattuso, dopo il pareggio della Lazio contro il Milan allo stadio Olimpico, ha difeso domenica sera il lavoro della sua squadra e ha frenato sulle ambizioni europee, spiegando che in questo momento, tra pressioni, assenze e un ambiente ancora sospeso, il gruppo deve pensare «partita per partita» prima di fissare obiettivi più alti.
Gattuso e il pareggio con il Milan: “Un punto che ci teniamo stretto”
Il tecnico biancoceleste ha scelto parole misurate, quasi da spogliatoio, per leggere la gara contro il Milan. «La nostra crescita è merito dei ragazzi, dei tifosi che ci hanno accompagnato fino allo stadio», ha detto Gattuso, riconoscendo alla squadra la capacità di restare dentro una partita complicata, soprattutto nella ripresa, quando i rossoneri hanno alzato qualità e ritmo con i cambi.
La Lazio, secondo l’allenatore, ha attraversato momenti difficili senza perdere compattezza. «Abbiamo subìto i cambi del Milan, la loro qualità, e ci è andata anche bene», ha ammesso senza giri di parole. Poi la sintesi, secca: «Siamo stati bravi a portare un punto a casa, ce lo teniamo e cerchiamo di migliorare». Un pareggio, dunque, accolto non come un traguardo, ma come un passaggio dentro un percorso ancora da costruire.
Nel tono di Gattuso non c’era soddisfazione piena, piuttosto realismo. La squadra, ha lasciato intendere, ha mostrato segnali di tenuta e spirito, ma resta dentro una fase in cui ogni dettaglio pesa: una lettura sbagliata, una palla persa, un calo di attenzione. E contro una formazione come il Milan, anche pochi minuti possono cambiare il senso di una serata.
Obiettivo Europa, il tecnico frena: “Non prendiamoci in giro”
Il tema più delicato è arrivato quando a Gattuso è stato chiesto dell’Europa, indicata dal direttore sportivo Angelo Fabiani come possibile obiettivo della Lazio. L’allenatore non ha cercato lo scontro, ma ha risposto con chiarezza. «Noi abbiamo già abbastanza pressioni addosso, giocare nelle nostre condizioni non è facile e non è corretto dire che l’obiettivo minimo è l’Europa, non sono d’accordo», ha spiegato.
Poi, con una frase delle sue, ha chiuso ogni possibile equivoco: «Se vogliamo prenderci in giro lo diciamo». Per Gattuso, in questo momento, la priorità non è guardare la classifica lunga, ma gestire il quotidiano: allenamenti, recuperi, equilibri tattici, condizione mentale. «Dobbiamo pensare partita per partita, poi tireremo le somme», ha aggiunto, riportando il discorso su un terreno più concreto.
È una posizione prudente, ma non rinunciataria. Il tecnico sa che alla Lazio l’ambizione non può mancare, soprattutto in una piazza abituata a chiedere risultati e identità. Eppure, nella sua lettura, parlare adesso di piazzamento europeo come obbligo rischia di aumentare il peso sulle spalle di un gruppo che sta cercando continuità. Prima la prestazione, poi il risultato. Solo allora, forse, gli obiettivi.
I tifosi a Ponte Milvio: “Mi sono emozionato a vedere la gente”
Uno dei passaggi più sentiti della serata ha riguardato i tifosi della Lazio, che hanno accompagnato la squadra fino alla zona di Ponte Milvio pur non entrando allo stadio. Un gesto che non è passato inosservato. «Brucia anche a loro non essere presenti, specialmente per come amano questo club», ha confidato Gattuso, lasciando emergere un’emozione non costruita.
Il tecnico ha insistito sul rapporto tra squadra e pubblico, un legame che, a suo avviso, sta tornando a produrre qualcosa. «Nessuno è contento di questa situazione, il fatto che i tifosi sono venuti significa che i giocatori stanno trasmettendo loro qualcosa», ha detto. Poche parole, ma pesanti, perché raccontano una forma di fiducia che non nasce solo dai risultati, bensì dall’atteggiamento visto in campo.
La scena, con i sostenitori biancocelesti radunati lungo il percorso verso l’Olimpico, ha colpito l’allenatore. «Mi sono emozionato a vedere la gente, per me il calcio senza tifosi non è calcio», ha aggiunto. Una frase semplice, quasi ruvida, in linea con il personaggio. Per Gattuso, il pubblico non è cornice: è parte della partita, anche quando resta fuori dai cancelli.
Disciplina e lavoro: la mentalità che Gattuso chiede alla Lazio
Nella parte finale del suo intervento, Gattuso ha allargato il discorso alla mentalità che vuole trasmettere alla Lazio. Non ha parlato di moduli o singoli episodi, ma di abitudini. «Andare alla ricerca della disciplina, della cultura del lavoro, migliorarsi ogni giorno, dare delle regole è importante», ha spiegato, indicando la strada che considera necessaria per rendere la squadra più stabile.
Il riferimento personale è arrivato subito dopo, con una battuta che suona anche come rivendicazione. «Vado via dal Milan e vincono il campionato, la stessa cosa dal Napoli e non è un caso», ha detto Gattuso. Non una richiesta di meriti indiretti, almeno nelle intenzioni, ma il richiamo a un metodo: costruire basi, pretendere serietà, lasciare un’impronta nel gruppo. Anche quando i risultati arrivano più avanti.
I giocatori, ha assicurato il tecnico, stanno rispondendo. «Mi riconoscono questo, io ci tengo al mio lavoro. Noi abbiamo iniziato a farlo e se riusciamo a fare queste prestazioni il merito è loro perché credono in quello che stanno facendo», ha concluso. La Lazio, per ora, resta lì: dentro una stagione da decifrare, con una classifica da inseguire e una identità da consolidare. Un punto contro il Milan non risolve tutto. Ma, per Gattuso, può essere materiale su cui lavorare già dal prossimo allenamento.





