Emanuele Ferraloro, presidente di Federcostruzioni, ha chiesto oggi a Roma, durante la prima giornata di B-CAD – Building-Construction Architecture Design al Roma Convention Center La Nuvola, una revisione delle norme urbanistiche e tempi più certi per i procedimenti, con l’obiettivo di attrarre capitali esteri, dare garanzie agli investitori e sostenere gli interventi legati al Piano Casa. Il messaggio, arrivato davanti a imprese, professionisti e delegazioni internazionali, è netto: senza regole più snelle, la filiera delle costruzioni rischia di perdere occasioni già aperte sui mercati.
Federcostruzioni: “Norme urbanistiche obsolete, servono tempi certi”
“Siamo di fronte a norme urbanistiche ormai obsolete: abbiamo urgente bisogno di tempi certi per poter attrarre capitali dall’estero e dare certezze agli investitori”, ha sottolineato Emanuele Ferraloro intervenendo alla manifestazione romana dedicata a costruzioni, architettura e design. Parole misurate, ma il punto è chiaro: per il comparto non basta parlare di crescita, bisogna rendere prevedibili autorizzazioni, iter amministrativi e passaggi tecnici.
Il presidente di Federcostruzioni ha insistito soprattutto sulla necessità di uno “svecchiamento” delle regole, ritenuto una condizione preliminare per sostenere la filiera. In platea, tra stand, incontri B2B e tavoli istituzionali, il tema è rimbalzato più volte: chi investe, italiano o straniero, chiede date, procedure leggibili, responsabilità definite. Non promesse generiche.
Piano Casa e semplificazione: la partita delle procedure
Secondo Ferraloro, la semplificazione delle procedure è una precondizione non più rinviabile per concretizzare gli interventi collegati al Piano Casa. Il nodo, spiegano nel settore, non riguarda solo i grandi cantieri, ma anche la riqualificazione del patrimonio esistente, l’efficientamento degli edifici e la capacità delle imprese di programmare lavori e assunzioni senza restare bloccate in attesa di pareri o autorizzazioni.
La questione è anche economica. La filiera delle costruzioni comprende progettazione, materiali, impiantistica, servizi tecnici e manifattura: un sistema largo, che risente in modo diretto dei ritardi amministrativi. “Le imprese possono fare la loro parte”, ha ragionato un operatore presente alla fiera, “ma se un progetto resta fermo mesi, o anni, diventa difficile parlare con un fondo estero”. Una frase detta a margine, tra un incontro e l’altro, ma che sintetizza bene il clima.
A Roma oltre 30 delegazioni: il settore guarda ai mercati esteri
Alla prima giornata di B-CAD hanno preso parte oltre 30 delegazioni commerciali e istituzionali arrivate da diversi Paesi, chiamate a confrontarsi con le eccellenze italiane della progettazione, dell’edilizia e della manifattura collegata al costruito. La presenza internazionale, nei corridoi del Roma Convention Center, è stata letta dagli organizzatori come un segnale di attenzione verso il know-how italiano.
Per il comparto, però, l’interesse estero va accompagnato da un quadro regolatorio capace di reggere la competizione. Solo allora, è il ragionamento emerso, l’Italia può trasformare reputazione tecnica e qualità progettuale in investimenti reali. Non basta presentarsi bene alle fiere: servono strumenti, tempi amministrativi compatibili con quelli del mercato e una catena decisionale meno frammentata.
Maiorano: “Serve un Sistema Italia coeso”
“Per competere sugli scenari globali e affrontare le sfide della modernizzazione serve un Sistema Italia coeso, capace di muoversi all’unisono e di fare squadra tra istituzioni, imprese e professioni”, ha dichiarato Vito G. Maiorano, Event Manager di B-CAD. Maiorano ha collegato la presenza delle delegazioni straniere alla forza dell’offerta italiana, parlando di architettura, ingegneria e industria manifatturiera come settori ancora riconosciuti a livello internazionale.
“La fiera nasce proprio con l’obiettivo di offrire una piattaforma concreta per fare sintesi e proiettare il nostro know-how oltre confine”, ha spiegato ancora Maiorano. In questa cornice, B-CAD si presenta non solo come vetrina per prodotti e progetti, ma come luogo di confronto tra chi disegna le città, chi costruisce e chi deve creare le condizioni normative per far partire gli interventi. La richiesta che arriva dal settore, alla fine, resta una: regole più moderne, tempi affidabili, meno incertezza.





