L’Autorità di regolazione dei Trasporti ha sanzionato oggi, 5 settembre 2026, Rete Ferroviaria Italiana, società del gruppo Fs, per 1,75 milioni di euro dopo lo stop dei treni del 2 ottobre 2024 nel nodo ferroviario di Roma Termini, un blocco che secondo alcune ricostruzioni sarebbe stato provocato da un filo tranciato da un chiodo e che causò pesanti ripercussioni sulla circolazione nazionale.
La sanzione dell’Autorità dei Trasporti a Rfi
La delibera dell’Art, pubblicata oggi, chiude il procedimento avviato nel luglio 2025 nei confronti di Rete Ferroviaria Italiana per il disservizio che, il 2 ottobre 2024, mandò in tilt una parte rilevante del traffico ferroviario italiano. La multa, pari a 1,75 milioni di euro, riguarda le responsabilità accertate dall’Authority nella gestione dell’interruzione e nelle conseguenze prodotte sulla rete. Non una vicenda minore, per dimensioni e impatto: quel giorno, già dalle prime ore del mattino, ritardi e cancellazioni si erano accumulati nelle stazioni di Roma Termini e Roma Tiburtina, con effetti a catena su collegamenti regionali, Intercity e Alta Velocità. Passeggeri fermi sui marciapiedi, tabelloni aggiornati di continuo, annunci spezzati dagli altoparlanti. “Non si capiva quanto avremmo dovuto aspettare”, aveva raccontato allora un viaggiatore diretto a Milano.
Il guasto nel nodo di Roma Termini
Al centro della vicenda c’è il blocco registrato nel nodo di Roma Termini, uno dei punti più delicati dell’intera infrastruttura ferroviaria nazionale. Secondo alcune ricostruzioni emerse dopo l’episodio, lo stop sarebbe stato collegato a un filo tranciato da un chiodo, un dettaglio tecnico che aveva colpito l’opinione pubblica proprio per il contrasto tra la causa apparente e l’effetto prodotto sulla mobilità di migliaia di persone. In base ai rilievi e agli accertamenti successivi, l’interruzione aveva compromesso il funzionamento degli impianti, rallentando le operazioni e costringendo i gestori a intervenire in emergenza. Solo allora, con il passare delle ore, la circolazione aveva iniziato a riprendere in modo graduale. Ma il danno era già evidente: treni in ritardo anche di diverse ore, coincidenze saltate, viaggi riprogrammati.
Il procedimento aperto nel luglio 2025
L’Autorità di regolazione dei Trasporti aveva avviato il procedimento sanzionatorio nel luglio 2025, dopo l’analisi della documentazione e delle comunicazioni relative allo stop del 2 ottobre 2024. La pubblicazione della delibera segna ora il passaggio formale della decisione, con l’indicazione dell’importo della sanzione a carico di Rfi. L’Authority, nel suo ruolo di vigilanza sul settore, valuta tra l’altro la qualità dei servizi, il rispetto degli obblighi da parte dei gestori dell’infrastruttura e la tutela degli utenti. In casi come questo, il punto non è soltanto il guasto in sé, ma la capacità del sistema di prevenirlo, gestirlo e informare in tempi adeguati chi resta coinvolto. Un aspetto che pesa, soprattutto quando il disservizio riguarda uno snodo come Roma Termini, porta d’ingresso e di uscita per buona parte del traffico ferroviario del Paese.
Le ricadute sui passeggeri e sulla rete ferroviaria
Il blocco del 2 ottobre 2024 aveva avuto ripercussioni ben oltre la Capitale, perché dal nodo di Roma passano collegamenti fondamentali tra Nord e Sud, treni ad Alta Velocità, convogli regionali e servizi a lunga percorrenza. In quelle ore la rete aveva mostrato tutta la sua fragilità: un problema localizzato, eppure capace di allargarsi rapidamente, fino a coinvolgere stazioni e tratte distanti. Per i passeggeri, la conseguenza era stata concreta e immediata: attese, riprotezioni, rimborsi da chiedere, appuntamenti saltati. Rete Ferroviaria Italiana, società del gruppo Fs, gestisce l’infrastruttura nazionale e ha il compito di garantirne funzionamento e sicurezza; la decisione dell’Art interviene proprio su questo terreno, quello della responsabilità del gestore davanti a un’interruzione che aveva inciso sulla vita quotidiana di migliaia di utenti. La sanzione, ora, fissa un punto amministrativo su una vicenda rimasta a lungo al centro del dibattito sui disservizi ferroviari.





