Cinecittà punta a definire entro la fine del 2026, a Roma e con un confronto avviato oggi alla Mostra del Cinema di Venezia, una nuova proposta commerciale per riportare negli Studios anche le produzioni italiane medio-piccole, offrendo pacchetti sostenibili e servizi integrati, dalla preparazione alla post-produzione. L’annuncio è arrivato dall’amministratrice delegata Manuela Cacciamani durante il panel “Cinecittà Aperta – Gli Studios per il cinema italiano”, ospitato all’Italian Pavilion, davanti a produttori, dirigenti Rai e rappresentanti del ministero della Cultura.
Cinecittà apre alle produzioni italiane con budget diversi
L’obiettivo, ha spiegato Manuela Cacciamani, è arrivare “entro l’anno” a una proposta commerciale che Cinecittà possa mettere a disposizione di produzioni con budget non paragonabili a quelli dei grandi set internazionali. Non solo kolossal, dunque. “In Italia ci sono produzioni medio-grandi, progetti importanti di produttori solidi, con autori e sceneggiature bellissime, che devono poter contare sul fatto che l’unica casa italiana, che è Cinecittà, può e deve poterle ospitare”, ha detto l’ad degli Studios.
La novità, nelle intenzioni della società, riguarda anche la fase iniziale dei progetti. Cinecittà vuole infatti proporsi agli organizzatori generali e ai produttori esecutivi già durante la preparazione, non soltanto quando il film entra in lavorazione. “Siamo a disposizione per dare un contributo già in fase di preparazione”, ha aggiunto Cacciamani, indicando una direzione precisa: meno distanza tra gli Studios e chi costruisce un film italiano, spesso con margini economici ridotti e tempi stretti.
Nuovi teatri di posa e pacchetti calmierati per gli Studios
Nel corso dell’incontro è stato ricordato il piano di rafforzamento degli Studios di Cinecittà, con la costruzione di 25 nuovi teatri di posa e un aumento della capacità produttiva stimato nel 60%. La linea, ha chiarito Cacciamani, sarà doppia: da una parte i teatri più grandi destinati alle produzioni con volumi più alti, dall’altra gli spazi storici da inserire in un regime calmierato, pensato per progetti con budget diversi. Una distinzione pratica, prima ancora che simbolica.
L’idea è costruire proposte a pacchetto: chi arriva a Cinecittà potrebbe trovare, in un’unica soluzione concordata, teatro di posa, ricostruzioni, servizi tecnici e post-produzione. “Voi venite a Cinecittà e seguite da noi anche la post-produzione, le ricostruzioni, il teatro, e concordiamo un pacchetto”, ha spiegato Cacciamani. Il punto, emerso più volte dal panel, è superare la percezione di uno Studio accessibile solo ai budget più alti.
La sottosegretaria alla Cultura Lucia Borgonzoni ha collegato questa fase agli investimenti degli ultimi anni e al lavoro compiuto anche attraverso il Pnrr. “Una Cinecittà moderna, che compete con tutte le altre nazioni, capace di attrarre investimenti internazionali: una Cinecittà di oggi”, ha detto. Poi il passaggio politico, netto: la missione è aprire gli Studios anche agli italiani, rendendoli una casa produttiva e non soltanto un marchio riconosciuto all’estero.
Produttori e Rai chiedono un’offerta più inclusiva
Dal mondo della produzione è arrivata una richiesta concreta: rendere Cinecittà più accessibile, senza abbassarne il profilo professionale. Federica Lucisano, amministratrice delegata di Lucisano Media Group, ha parlato degli Studios come della “casa degli italiani”, riconosciuta fuori dai confini ma centrale soprattutto per l’industria nazionale. “Quando è stata annunciata la volontà di far tornare a girare le produzioni italiane sono stata la prima ad applaudire”, ha confidato, spiegando che serve una composizione economica capace di accogliere anche produzioni medio-piccole.
Sullo stesso punto è intervenuto Benedetto Habib di Indiana Production, riportando una frase ricorrente tra gli addetti ai lavori: “Sì, ma Cinecittà è troppo cara”. Non una bocciatura, piuttosto un nodo da sciogliere. “Quello di cui abbiamo sempre sofferto è la mancanza di un’offerta inclusiva”, ha osservato Habib, chiedendo pacchetti differenziati per tipologia di film e ricordando che proprio le opere più fragili, spesso le opere prime, avrebbero bisogno di un sostegno strutturato.
Anche Maria Pia Ammirati, direttrice di Rai Fiction, ha richiamato il protocollo d’intesa tra Rai e Cinecittà, difendendo il valore degli Studios. “Cinecittà costa perché è una realtà altamente professionale, che dà molto di più degli altri studi sparsi nel mondo dove si può spendere meno”, ha detto. Ammirati ha citato l’esempio di Sandokan, definendolo forse l’evento più rilevante della tv italiana degli ultimi dieci anni, passato anche da Cinecittà per la qualità degli studi, delle tecniche e delle professionalità disponibili.
Dai documentari alla memoria degli Studios: “un giorno zero”
Il confronto veneziano ha guardato anche alla memoria di Cinecittà e alla sua funzione culturale. Antonio Saccone, presidente degli Studios, ha ricordato il ruolo nella produzione di documentari, citando un film diretto da Giovanna Gagliardo dedicato a Gabriel García Márquez in vista del centenario della nascita. Ha poi annunciato un altro progetto documentaristico su 28 magistrati assassinati dalla mafia o dal terrorismo, tema che intreccia archivio, racconto civile e produzione audiovisiva.
Tra i progetti narrativi è stato presentato anche quello raccontato da Alessandro Usai, ceo di No Name Entertainment, con sceneggiatura e regia di Massimiliano Bruno. La storia, ispirata a fatti documentati dall’archivio dell’Istituto Luce, è ambientata alla fine della Seconda guerra mondiale: dopo i bombardamenti su San Lorenzo, una parte di Cinecittà divenne un campo per sfollati. Nei teatri di posa, compreso il Teatro 5, le scenografie furono trasformate in case temporanee. Non finzione, in quel momento. Case vere, per persone vere.
Cacciamani ha chiuso indicando ottobre come prossimo passaggio del percorso. “Queste sono giornate che possono passare inosservate, ma che in realtà forse sono il giorno zero di un cambiamento”, ha detto l’ad di Cinecittà. La sfida, ora, sarà tradurre l’annuncio in tariffe, servizi e procedure leggibili per i produttori: perché il ritorno del cinema italiano negli Studios, per funzionare, dovrà stare dentro i conti dei film oltre che nella memoria del Paese.





