Heydar Aliyev Center di Baku
Art
di Ornella Cigno 1 Aprile 2016

Perché Zaha Hadid è stata importante per l’architettura contemporanea?

Due architetti ricordano l’archistar scomparsa il 31 marzo

Heydar Aliyev Center di Baku  Heydar Aliyev Center di Baku

 

Ieri vi abbiamo raccontato dell’improvvisa scomparsa di Zaha Hadid, l’archistar di origini irachene, mostrandovi alcuni dei suoi incredibili progetti. Oggi abbiamo contattato Michele Marchetti, architetto dello studio Display di Milano, che ha voluto ricordare in base alla sua esperienza, chi fosse Zaha Hadid. Nell’aprile 2011 aveva infatti Michele Marchetti aveva lavorato a un numero speciale della rivista di architettura Abitare – “Being Zaha Hadid”.

In quell’occasione aveva realizzato “Hadidcity” insieme a Salottobuono, un collage di progetti dello studio Hadid in una città parametricizzata e immaginaria.

 

Hadidcity, realizzato da Salottobuono  Hadidcity, realizzato da Salottobuono

 

“Partendo da un punto di vista da studente di architettura, Zaha Hadid stupisce subito perché è una donna, in un mondo di archistar quasi totalmente maschile. Poi cominci a studiare i suoi lavori e quando vedi la stazione dei vigili del fuoco di Vitra, ne rimani stupito dal fatto che non abbia uno stile minimale, Zaha va oltre, arrivando al decostruttivismo.”

Zaha Hadid colpisce per la complessità delle forme e per uno stile che non è in alcun modo precostituito. Sposa una firma sinuosa che affascina anche per la complessità tecnica, il Trampolino di Innsbruck è l’esempio migliore della sua architettura iconica e ultra specifica.

Noi italiani la ricordiamo principalmente per il Maxxi di Roma, una struttura incredibile dedicata al polo nazionale per l’arte e l’architettura contemporanee, selezionata fra tantissimi progetti in seguito a un concorso internazionale bandito dal Ministro per i Beni Culturali. Il Maxxi di Roma è stato costruito all’interno di tessuto urbano difficile, adottando un approccio parametrico, che sostituisce il modernismo e considera il carattere malleabile della materia architettonica, da adattare al contesto. A Milano invece la conosciamo per Citylife, il progetto di riqualificazione e un tentativo della città di farsi nuova, per cui Zaha ha lavorato al grattacielo “Storto” che è quasi completato.

Poco tempo fa invece girava un altro progetto del Masterplan di Jesolo, chiamato “Jesolo Magica” affidato allo studio Kenzo Tange, a cui aveva partecipato anche Zaha Hadid per una struttura, però poi non si è più fatto nulla.

“Se dovessi pensare a dei seguaci o a qualcuno in particolare che porterà avanti il suo stile non mi viene in mente nessuno perché le sue forme organiche hanno lasciato comunque un’eredità ma solo lei aveva la possibilità di fare delle cose così grandi.”

Subhash Mukerjee dello studio Marc di Torino, ricorda Zaha Hadid come “un personaggio controverso, nata negli anni ’70 con uno stile rivoluzionario, usava forme appuntite e taglienti proponendo un dinamismo rispetto allo stile dei suoi contemporanei piuttosto statico. Poi le sue forme si sono addolcite per inserirsi in contesti urbani“. Un ricordo degli studenti dell’epoca? “I plastici bianchi, iconici, indimenticabile – inoltre, conclude Subhash Mukerjee – è riuscita a unire un’architettura visionaria a una grande spirito imprenditoriale“.

Vi consigliamo poi di dare un’occhiata ai primi eccezionali disegni di Zaha Hadid, quasi delle opere pittoriche più che dei classici progetti. Gli architetti di oggi sembrano infatti dover abbandonare quella lunga parte di disegno e ricerca, per stare al passo con le scadenze, cosa che potrebbe influire sul processo creativo che ha caratterizzato invece gli anni ’70 e ’80 dell’architettura.

 

Malevich's Tektonik è uno dei primi progetti di Zaha Hadid (1976-1977). È un vero e proprio dipinto, con influenze futuriste e decostruttiviste. Archinect - Malevich’s Tektonik è uno dei primi progetti di Zaha Hadid (1976-1977). È un vero e proprio dipinto, con influenze futuriste e decostruttiviste.

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Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari Giò Pistone Gio Pistone è nata a Roma. La scelta dei soggetti, spesso figure di fantasia tendenti al mostruoso, caratterizzati da colori molto forti, nasce prestissimo a seguito di incubi notturni. Disegnarli il mattino seguente fu un’idea della madre per affrontare la paura. Presto gli incubi si sono trasformati in vere e proprie visioni da cui ancora oggi attinge. Si è appassionata alla scenografia di teatro dove ha continuato ad approfondire i suoi sogni e il suo innato amore per il grande. In seguito ha lavorato e viaggiato con La Sindrome Del Topo, un gruppo di creatori di strutture di gioco e sogno, con cui si occupava di disegnare, costruire e progettare giostre e labirinti. Ha cominciato a lavorare in strada nel ‘98 attaccando in giro per Roma i suoi disegni fotocopiati. Ha collaborato con varie realtà italiane e internazionali. Ha partecipato a mostre in tutta Europa in particolare presso il Museo MADRE di Napoli, l’Auditorium di Roma, il Museo Macro di Roma e partecipato ad eventi di Street Art quali «Scala Mercalli», «Pop up», «Subsidenze», «Visione Periferica», «Alterazioni», «M.U.Ro». Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40  
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Serigrafia a due colori, dimensioni 20x30 cm Edizione limitata di 40 esemplari DEM Come un moderno alchimista, DEM crea personaggi bizzarri, creature surreali abitanti di un livello nascosto nel mondo degli umani. Eclettico e divertente, attraverso muri dipinti, illustrazioni e installazioni ricche di allegorie, lascia che sia lo spettatore a trovare la chiave per il suo enigmatico e arcano mondo. Oltre ad avere vecchie fabbriche ed edifici abbandonati come sfondo abituale ai suoi lavori, DEM è stato anche ospite alla Oro Gallery di Goteborg e ha preso parte a esposizioni importanti come «Street Art, Sweet Art» (PAC, Milano), «Nomadaz» (Scion Gallery, Los Angeles), «Original Cultures» (Stolen Space Gallery, London) and «CCTV» (Aposthrofe Gallery, Hong Kong). Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40
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Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari Alessandro Baronciani Alessandro Baronciani vive a Pesaro e lavora a Milano come Art Director, grafico e illustratore. Ha lavorato per diverse agenzie pubblicitarie come direttore di campagne a cartoni animati. Le sue illustrazioni sono state stampate per molti brand come Martini, Coca Cola, Bacardi, Nestlè, Audi, Poste Italiane e Vodafone. Lavora per libri per bambini pubblicati da Mondadori, Feltrinelli e Rizzoli, quest’ultima ha anche pubblicato il suo primo libro, Mi ricci!, completamente pensato, scritto e illustrato da lui. Alessandro disegna fumetti. Ha pubblicato 3 libri di fumetti intitolati Una storia a fumetti, Quando tutto diventò blu e Le ragazze dello studio Munari. Per molti anni ha disegnato e pubblicato i suoi fumetti da solo, come un esperimento fai-da-te mai provato prima in Italia: i suoi fumetti venivano spediti in abbonamento e gli abbonati diventano parte delle storie che disegnava. Suona inoltre la chitarra e canta nella punk band di culto Altro. Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40
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