A Roma, durante ECO 2026, il festival dedicato alla mobilità sostenibile, il direttore generale dell’Ispra Fabrizio Penna ha detto oggi, 15 settembre 2026, che l’Italia procede “a macchia di leopardo” nella transizione verso trasporti più puliti e che l’obiettivo delle istituzioni è rendere più omogenei questi progressi sul territorio nazionale. Il tema, al centro del confronto tra amministratori, tecnici e imprese, riguarda non solo la riduzione delle emissioni, ma anche la qualità quotidiana della vita nelle città: meno rumore, meno traffico, meno stress per chi si sposta ogni giorno.
Mobilità sostenibile, Penna: “Italia a macchia di leopardo”
“In Italia i progressi della mobilità green sono disomogenei: siamo un Paese che viaggia non a due velocità, ma un po’ a macchia di leopardo”, ha spiegato Fabrizio Penna, intervenendo a Roma nel corso di ECO 2026. Il direttore generale dell’Ispra, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, ha richiamato la necessità di ridurre le distanze tra aree urbane, territori periferici e diverse regioni del Paese. Non solo Nord e Sud, dunque. Anche all’interno delle stesse aree metropolitane, ha lasciato intendere, convivono sperimentazioni avanzate e zone dove l’offerta resta fragile.
Il punto, per Penna, è evitare che la mobilità sostenibile in Italia proceda per isole separate, con città capaci di investire su tram, piste ciclabili, trasporto elettrico e aree a traffico limitato, mentre altri territori restano legati quasi solo all’auto privata. “Il nostro obiettivo è uniformare questi sviluppi sul territorio nazionale”, ha detto, scegliendo una formula netta ma misurata. Una frase che, nel contesto del festival, è stata letta come un invito a costruire politiche coordinate, non interventi isolati. Perché il rischio, altrimenti, è che la transizione resti visibile solo dove le condizioni economiche e amministrative sono già più favorevoli.
Qualità dell’aria, rumore e traffico: gli effetti sulle città
Secondo Penna, parlare di mobilità green non significa limitarsi al tema delle emissioni. “La mobilità sostenibile aumenta la qualità della vita, non solo quella dell’aria”, ha spiegato davanti alla platea di ECO 2026, citando un aspetto spesso meno discusso: il rumore. La riduzione dell’inquinamento acustico, nelle città più congestionate, può incidere sulla vita di chi abita vicino a grandi arterie stradali, stazioni, incroci ad alta percorrenza. Un beneficio meno immediato da misurare rispetto alle polveri sottili, ma molto concreto.
Penna ha poi collegato la questione alla tensione legata al traffico urbano, un elemento che pesa sulle giornate di milioni di pendolari. Code, tempi incerti, autobus bloccati, parcheggi cercati a lungo: sono dettagli ordinari, e proprio per questo centrali. In quel momento, nel ragionamento del direttore dell’Ispra, la sostenibilità è uscita dalla sola dimensione ambientale per entrare in quella sociale. Meno auto in circolazione, più mezzi efficienti e percorsi sicuri per biciclette e pedoni possono cambiare il modo in cui una città viene vissuta. Anche senza annunci roboanti.
Il nodo delle differenze territoriali
Il quadro richiamato da Ispra rimanda a un Paese nel quale alcune amministrazioni hanno già avviato piani di trasporto pubblico sostenibile, rinnovo delle flotte e infrastrutture per la ricarica elettrica, mentre altre faticano a garantire frequenze regolari dei mezzi. Nelle grandi città il dibattito si concentra spesso su corsie preferenziali, Ztl e sharing mobility; nei piccoli centri, invece, il problema resta arrivare al lavoro, a scuola o in ospedale senza dipendere sempre dall’auto. È qui che la “macchia di leopardo” descritta da Penna diventa visibile.
Le differenze non riguardano solo le risorse disponibili, ma anche progettazione, continuità amministrativa e capacità di usare i fondi. In alcuni territori gli interventi sulla mobilità sostenibile sono entrati nei piani urbani con una certa stabilità; altrove restano legati a singoli bandi o a sperimentazioni di breve durata. Eppure la domanda cresce, soprattutto tra chi vive ogni giorno il costo del traffico: carburante, tempo perso, salute. “Serve uniformare”, ha detto Penna, e in quelle parole c’è una linea di lavoro più che uno slogan: portare standard minimi anche dove la transizione è partita tardi.
ECO 2026 a Roma e la sfida delle politiche pubbliche
A ECO 2026, festival della mobilità sostenibile in corso nella Capitale, il confronto si muove tra dati ambientali, pianificazione urbana e scelte industriali. La presenza di Ispra segnala il peso del monitoraggio scientifico nelle decisioni pubbliche: senza misurazioni solide su aria, rumore, consumi e flussi di traffico, ogni politica rischia di restare generica. Penna ha insistito proprio su questo punto, richiamando un approccio capace di collegare ambiente e vita quotidiana. Non una materia per soli tecnici, quindi, ma un capitolo di governo delle città.
La sfida, ora, riguarda la capacità di trasformare la consapevolezza in interventi continui: più trasporto pubblico locale, reti ciclabili connesse, servizi di mobilità condivisa dove servono davvero, infrastrutture di ricarica distribuite e accessibili. Le parole del direttore generale dell’Ispra non indicano una soluzione unica, perché i territori italiani sono diversi per densità, reddito, morfologia e abitudini di spostamento. Ma fissano un criterio: la mobilità green non può essere un vantaggio per pochi centri meglio attrezzati. Deve diventare, passo dopo passo, una condizione ordinaria anche nelle aree rimaste indietro.





