Roma Capitale ha presentato oggi, 9 settembre 2026, nel cuore del Colle Oppio, il nuovo spazio museale tra l’esedra delle Terme di Traiano e la galleria sotterranea della Città Dipinta e del Grande Mosaico, un intervento di restauro e valorizzazione finanziato nell’ambito del Pnrr-Caput Mundi per rendere accessibili al pubblico ambienti e reperti finora non pienamente fruibili.
Colle Oppio, riapre un pezzo nascosto della Roma antica
Il percorso, presentato alla presenza del sindaco Roberto Gualtieri e del sovrintendente capitolino ai Beni culturali Claudio Parisi Presicce, restituisce alla città una parte delicata e poco conosciuta del patrimonio archeologico romano. Siamo nell’area compresa tra l’antica esedra delle Terme di Traiano e il sottosuolo dove sono conservati due apparati decorativi di grande rilievo: la Città Dipinta, affresco databile al I secolo d.C., e il Grande Mosaico, decorazione parietale articolata in più registri.
“Con questo intervento restituiamo alla città e rendiamo finalmente fruibile un luogo meraviglioso, nel cuore del Colle Oppio”, ha detto Gualtieri, fermandosi davanti agli ambienti restaurati. Il sindaco ha parlato di “un nuovo importante tassello” nel lavoro di cura della storia millenaria della Capitale, sottolineando come ogni cantiere, a Roma, possa ancora riportare alla luce frammenti inattesi. Un fatto noto agli archeologi. Ma ogni volta diverso.
La Città Dipinta e il Grande Mosaico dopo il restauro
Il cuore dell’intervento riguarda la galleria sotterranea, dove i restauratori hanno lavorato sui due elementi più attesi del nuovo percorso: la Città Dipinta, circa dieci metri quadrati di affresco, e il Grande Mosaico, una decorazione murale complessa, composta da più registri. Due testimonianze che, ha spiegato Gualtieri, hanno valore “sia dal punto di vista della bellezza artistica sia dal punto di vista dell’importanza documentaria”.
Accanto alle opere restaurate sono stati realizzati nuovi percorsi di visita, una passerella, un punto di accoglienza con bookshop, spazi didattici e un ambiente dedicato alle fistulae, le antiche tubature in piombo dell’impianto idrico romano. Il progetto comprende anche nuove aree verdi, illuminazione, sedute a cavea e soluzioni pensate per accompagnare i visitatori senza alterare l’equilibrio dei luoghi. Pietra, laterizi, luce controllata. E il passo lento di chi entra in un’area rimasta a lungo fuori dai circuiti ordinari.
Dagli scavi della Polveriera Pontificia alle Terme di Traiano
A ricostruire la stratificazione dell’area è stato Claudio Parisi Presicce, che ha ricordato come il Colle Oppio sia stato considerato, fin dal 1871, un’area monumentale riservata, per volontà della città subito dopo la proclamazione di Roma Capitale. Proprio questa condizione, ha spiegato il sovrintendente, ha permesso di preservare nel tempo livelli archeologici diversi, sovrapposti e ancora in parte da studiare. “Qui abbiamo una sequenza di monumenti particolarmente interessanti”, ha osservato.
Le indagini nel sottosuolo, avviate nell’area dell’antica Polveriera Pontificia, hanno portato alla scoperta della galleria sotterranea e di strutture precedenti alle Terme di Traiano. Secondo Parisi Presicce, alcuni studiosi ipotizzano un collegamento con la Domus Aurea, mentre altri collocano quei resti in una fase successiva, comunque anteriore alla costruzione dell’impianto termale. Una questione aperta, dunque, che richiederà altri scavi e nuovi confronti tra archeologi.
Le Terme di Traiano, progettate da Apollodoro di Damasco e inaugurate il 22 giugno del 109 d.C., occupavano circa 60mila metri quadrati. Non erano soltanto un luogo per la cura del corpo: comprendevano portici, spazi per passeggiare, aree per l’attività fisica e ambienti destinati alla cultura. Tra questi, la grande esedra sud-occidentale, di circa 30 metri di diametro, dove le numerose nicchie potrebbero avere ospitato armadi per documenti e libri.
Visite gratuite a settembre, poi aperture dal venerdì alla domenica
Il nuovo spazio del Colle Oppio aprirà al pubblico in via sperimentale sabato 12 settembre e domenica 13 settembre, con visite guidate gratuite in italiano e su prenotazione. Dal 2 ottobre, invece, il percorso sarà visitabile dal venerdì alla domenica, con sei turni giornalieri alle 10, 11, 12, 13, 14 e 15. Per ogni fascia oraria è previsto un massimo di 15 partecipanti, così da garantire una fruizione ordinata degli ambienti sotterranei.
Il progetto, ha aggiunto Parisi Presicce, consente anche di immaginare usi contemporanei dello spazio, tra eventi, conferenze e concerti, senza perdere il rapporto con la sua identità archeologica. “La ricerca va avanti”, ha confidato il sovrintendente, spiegando che gli scavi proseguiranno per capire che cosa l’area possa ancora restituire. A Roma, in fondo, accade spesso così: si apre un passaggio, si restaura una parete, e sotto la città ne compare un’altra.





