Luca Ambasciano, la moglie Valentina Pambianco e la figlia Bianca, 5 anni, saranno sottoposti domani agli esami autoptici all’istituto di medicina legale del Verano, a Roma, dopo essere stati trovati morti due giorni fa nella loro abitazione di Pietralata, colpiti da arma da fuoco in quello che gli investigatori, al momento, leggono come un duplice omicidio seguito da suicidio.
Autopsie al Verano sui corpi della famiglia trovata morta a Pietralata
Il passaggio formale è atteso per domani mattina, quando verrà conferito l’incarico ai medici legali dell’istituto del Verano. Solo allora potranno iniziare gli accertamenti sui corpi di Luca Ambasciano, Valentina Pambianco e della piccola Bianca, trasferiti nelle scorse ore per gli esami disposti dall’autorità giudiziaria. Gli esiti serviranno a chiarire la dinamica dei colpi, la distanza di sparo, l’ordine temporale dei decessi e ogni altro elemento utile alla ricostruzione.
Secondo le prime informazioni, gli esami autoptici potrebbero essere eseguiti già nella stessa giornata, dopo il conferimento dell’incarico. Gli investigatori lavorano su una sequenza ancora da fissare con precisione: una famiglia trovata senza vita in casa, le ferite da proiettile, l’arma sequestrata e gli accertamenti tecnici nell’appartamento. È una vicenda che, nel quartiere, ha lasciato una scia di silenzio. Davanti al palazzo, raccontano alcuni residenti, “nessuno riesce a spiegarsi davvero quello che è successo”.
L’ipotesi degli investigatori: duplice omicidio e suicidio
La pista principale resta quella del duplice omicidio e suicidio, anche se gli inquirenti mantengono il riserbo in attesa dei risultati medico-legali e balistici. In base ai rilievi effettuati nell’abitazione di Pietralata, Luca Ambasciano avrebbe sparato alla moglie e alla figlia prima di togliersi la vita. È una ricostruzione investigativa, non ancora un quadro chiuso.
Gli accertamenti della polizia scientifica e degli uomini intervenuti sul posto si concentrano su più aspetti: la posizione dei corpi, la traiettoria dei colpi, eventuali segni compatibili con una colluttazione e il contenuto di telefoni o dispositivi presenti in casa. Dettagli minuti, ma decisivi. Una chiamata mancata, un messaggio, un orario possono spostare la linea del racconto e dare un senso, almeno giudiziario, a ciò che è accaduto tra quelle mura.
Nelle prossime ore sarà verificata anche la provenienza dell’arma e la sua regolare detenzione, se confermata dagli atti. Gli investigatori, come avviene in casi di questo tipo, stanno ascoltando persone vicine alla famiglia: parenti, conoscenti, vicini. Non per inseguire una spiegazione semplice, che spesso non c’è, ma per ricostruire il contesto familiare e personale degli ultimi giorni.
Il quartiere di Pietralata sotto choc dopo la tragedia familiare
A Pietralata, periferia est di Roma attraversata da strade popolari, cortili interni e palazzi dove molti si conoscono di vista, la notizia ha colpito con forza. La presenza delle volanti, del personale sanitario e degli investigatori ha richiamato l’attenzione dei residenti già nelle prime ore dopo il ritrovamento. Poi sono arrivate le conferme, una dopo l’altra. Tre morti. Una bambina di 5 anni.
Chi abita nella zona parla di una famiglia che non dava nell’occhio, almeno dall’esterno. Frasi brevi, dette a bassa voce davanti ai portoni: “Li vedevamo passare”, “la bambina era piccola”, “non sembrava possibile”. Sono testimonianze da prendere per quello che sono, frammenti di vita quotidiana raccolti in un momento di smarrimento. Eppure restituiscono il clima del quartiere, sospeso tra incredulità e pudore.
La morte della piccola Bianca è il punto che più pesa nel racconto pubblico della vicenda. Gli investigatori non hanno diffuso particolari ulteriori sulle condizioni della bambina, né sulle eventuali fragilità familiari emerse prima del fatto. Per questo, al momento, ogni ricostruzione deve restare ancorata agli atti e alle verifiche in corso. Le risposte, se arriveranno, passeranno anche dall’autopsia.
Locatelli: “Fatti sconvolgenti, tema da non sottovalutare”
Sulla vicenda è intervenuta la ministra per le Disabilità, Alessandra Locatelli, richiamando il tema dell’assistenza familiare e dei carichi che possono pesare sui nuclei più fragili. “I fatti di Pietralata sono drammatici e sconvolgenti. Sicuramente non vanno sottovalutati”, ha detto la ministra, collegando il caso alla legge sul riconoscimento dei caregiver familiari portata avanti dal governo. Parole pronunciate con cautela, dentro una vicenda su cui la magistratura deve ancora definire molti aspetti.
Locatelli ha spiegato che proprio situazioni di forte pressione domestica rendono necessario un intervento pubblico più strutturato. Il riferimento, nelle sue parole, è al percorso legislativo per dare riconoscimento a chi assiste in modo continuativo un familiare con bisogni complessi. Non un commento sulle responsabilità, che restano materia degli investigatori, ma una riflessione politica su un tema che spesso resta confinato nelle case.
Il caso di Luca Ambasciano, Valentina Pambianco e Bianca ora passa attraverso gli accertamenti tecnici. Le autopsie dovranno fissare tempi e modalità dei decessi, mentre la procura valuterà gli elementi raccolti nell’appartamento e nelle testimonianze. Nel frattempo, a Roma, resta il vuoto lasciato da una famiglia scomparsa in poche ore. E una domanda difficile, forse la più umana: se qualcuno, prima, avesse potuto vedere qualcosa.





