A Cernobbio, oggi domenica 6 settembre 2026, l’ultima giornata del Forum Teha Ambrosetti a Villa d’Este ha riportato al centro le prospettive dell’Italia, tra confronto politico, dossier economici, energia e lavoro, con le opposizioni chiamate a misurarsi sul possibile voto e il governo impegnato a difendere le proprie scelte su industria, infrastrutture e finanza pubblica.
Opposizioni a Cernobbio, Schlein: “Pronti in qualsiasi momento”
La sessione dedicata alle opposizioni ha riunito sul palco del Forum Teha Elly Schlein, Matteo Renzi, Angelo Bonelli e, in collegamento, Giuseppe Conte. Il clima, nella sala di Villa d’Este, è rimasto quello dei grandi appuntamenti istituzionali: toni misurati, ma messaggi politici netti, soprattutto sull’ipotesi di un election day a maggio insieme alle amministrative.
“Noi, in qualsiasi momento si voterà, ci faremo trovare pronti”, ha detto la segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, parlando a margine dei lavori. La decisione, ha ricordato, “è nelle mani del governo”, ma il centrosinistra — nelle sue parole — non partirebbe da zero: sanità pubblica, scuola, ricerca, politica industriale, lavoro e diritti sono già al centro di proposte comuni maturate “in tre anni e mezzo di lavoro testardamente unitario”.
Schlein ha poi spostato il discorso sulla difesa europea, criticando la “corsa al riarmo dei singoli 27 Stati” e sostenendo la necessità di una vera integrazione militare dell’Unione. Secondo la leader dem, accettare l’obiettivo del 5% per le spese militari senza costruire una difesa comune significherebbe, ha detto, “comprare più armi da Trump”. Una frase che in platea ha raccolto attenzione, anche perché il tema attraversa da mesi il dibattito europeo.
Conte e Renzi tra programma comune, lavoro e voto a maggio
Dal collegamento video, Giuseppe Conte ha insistito sul lavoro già svolto dalle forze di opposizione. Il presidente del Movimento 5 Stelle ha citato le proposte su politiche del lavoro, ambiente e legge sul conflitto d’interessi, spiegando che sulla politica estera “le posizioni sono molto chiare”: l’Europa, ha sostenuto, non trae vantaggio da un’escalation militare che assorbe risorse pubbliche.
Conte ha rilanciato anche l’idea di un fondo sovrano nazionale di sviluppo, costruito valorizzando asset pubblici, cespiti inutilizzati e risparmio privato. “Sono più determinato che mai”, ha spiegato, ricordando di avere presentato proposte di legge sia alla Camera sia al Senato. L’obiettivo, nelle sue parole, sarebbe finanziare investimenti nel capitale umano e difendere il modello sociale mentre la spesa sanitaria, ha denunciato, viene ridotta.
Matteo Renzi, leader di Italia Viva, ha scelto un registro più diretto. “Giorgia Meloni è al governo perché l’altra volta ci siamo divisi”, ha detto, ricordando il risultato di Fratelli d’Italia alle ultime politiche e sostenendo che un centrosinistra unito, con un “contratto alla tedesca”, potrebbe mandare a casa il governo. Poi la battuta sul calendario: meglio votare a maggio, ha spiegato, per evitare una campagna estiva. “È un po’ come il Palio di Siena”, ha aggiunto: il cavallo che entra in campo, secondo lui, è la premier che decide quando si vota.
Energia, imprese e lavoro: il governo difende la linea
Nella parte dedicata a energia, infrastrutture e competitività sono intervenuti i ministri Gilberto Pichetto Fratin, Matteo Salvini, Carlo Nordio e Paolo Zangrillo, mentre a Marina Calderone, insieme al presidente del Cnel Renato Brunetta, è stato affidato il tema del lavoro, delle competenze e delle opportunità per i giovani. Una sequenza fitta, scandita da interventi tecnici e passaggi politici.
Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha respinto l’idea di una nuova tassa sugli extraprofitti. “Extraprofitti, come extra perdite, non è un concetto che esiste in economia”, ha detto ai cronisti, ricordando l’intervento contenuto nel decreto bollette di febbraio, per un valore di 500 milioni di euro, finanziato con un aumento dell’Irap. Il ministro ha distinto tra responsabilità delle grandi imprese, anche partecipate dallo Stato, e interventi “a caso” che rischierebbero di indebolire la certezza del mercato.
La chiusura del Forum è stata affidata al ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, chiamato a tirare le fila sui conti pubblici e sulle prospettive finanziarie del Paese. Prima di lui, i panel su lavoro e competenze hanno rimesso al centro uno dei nodi più sensibili per imprese e famiglie: la distanza tra domanda e offerta di professionalità. A Cernobbio, anche qui, il messaggio è passato senza giri larghi: crescita e produttività dipendono sempre più dalla formazione.
Imprese fredde su Trump: oltre il 90% boccia la politica estera Usa
A pesare sul dibattito internazionale è stato anche il sondaggio condotto tra oltre 200 imprenditori e manager presenti a Villa d’Este. La politica estera dell’amministrazione Trump è stata giudicata negativamente dal 90,2% degli intervistati, chiamati a esprimere un voto da 1 a 9. Il dato più netto riguarda il punteggio minimo, “1”, scelto dal 58,5% dei partecipanti, in forte aumento rispetto al 20,5% della rilevazione 2025.
I giudizi intermedi e positivi restano marginali: il voto 5 si ferma al 4,9%, mentre l’insieme dei punteggi da 6 a 9 scende al 4,8%, contro il 20,5% dell’anno precedente. Un segnale chiaro, almeno dentro la platea economica riunita sul lago di Como, dove il rapporto con Washington viene letto anche attraverso dazi, sicurezza, catene produttive e stabilità geopolitica.
Il Forum Ambrosetti di Cernobbio si chiude così con una doppia fotografia: da una parte il governo che rivendica prudenza sui conti, energia e lavoro; dall’altra opposizioni che cercano un terreno comune in vista del voto. Fuori, sul lungolago, il via vai di auto blu e delegazioni si è diradato nel pomeriggio. Dentro, però, la campagna politica era già cominciata.





