Al centro c’è la storia di Rosario Livatino, il magistrato siciliano ucciso nel 1990 e proclamato beato nel 2021. Nel cast, insieme a Davide Coco e Ninni Bruschetta, c’è Francesco Benigno, che alla vigilia della messa in onda ha rilasciato un’intervista esclusiva al giornalista Andrea Desideri di TvBlog.
L’attore palermitano, noto al grande pubblico fin dagli esordi nei film di Marco Risi, interpreta Pietro Miceli. È un uomo segnato dalla rabbia e allo stesso tempo spinto dal bisogno di riscattarsi.
Un personaggio costruito sul conflitto interiore
Benigno ha raccontato di aver accolto la proposta con qualche riserva. Non voleva prestare il volto all’ennesimo mafioso tutto violenza, un modello che la fiction italiana ha riproposto molte volte. Insieme a Placido ha quindi scelto un lavoro più psicologico: Miceli è diviso tra senso morale e istinto e prova, a modo suo, a fare i conti con le proprie colpe.

È per questo che l’attore parla della serie come di un grande esempio di serialità. A Placido riconosce il merito di aver valorizzato ancora di più le sue caratteristiche interpretative.
La Sicilia e il peso della memoria
Nell’intervista Benigno allarga lo sguardo al modo in cui la sua regione viene rappresentata. Spiega di scegliere i progetti con attenzione, perché la Sicilia, a suo avviso, va raccontata con autenticità e rispetto per chi la abita. Affidarsi agli stereotipi rischia di trasformare il racconto in qualcosa di grottesco, e Livatino, secondo l’attore, riesce a evitarlo affrontando i fatti con sensibilità.
Il tema tocca anche la sua storia personale. Benigno ricorda gli anni Novanta, le stragi, le morti di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, il disorientamento di un’intera generazione. Lui e molti suoi coetanei, dice, hanno trasformato quel periodo in energia e talento. Del presente lo colpisce invece una diffusa mancanza di empatia, ed è per questo che vorrebbe dedicarsi ai più giovani, anche attraverso il teatro.
Un cortometraggio ancora senza fondi
Da circa tre anni l’attore lavora a un progetto da regista: un cortometraggio sui sopravvissuti alle stragi, che potrebbe in seguito diventare un’opera più ampia. Il sindaco di Trabia ha espresso il proprio apprezzamento, ma finora i finanziamenti non sono arrivati. Benigno chiede un sostegno istituzionale più concreto, in particolare alla Regione Siciliana.
Nel tracciare un bilancio di una carriera lunga circa quarant’anni, l’attore si dice orgoglioso del percorso fatto. Il rimpianto principale riguarda alcuni compromessi che ha scelto di non accettare e che forse gli avrebbero aperto più opportunità. La coerenza con i propri valori resta comunque, per lui, una scelta rivendicata.
Nell’intervista ha ricordato anche la partecipazione ad Avanti un Altro di Paolo Bonolis, nel gruppo dei personaggi siciliani. L’esperienza era stata apprezzata dal pubblico ma non è stata rinnovata, una decisione che Benigno dice di non comprendere. Il cinema rimane la sua priorità, anche se non esclude un ritorno in televisione con altri progetti.





