Il Festival Internazionale dell’Economia torna a Torino dal 22 al 25 ottobre 2026 con la sua quinta edizione, promossa da Editori Laterza e Collegio Carlo Alberto – TOLC sotto la direzione scientifica di Tito Boeri, per discutere come “Salvare lo stato sociale” in una fase segnata da crisi demografica, cambiamento climatico, immigrazione, globalizzazione e nuove pressioni sulla spesa pubblica. Per quattro giorni, nel cuore della città, la manifestazione proporrà oltre 130 appuntamenti gratuiti con economisti, sociologi, demografi, storici e studiosi provenienti da diversi Paesi, chiamati a ragionare su un welfare che resta centrale nella vita europea ma che oggi appare più esposto, più costoso, più difficile da tenere insieme.
A Torino il Festival Internazionale dell’Economia in versione autunnale
La novità, quest’anno, è anche nel calendario: per la prima volta il Festival Internazionale dell’Economia si presenta nella sua versione autunnale, dopo le precedenti edizioni primaverili. Una scelta che sposta il confronto in una stagione politica ed economica densa, tra manovre di bilancio, discussioni europee e scelte nazionali su sanità, pensioni, lavoro, scuola. Torino, già sede del Collegio Carlo Alberto, torna così a essere per alcuni giorni un punto di incontro tra ricerca, istituzioni e pubblico.
Il programma, secondo quanto annunciato dagli organizzatori, metterà al centro il dialogo tra accademia, imprese, amministratori e società civile. Non solo lezioni e tavole rotonde, dunque, ma un confronto aperto su temi che entrano nella vita quotidiana: il costo dell’assistenza agli anziani, le fragilità del mercato del lavoro, il peso delle disuguaglianze, la sostenibilità dei sistemi pensionistici. Questioni tecniche, certo. Ma molto concrete.
Il tema: salvare lo stato sociale tra crisi demografica e nuove disuguaglianze
Il titolo scelto, “Salvare lo stato sociale”, riassume la domanda di fondo: come mantenere un sistema di protezione capace di contrastare povertà e disuguaglianze senza scaricare costi insostenibili sulle generazioni future. Il welfare europeo, ricordano gli organizzatori, è nato per accompagnare i cittadini nei passaggi più delicati della vita — malattia, vecchiaia, disoccupazione, maternità — ma oggi deve fare i conti con equilibri cambiati.
La crisi demografica riduce la popolazione attiva e aumenta il numero di persone anziane da assistere. La globalizzazione ha modificato lavoro e salari, mentre il cambiamento climatico produce nuovi rischi sociali, dalle emergenze abitative alle migrazioni. A questo si aggiungono l’aumento delle spese militari e la necessità di finanziare transizioni energetiche e tecnologiche. “Oltre a chiedere allo stato sociale di proteggerci, dobbiamo noi stessi proteggerlo”, ha spiegato Tito Boeri, insistendo su un punto: la difesa del welfare passa dalle riforme, non dalla nostalgia.
Secondo Boeri, il welfare state resta “un carattere distintivo dell’identità europea”, perché offre benessere e rafforza la coesione sociale. Ma proprio per conservarlo, ha aggiunto, bisogna ripensarne strumenti e priorità, anche studiando gli “esperimenti naturali” realizzati in questi anni in diversi Paesi. Tradotto: guardare ai dati, confrontare le politiche, capire cosa funziona davvero. Senza slogan.
Dai Nobel a Panetta: gli ospiti attesi alla quinta edizione
Il programma della quinta edizione porterà a Torino alcuni tra i nomi più riconosciuti dell’economia internazionale. Tra gli ospiti annunciati figurano i Premi Nobel Philippe Aghion, David Card, Joel Mokyr, James A. Robinson, Alvin Roth e Michael Spence, studiosi che hanno lavorato su temi diversi: crescita, innovazione, mercato del lavoro, istituzioni, incentivi, sviluppo. Presenze che danno alla manifestazione un profilo internazionale netto, ma non distante dal dibattito italiano.
Accanto agli economisti stranieri ci saranno anche figure centrali del sistema istituzionale e finanziario nazionale. Sono attesi il governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta, il presidente dell’Abi Antonio Patuelli e il presidente di Intesa Sanpaolo Gian Maria Gros-Pietro. La loro partecipazione dovrebbe portare il confronto sul terreno della finanza pubblica, del credito, della crescita e del rapporto tra banche, imprese e famiglie.
“Anche quest’anno il Festival Internazionale dell’Economia unirà alle migliori competenze internazionali della disciplina esperti italiani e stranieri di diversi ambiti del sapere”, ha detto Giuseppe Laterza. L’obiettivo, ha aggiunto, è affrontare “un tema essenziale per il nostro futuro, su cui l’Europa ha aperto la strada e rimane un presidio di civiltà”. Una frase che restituisce l’impostazione della rassegna: divulgazione alta, ma accessibile. E un’idea precisa di Europa.
Il gemellaggio con Lione e il confronto europeo sul welfare
La quinta edizione segna anche l’avvio del gemellaggio con Jéco – Les Journées de l’Économie, il festival economico nato a Lione nel 2008 e diventato negli anni uno dei principali appuntamenti francesi dedicati alla divulgazione economica. Il legame tra Torino e Lione rafforza la dimensione europea della manifestazione e apre la strada a scambi di relatori, temi e metodi di confronto.
Il rapporto con Jéco arriva in un momento in cui il dibattito sul modello sociale europeo attraversa molti Paesi, dalla Francia alla Germania, dall’Italia alla Spagna. Pensioni, sanità, salari, istruzione e politiche per la famiglia sono al centro di scelte politiche difficili, spesso impopolari, ma sempre più urgenti. Il Festival proverà a discuterle fuori dalla contesa quotidiana, con numeri, ricerche e testimonianze. Non sarà un esercizio astratto: il punto, per gli organizzatori, è capire come il welfare possa restare una garanzia reale, e non solo una parola da convegno.





