L’intelligenza artificiale sta cambiando nel 2026 il profilo dei rischi bancari in Italia e in Europa, perché accelera i tempi con cui una vulnerabilità può trasformarsi in attacco e costringe gli intermediari finanziari a rivedere presidi, controlli e governance: lo ha spiegato Tommaso Petrillo, responsabile Risk di Accenture per Italia e Grecia, in un’intervista all’ANSA, richiamando anche le recenti iniziative di Bce, Banca d’Italia, Ivass e Financial Stability Board.
Intelligenza artificiale e banche, il rischio corre più veloce
Per Petrillo, il punto non è più soltanto l’innovazione. La IA nelle banche sta modificando “non solo il modo in cui gli istituti innovano”, ha detto, “ma soprattutto la natura e la velocità dei rischi a cui sono esposti”. In concreto, i modelli più avanzati possono ridurre il tempo che passa tra l’individuazione di una vulnerabilità informatica e il suo possibile sfruttamento da parte di soggetti ostili.
È qui che cambia la scala del problema. Una falla tecnica, un errore nei processi, un accesso non protetto: ciò che fino a pochi anni fa lasciava margini più ampi per intervenire, oggi può essere analizzato, replicato e colpito in tempi più stretti. “Aumenta la scala delle minacce e si riduce il margine per reagire”, ha spiegato il manager di Accenture, indicando uno scenario nel quale la rapidità diventa parte stessa del rischio.
Bce, Banca d’Italia e Ivass aumentano l’attenzione sui presidi
Il tema, nelle ultime settimane, è entrato con più forza anche nell’agenda delle autorità. Petrillo ha richiamato le iniziative di Bce, Banca d’Italia e Ivass, alle quali si è aggiunto a fine agosto il richiamo del Financial Stability Board al G20. Segnali diversi, ma convergenti: il sistema finanziario deve prepararsi a gestire rischi tecnologici più mobili, meno lineari, spesso intrecciati con quelli operativi e reputazionali.
Per le banche, ha osservato Petrillo, la conseguenza è già operativa. Non basta attendere nuove norme o limitarsi a controlli formali. Gli istituti devono “valutare la propria esposizione, verificare l’adeguatezza dei presidi, identificare e prioritizzare i gap”, e poi costruire un piano di intervento con responsabilità, tempi e investimenti definiti. Un lavoro che coinvolge consigli di amministrazione, funzioni di controllo, direzioni IT e linee di business. Non solo i tecnici, dunque.
La survey Accenture: rischi più complessi per quattro professionisti su cinque
La pressione regolamentare arriva, peraltro, in un quadro già in movimento. Secondo una survey globale di Accenture condotta su 775 risk professionals in 17 Paesi, quattro intervistati su cinque ritengono che i rischi complessi e interconnessi stiano emergendo più rapidamente rispetto al passato. Il dato fotografa una percezione diffusa tra chi, ogni giorno, si occupa di controlli, modelli, incidenti operativi e continuità aziendale.
Non è solo una questione di velocità. Il 66% dei professionisti coinvolti nell’indagine considera questi rischi anche più difficili da identificare e gestire. Il motivo, secondo gli operatori del settore, sta nella loro natura ibrida: un problema di cybersecurity può diventare in poche ore un rischio legale, un tema di compliance, una crisi reputazionale o un blocco operativo. E in quel momento, se le funzioni aziendali non parlano la stessa lingua, la reazione rallenta.
Governance del rischio, la sfida oltre le scadenze regolamentari
La sfida, per Petrillo, va quindi oltre le prossime scadenze normative. Serve costruire una capacità permanente, “trasversale”, in cui Risk Management, competenze tecnologiche e conoscenza del business lavorino insieme. Non come compartimenti separati, ma come una rete capace di leggere in anticipo i segnali deboli e trasformarli in decisioni rapide: bloccare un processo, rafforzare un controllo, rivedere un modello, aumentare un investimento.
Il passaggio è delicato anche per la cultura interna degli intermediari. La gestione del rischio non può restare confinata a report trimestrali o comitati periodici, soprattutto quando l’intelligenza artificiale accelera strumenti, attacchi e analisi dei dati. “Se l’IA accelera le minacce, deve cambiare passo anche il modo in cui gli intermediari finanziari governano il rischio”, ha concluso Petrillo. Una frase che, nel settore bancario, suona meno come un avvertimento teorico e più come un’agenda di lavoro già aperta.





