Deserto Rosso, esplosioni nucleari e Antonioni: Don DeLillo alla Festa del Cinema di Roma — un incontro che ha lasciato il segno. Zero K di Don DeLillo, pubblicato da Einaudi, è uno di quei romanzi capaci di ridefinire il canone della narrativa contemporanea: e proprio attorno a questo libro — e alla visione cinematografica che lo nutre — si è costruita la conversazione che DeLillo ha tenuto all’Auditorium Parco della Musica di Roma, ospite della Festa del Cinema di Roma, in dialogo con il direttore artistico Antonio Monda.
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L’evento era andato sold out settimane prima: del resto DeLillo è, insieme a Philip Roth, uno di quegli eterni Nobel per la Letteratura mancati — categoria che, paradossalmente, finisce per consacrare più di qualunque premio. I suoi capolavori hanno già definito il canone del postmoderno, uno su tutti Underworld. Il Nobel, probabilmente, non lo preoccupa. E giustamente.
Niente foto, niente riprese: DeLillo prende la parola e offre al pubblico romano una riflessione densa e inattesa su cinema, letteratura e apocalisse visiva.
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Deserto Rosso: il film di Antonioni che ha formato DeLillo scrittore
L’incontro si apre con la lettura di Porte e Muri, un testo di DeLillo su Deserto Rosso, da molti considerato il capolavoro assoluto di Michelangelo Antonioni. DeLillo lo ama profondamente, e lo racconta con una precisione quasi pittorica: «In
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.






