Murano e Venezia tornano al centro dell’arte vetraria internazionale da sabato 12 a domenica 20 settembre, quando nel centro storico, con alcune presenze anche a Mestre, si svolgerà la decima edizione di The Venice Glass Week, nata per sostenere il vetro artistico veneziano e oggi arrivata a un calendario di oltre 200 appuntamenti. La manifestazione, avviata nel 2017 in una fase delicata per il settore, taglia così un traguardo che gli organizzatori leggono come conferma di una crescita non solo numerica: 140 sedi, 311 partecipanti e candidature arrivate da 57 Paesi.
The Venice Glass Week compie dieci anni tra Murano, Venezia e Mestre
Il programma della Venice Glass Week 2026 mette insieme 111 mostre e installazioni, 45 inaugurazioni, 27 conferenze, oltre a talk, workshop, visite guidate, proiezioni e spettacoli. Numeri densi, certo, ma dietro le cifre c’è una geografia precisa: fornaci, gallerie, fondazioni, musei, spazi privati e luoghi istituzionali che per nove giorni diventano una mappa diffusa del vetro di Murano.
La rassegna mantiene il suo baricentro a Venezia e sull’isola del vetro, ma guarda anche oltre la laguna, con alcune “incursioni” a Mestre. Una scelta che allarga il pubblico, senza perdere il legame con i luoghi dove questa materia viene ancora lavorata tra fuoco, canne, stampi e gesti ripetuti per anni. Non una vetrina soltanto, dunque. Anche un racconto di botteghe, imprese e artisti.
Il sindaco Simone Venturini ha legato la manifestazione all’identità stessa della città. “Il vetro racconta Venezia forse meglio di qualunque altra materia”, ha detto, ricordando che nasce dal fuoco, da una temperatura alta, “da un momento in cui tutto è ancora possibile”. Poi, ha aggiunto, sono “la mano, l’esperienza, la creatività” a dargli forma.
Murano illumina il mondo arriva in piazza San Marco
Tra gli appuntamenti più attesi c’è Murano illumina il mondo, progetto espositivo giunto alla quarta edizione e quest’anno collocato a settembre, non più a ridosso del periodo natalizio. Dodici artisti internazionali presenteranno i loro lampadari realizzati nelle vetrerie muranesi sotto gli archi delle Procuratie Vecchie, in piazza San Marco, uno dei passaggi più riconoscibili della città.
Tra i nomi annunciati figurano Norman Foster, Arthur Duff e Chiara Dynys, chiamati a confrontarsi con una tradizione tecnica che non perdona improvvisazioni. Il lampadario muranese, oggetto domestico e insieme opera complessa, richiede un dialogo serrato con i maestri di fornace: un disegno può cambiare davanti alla materia calda, e spesso cambia proprio lì, nel giro di pochi minuti.
Lo spostamento a settembre dà al progetto un ruolo diverso dentro la rassegna. Non più appendice festiva, ma cuore visibile della Glass Week, in un punto della città attraversato ogni giorno da veneziani, visitatori, studenti, addetti ai lavori. Una presenza pubblica, quasi a ricordare che il vetro veneziano non appartiene solo agli atelier o ai musei.
HUB, giovani artisti e open call internazionale
Nel calendario trovano spazio anche due HUB, mostre collettive dedicate ad artisti e designer selezionati attraverso una open call internazionale. La sezione riservata agli under 35 sarà ospitata nelle gallerie della Fondazione Bevilacqua La Masa in piazza San Marco, luogo che da tempo intercetta nuove generazioni e linguaggi della ricerca artistica.
Per molti giovani autori, partecipare alla Venice Glass Week significa misurarsi con una materia antica senza restare prigionieri della tradizione. C’è chi lavora sulla trasparenza, chi sulla frattura, chi usa il vetro come superficie politica o come elemento fragile, quasi instabile. Il punto, spiegano gli organizzatori, è creare un confronto diretto fra scuole, Paesi e approcci diversi.
La selezione è stata affidata al Comitato scientifico presieduto da Rosa Barovier Mentasti, storica del vetro veneziana, insieme a esperti del settore. Una garanzia di lettura non solo estetica, ma anche tecnica e culturale. Perché nel vetro, più che in altri ambiti, l’idea deve fare i conti con la lavorazione, con il peso, con la temperatura, con i tempi della fornace.
La partnership con Generali e il ruolo di palazzo Morosini
Tra le novità dell’edizione 2026 c’è la partnership con Generali, che accoglierà a palazzo Morosini, in campo Santo Stefano, le opere di autori più affermati e di artisti “mid-career”. Una collocazione centrale, a pochi minuti dall’Accademia e da San Marco, che rafforza il dialogo tra la manifestazione e il tessuto culturale della città.
La scelta di distinguere gli spazi per giovani talenti e artisti con percorsi già consolidati permette alla Venice Glass Week di coprire più livelli del settore. Da un lato la ricerca, spesso irregolare e sperimentale; dall’altro opere maturate in carriere più lunghe, dove il rapporto con le fornaci e con i maestri vetrai diventa parte stessa del processo creativo.
In dieci anni la manifestazione è passata dall’essere una risposta a un momento difficile del comparto a un appuntamento riconosciuto nel calendario internazionale del vetro artistico. Venturini l’ha definita parte del “Dna” della città perché tiene insieme “arte e lavoro, cultura e impresa, tradizione e innovazione”. Una formula che a Venezia, tra calli affollate e fornaci ancora accese, non resta solo sulla carta.





