Il gas naturale resta sotto quota 73 euro al megawattora oggi, giovedì 3 settembre 2026, sulla piazza Ttf di Amsterdam, riferimento europeo per gli scambi, mentre i future con consegna a ottobre cedono terreno dopo il rialzo della vigilia per effetto della concorrenza tra Europa e Asia sulle forniture di Gnl dagli Stati Uniti.
Gas naturale sotto quota 73 euro al Ttf di Amsterdam
A metà seduta i contratti future sul gas naturale Ttf con consegna a ottobre segnano un calo dell’1,1%, attestandosi a 72,82 euro al MWh. Il movimento arriva dopo una giornata, quella precedente, in cui le quotazioni avevano superato i 74 euro, riportando il mercato su livelli di attenzione per operatori industriali, utility e trader dell’energia.
Il Ttf di Amsterdam resta il principale indicatore per il prezzo del gas in Europa, anche se negli ultimi anni il suo andamento è stato condizionato da fattori esterni al continente: meteo, stoccaggi, flussi via nave e domanda asiatica. In sala trading, spiegano fonti di mercato, la correzione di oggi viene letta come una pausa dopo il rialzo, non come un cambio netto di direzione. “Il mercato guarda alle navi in arrivo e agli acquisti asiatici”, ha confidato un operatore del settore energetico, sintetizzando il clima della mattinata.
Gnl in Asia a 23,76 dollari per Mmbtu
Sui mercati asiatici il Gnl, cioè il gas naturale liquefatto, ha chiuso a 23,76 dollari per milione di unità termiche britanniche (Mmbtu). Il valore corrisponde, secondo le conversioni di mercato, a circa 68,5 euro al MWh, quindi a un livello vicino ma ancora inferiore rispetto alla quotazione europea del Ttf registrata a metà giornata.
Durante la seduta asiatica, però, il prezzo aveva toccato anche 25,9 dollari per Mmbtu, il valore più alto da dicembre 2022. Tradotto in termini europei, significa circa 74,66 euro al MWh, una soglia che ha riacceso l’attenzione degli operatori sulla competizione globale per le forniture. Non è un dettaglio tecnico: quando il prezzo del Gnl in Asia sale, le navi cariche di gas liquefatto possono essere indirizzate verso i mercati più remunerativi. E l’Europa, in quel momento, deve adeguarsi.
La competizione tra Europa e Asia sulle forniture Usa
Il nodo resta la disponibilità di Gnl statunitense, diventato negli ultimi anni una delle principali fonti alternative per il mercato europeo dopo la riduzione dei flussi russi via gasdotto. Le forniture dagli Usa viaggiano via nave e possono essere vendute dove la domanda è più forte, con contratti più flessibili rispetto alle vecchie rotte terrestri. Per questo il confronto tra Europa e Asia pesa direttamente sui prezzi.
La domanda asiatica, in particolare, tende a salire quando aumentano i consumi elettrici o quando alcuni Paesi devono ricostituire le scorte. In Europa, invece, il mercato guarda agli stoccaggi di gas, al clima atteso nelle prossime settimane e al livello dei consumi industriali. Se più aree del mondo cercano carichi nello stesso momento, i prezzi reagiscono in fretta. È successo anche oggi, con oscillazioni contenute ma significative: prima il picco asiatico, poi il ripiegamento europeo sotto i 73 euro al MWh.
Prezzi dell’energia, mercato ancora sensibile agli equilibri globali
Il calo dell’1,1% sul future di ottobre non elimina quindi la volatilità di fondo. Il mercato del gas naturale resta esposto a una combinazione di fattori: rotte marittime, capacità degli impianti di liquefazione, manutenzioni, domanda stagionale e condizioni meteo. Basta una tensione su uno di questi elementi, spiegano gli analisti, perché le quotazioni si muovano nel giro di poche ore.
Per imprese e fornitori europei il livello dei 72,82 euro al MWh resta comunque elevato rispetto alle medie pre-crisi, anche se lontano dai picchi raggiunti nella fase più acuta delle tensioni energetiche del 2022. La giornata, in questo senso, consegna un segnale misto: il prezzo arretra ad Amsterdam, ma il record intraday del Gnl asiatico ricorda che il mercato globale non ha ancora ritrovato un equilibrio stabile. “Non basta guardare il Ttf”, ha spiegato un trader. “Bisogna seguire anche l’Asia, perché ormai il prezzo si forma lì e qui, quasi nello stesso momento”.





