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di Mattia Nesto 19 novembre 2018

X-Men Grand Design di Ed Piskor è il giusto omaggio a Stan Lee

La nuova pubblicazione dei Marvel Giants di Panini è un albo veramente fighissimo

Questo articolo era pronto, fatto e finito quando, come tutti voi, anche noi siamo stati raggiunti esattamente tra il cuore e il fegato dalla notizia della dipartita di Stan Lee, “padre di tutti, figlio di nessuno”, l’ideatore di praticamente tutti i principali personaggi e supereroi del Marvel-Universe. Ed è ovvio che parlare di X-Men Grand Design, ovvero il reboot della storia degli X-Men realizzato da Ed Piskor, fumettista di culto nel mondo indie che in quest’avventura si è consacrato nel mondo “dei grandi”, significa anche e soprattutto parlare di Stan Lee. Già perché l’albo che teniamo tra le mani, e pubblicato da Panini in una fantastica versione gigante che ridona tutto il sapore old-school dei vecchi fumetti americani giustappunto giant-size, è una vera e propria dichiarazione d’amore alle idee, rivoluzionarie ieri, oggi e domani di Stan Lee che soprattutto con la creazione degli X-Men ha dato il suo piccolo, anzi grande contributo nel rendere la società americana se non più giusta quantomeno più attenta e informata sulle grandi battaglia per la conquista dei diritti da parte di tutte le piccole/grandi minoranze della popolazione. E tutto ciò con la futura pop.

Ed Piskor si inserisce nel solco di questa narrazione ri-iniziando da capo e rifondando le origini stesse della prima congregazioni di mutanti della storia. Ecco quindi che in questo albo ripercorreremo le vicende di Charles Xavier, il professor X vero e proprie Preside e talent-scout dell’omonima scuola di mutanti e il nemico/amico Erik Magnus Lehnsherr, meglio conosciuto come Magneto. La storia si dipana con grande eleganza attraverso rapide e incisive sezioni narrative, tenute assieme dalla voce narrante del misterioso Osservatore Uatu, un essere sovradimensionale che consegna all’Archivista, altra figura iconica del Marvel Universe, i ricordi in merito agli X-Men, che citano tutti i principali protagonista della squadra mutante.

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Piskor è abile, abilissimo nel mantenere costante la tensione narrativa, senza ammorbare il lettore in lunghe e sbrodolosi incipit ma si concentra su tre assi centrali nella sua narrativa: l’ovvio dualismo, che però è innanzi tutto ammirazione, tra Xavier e Lehnsherr, l’uno conciliante e per una coesistenza pacifica con gli esseri umani, l’altro per una concreta rivolta armata e rivoluzione in chiave mutante (vere e proprie facce opposte della stessa medaglia), il rapporto tra lo stesso Xavier e Jean Gray-Fenice (e quindi siamo caldissimi per il prossimo film dedicato a questo personaggio) e, ultimo-non-ultimo, il grande tema di come le vicende degli X-Men siano legate a doppio-filo con i grandi temi del Novecento.

 

Lungi dalle classiche frasi fatte sugli X-Men, questo albo di Piskor certifica come i personaggi inventati da Stan Lee non siano tanto importanti nella loro diversità, quanto nella loro somiglianza, estrema somiglianza con noi stessi. Non sono insomma mutanti nel corpo di donne e uomini ma esseri umani mutanti, il che non è una differenza sottile. Seguendo la lezione di Lee e di Jack Kirby (non dimentichiamolo mai, amigos) Piskor ci presenta insomma i vari Scott Summers o Jean Grey come semplici esseri umani alle prese con le mille difficoltà della vita, amplificate per x volte a causa della loro particolare condizione genetica e per la loro volontà di “arruolarsi” negli X-Men in nome di una giusta causa.

E come se questo non bastasse a rendere questo X-Men Grand Design un albo ideale da avere sia per chi è un vecchio affezionato del mondo Marvel sia per il neofita che vuole iniziare ad entrare in questa reale cosmogonia, va infine ricordato come Ed Piskor realizzi pagine assolutamente pregne di contenute, dove nel breve volgere di un paio di scene si possono ammirare momenti cruciali non soltanto nella storia dei mutanti ma anche e soprattutto a livello “storico” classico. Dalla crisi missilistica di Cuba, alla Guerra nel Vietnam fino all’11 settembre ed oltre il grande merito della Marvel ideata da Lee e Kirby, e con loro Ed Piskor, è quella di non aver venduto solo sogni ma anche solide realtà sognanti. Parola degli X-Men e non di Roberto Carlini il che, scusate tanto, ma è tutto un’altra cosa.

 

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