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Studenti davanti al ministero dell’Istruzione: le tre richieste al centro della protesta

by Toobeedev
10 Settembre 2026
in Cronaca
Studente con megafono parla davanti a un gruppo di giovani in presidio davanti a un edificio istituzionale

Uno studente interviene al megafono durante un presidio davanti a un edificio pubblico, con striscioni e cartelli sullo sfondo.

Un centinaio di studenti della Rete degli Studenti Medi e dell’Unione degli Universitari ha manifestato in serata, giovedì 10 settembre, davanti al ministero dell’Istruzione a Roma per lanciare la mobilitazione autunnale “Il nostro tempo è ora”, chiedendo più investimenti nell’istruzione pubblica, politiche di pace e una redistribuzione più equa di risorse e diritti. Davanti all’ingresso del dicastero, tra cartelli, striscioni e interventi al megafono, i promotori hanno presentato una piattaforma che guarda alle condizioni quotidiane di scuole e atenei, ma anche al quadro politico dei prossimi mesi.

Studenti davanti al ministero dell’Istruzione: “Il nostro tempo è ora”

La protesta, organizzata dalla Rete degli Studenti Medi e dall’Unione degli Universitari, si è svolta nel tardo pomeriggio davanti al ministero dell’Istruzione, in viale Trastevere, dove i ragazzi si sono radunati per aprire una nuova fase di mobilitazione. “Abbiamo scelto di costruire una piattaforma rivendicativa autunnale che parta dalle condizioni materiali che viviamo ogni giorno, ma che sappia guardare anche alla prospettiva politica che ci attende”, hanno spiegato gli organizzatori.

Il presidio, circa un centinaio di persone secondo le prime indicazioni, ha avuto un tono rivendicativo ma ordinato. Alcuni studenti hanno preso la parola per raccontare problemi concreti: aule fredde o sovraffollate, costi degli affitti, trasporti, tasse universitarie, borse di studio che non sempre arrivano a coprire chi ne avrebbe diritto. “Non chiediamo favori, chiediamo che scuola e università siano davvero accessibili”, ha detto una studentessa durante uno degli interventi, tra gli applausi dei presenti.

Istruzione pubblica, diritto allo studio e caro-studi al centro della piattaforma

Il primo asse della piattaforma riguarda l’istruzione pubblica, a partire dalle condizioni materiali degli studenti nelle scuole superiori e negli atenei. Al centro ci sono l’edilizia scolastica e universitaria, il contrasto al caro-studi, l’accessibilità economica dell’università, il diritto allo studio e il tema dell’autonomia scolastica, letto dagli studenti come uno snodo politico oltre che amministrativo.

“Un sistema educativo realmente pubblico e accessibile non può essere considerato un costo, ma deve rappresentare una priorità politica e un investimento sul futuro collettivo”, hanno affermato i promotori della mobilitazione. Il riferimento è alle spese che molte famiglie sostengono ogni anno: libri, trasporti, affitti per i fuori sede, contributi universitari, materiali didattici. Una somma che, per chi vive già in condizioni di fragilità economica, può diventare un ostacolo. E da qui, spiegano gli studenti, nasce la richiesta di una risposta strutturale, non di misure episodiche.

Nel racconto dei rappresentanti studenteschi, il diritto allo studio non si esaurisce nell’accesso formale a una classe o a un corso universitario. Significa avere edifici sicuri, laboratori funzionanti, mense e residenze, servizi psicologici, trasporti adeguati. “Se una persona rinuncia all’università perché non può permettersi una stanza o perché la borsa arriva tardi, quello è un problema politico”, ha confidato uno degli universitari presenti al presidio.

Pace, disarmo e antifascismo: il secondo asse della mobilitazione

Il secondo binario indicato dagli studenti riguarda pace, disarmo e antimperialismo, temi che i promotori collegano al contesto internazionale segnato da guerre, riarmo e aumento della spesa militare. “Rivendichiamo una società fondata sulla cooperazione tra i popoli e sul ripudio della guerra”, hanno spiegato, richiamando una linea che mette insieme politica estera, scuola e partecipazione democratica.

Nel documento presentato durante la mobilitazione, la richiesta di disarmo viene affiancata alla difesa degli spazi democratici e del dissenso. “A questo si lega indissolubilmente la nostra battaglia antifascista e contro ogni forma di repressione”, hanno aggiunto gli studenti, parlando di libertà di espressione e di diritto alla protesta. Il riferimento, nelle parole dei promotori, è anche al clima nei luoghi della formazione, dove assemblee, collettivi e manifestazioni vengono considerati strumenti ordinari di partecipazione.

Non solo slogan, dunque. Per la Rete degli Studenti Medi e l’Unione degli Universitari, il tema della pace entra nelle scuole e nelle università attraverso i programmi, i finanziamenti, le collaborazioni istituzionali e il modo in cui si educa alla cittadinanza. “Difendere il dissenso significa difendere la democrazia”, ha ammesso un rappresentante al megafono, mentre il presidio scandiva cori contro il riarmo e per il finanziamento dell’istruzione.

Redistribuzione della ricchezza e diritti universali: le richieste degli studenti

Il terzo asse della piattaforma è quello della redistribuzione della ricchezza e dei beni, considerata dagli studenti una condizione necessaria per garantire servizi e diritti davvero universali. I promotori parlano di tre terreni diversi — istruzione pubblica, pace e disarmo, giustizia sociale — ma “profondamente intrecciati”, perché tutti riconducono alla possibilità di vivere, studiare e partecipare senza essere esclusi per ragioni economiche.

Secondo gli organizzatori, la futura agenda politica dovrà farsi carico di queste richieste, non limitarsi a risposte parziali. “Questi filoni contengono temi specifici e richieste di cui crediamo ci si debba far carico nell’ottica di una futura legislatura”, hanno spiegato gli studenti. Il messaggio, rivolto al governo e alle forze politiche, è arrivato in una serata di settembre segnata da cartelli scritti a mano, interventi brevi e una parola ripetuta più volte: accessibilità.

La mobilitazione “Il nostro tempo è ora” apre così una stagione che le organizzazioni studentesche intendono portare avanti nei prossimi mesi, nelle scuole, negli atenei e nelle piazze. Non sono state indicate, al momento, date nazionali già fissate, ma i promotori parlano di un percorso diffuso, costruito territorio per territorio. “Partiamo da qui, ma non finisce qui”, ha detto una studentessa prima della chiusura del presidio. Una frase semplice. E, per chi era davanti al ministero, già una promessa di continuità.

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