A Godega Sant’Urbano, nel Trevigiano, la vendemmia 2026 del Prosecco è entrata nel vivo in questi giorni con la raccolta manuale dei grappoli alla distilleria Bottega, dove il rito agricolo è stato riproposto con pigiatura nei tini, brindisi finale e prodotti locali, mentre produttori e tecnici fanno i conti con una stagione segnata da caldo, poca pioggia e grandinate.
Vendemmia del Prosecco anticipata nel Trevigiano
Tra i filari di Godega Sant’Urbano, nel cuore della provincia di Treviso, la scena ha avuto il passo lento delle vendemmie di una volta: cassette piene, mani sporche di mosto, grappoli portati nei tini e la pigiatura fatta senza macchine. Alla distilleria Bottega, azienda conosciuta per grappe, vini e spumanti, la raccolta è diventata anche un momento di racconto del territorio, chiuso con una piccola libagione a base di prodotti locali.
Dietro l’immagine conviviale, però, c’è una campagna complessa. La vendemmia 2026 del Prosecco è arrivata prima del calendario abituale: circa due settimane di anticipo nelle aree collinari, tra Conegliano e Valdobbiadene, e tra cinque e sette giorni nelle zone di pianura. Una differenza che i produttori attribuiscono soprattutto all’andamento climatico tra primavera ed estate, con temperature alte e maturazioni accelerate. “Abbiamo dovuto seguire l’uva giorno per giorno”, ha spiegato chi lavora in cantina. Poche pause, molte verifiche.
Caldo, siccità e grandine: cosa è successo nei vigneti
Secondo Sandro Bottega, la stagione è stata caratterizzata da temperature “notevolmente più elevate” nel periodo compreso tra maggio e agosto, con valori paragonabili a quelli del 2003 e un numero record di giornate sopra i 35 gradi. Non solo caldo. La piovosità, ha aggiunto l’imprenditore, si è ridotta tra il 10 e il 30% a seconda delle zone, mentre alcuni episodi di grandine hanno colpito vigneti già messi sotto pressione dalla siccità.
In alcune parcelle, in base alle stime riportate dall’azienda, le perdite hanno raggiunto anche il 50%. Non ovunque, e non con la stessa intensità. Ma abbastanza da incidere sui quantitativi finali e da costringere i viticoltori a selezioni più attente in vigna, soprattutto dove gli acini hanno risentito degli sbalzi termici o dei colpi di calore. “La qualità si costruisce anche togliendo quello che non va portato in cantina”, ha confidato un tecnico durante la raccolta. Una frase semplice, ma concreta.
Bottega: “Buona annata, ma con meno quantità”
La previsione di Stefano Bottega resta improntata alla fiducia: il 2026, ha spiegato, dovrebbe essere “una buona annata”, pur con quantitativi inferiori rispetto a vendemmie più regolari. Il profilo dei vini, secondo l’azienda, sarà segnato da caratteristiche organolettiche più moderne: grado alcolico più contenuto, maggiore morbidezza e una buona armonia dei profumi. Un equilibrio diverso, insomma, figlio di una stagione fuori norma.
Per il Prosecco, che resta uno dei simboli dell’export enologico italiano, il tema non è solo agricolo. Il mercato internazionale continua a pesare sulle scelte delle cantine, dai prezzi alla distribuzione, fino alla promozione nei Paesi dove lo spumante veneto ha costruito negli ultimi anni una presenza stabile. Sandro Bottega ha ricordato anche l’effetto dei dazi Usa sul vino italiano, osservando che a soffrire di più sono stati i prodotti di fascia bassa. Il Prosecco, ha detto, “continua a essere lo spumante preferito” da molti consumatori.
Export, imitazioni e nuovi consumatori del vino
Nel mondo, il Prosecco rappresenta ancora un traino per il vino italiano. La Francia, mercato maturo e molto competitivo, viene indicata tra le principali destinazioni, mentre la domanda resta forte anche in diversi Paesi extraeuropei. A preoccupare i produttori, però, sono le imitazioni: dal Brasile all’Australia, alcune produzioni richiamano il nome o lo stile del Prosecco, con effetti che, secondo Sandro Bottega, danneggiano non solo i volumi ma anche “l’immagine del prodotto”. La speranza, ha aggiunto, è che le normative internazionali riescano a proteggere meglio la denominazione.
Intanto cambiano le abitudini di chi beve. I consumatori più giovani si avvicinano al vino in modo diverso rispetto alle generazioni precedenti: cercano prodotti No/Low alcohol, usano il vino nella miscelazione e lo associano sempre più spesso a cocktail come lo Spritz. Il passaggio al vino di qualità, secondo l’osservazione dei produttori, tende ad arrivare più avanti, tra i 30 e i 35 anni. Bevono meno, ha ammesso Bottega, ma quando scelgono una bottiglia vogliono bere meglio. E per la qualità, sono disposti a spendere.





