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Home Cultura

Il ritorno del grande cinema impegnato con "Un semplice incidente": perché è una pellicola da vedere

Il film "Un semplice incidente, del regista iraniano Jafar Panahi, segna il grande ritorno del cinema impegnato: titolo imperdibile.

by Mattia Senese
7 Novembre 2025
in Cultura
Un semplice incidente

Un semplice incidente, un film imperdibile - Dailybest.it

Alla recente Festa del Cinema di Roma, il dibattito si è acceso attorno al ritorno di un cinema impegnato e profondamente umano, incarnato dall’ultimo lavoro di Jafar Panahi, Un semplice incidente.

Il film, che ha conquistato la Palma d’Oro all’ultimo Festival di Cannes e distribuito in Italia da Lucky Red, si conferma come un’opera essenziale per comprendere le dinamiche della società contemporanea, ma anche le sfide che il cinema d’autore deve affrontare in contesti di censura e repressione.

Un cinema di resistenza tra paura e speranza

Il regista iraniano Jafar Panahi, noto per la sua battaglia contro la censura e la repressione nel suo Paese, torna a parlare attraverso la sua arte con una pellicola che va oltre la semplice narrazione. Un semplice incidente mette in scena un drammatico confronto tra vittime e carnefici in un contesto sociale segnato da traumi irrisolti e incertezze morali. I protagonisti, infatti, rapiscono il presunto torturatore, ma non riescono a riconoscerlo con certezza, poiché lo hanno visto solo bendato.

Questo dettaglio, simbolico e potente, richiama alla mente la privazione della vista e quindi la negazione del diritto alla libera espressione, tema ricorrente nelle opere di Panahi, che realizza film “guerrilla” in Iran per aggirare i divieti imposti dal regime. Il regista ha definito il proprio lavoro come un “cinema di resistenza”, ma con ironia ha aggiunto che in realtà si tratta di una “paura della noia”. Questa frase sintetizza la sua volontà di mantenere viva una narrazione sociale che non si piega a dogmi, ma che si lascia attraversare da dubbi e contraddizioni, dando voce a tutte le parti coinvolte, anche a chi compie azioni moralmente discutibili.

Un approccio che ricorda quello di Roberto Rossellini, con cui Panahi ha condiviso la passione per un cinema sociale fatto di attori presi dalla strada e di storie che nascono dalla vita quotidiana. Un semplice incidente si distingue per la sua struttura esile e uno stile volutamente povero, conseguenza di una produzione periferica e limitata, ma anche scelta estetica. Le scene girate in centro città, con la cinepresa sempre posizionata all’interno di un’automobile, non sono casuali: riflettono la necessità di lavorare in modo discreto e protetto dall’occhio della censura.

 

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Questo dettaglio tecnico amplifica il senso di claustrofobia e sorveglianza che permea il film. Il racconto si sviluppa su più livelli: da un lato la vicenda personale e intima dei personaggi, con i loro sensi acuiti dopo il trauma e la difficoltà nel distinguere vittima e carnefice; dall’altro, l’ampio quadro sociale e politico dell’Iran contemporaneo, che emerge nelle pieghe del racconto senza mai diventare retorico. La presenza di una donna che, vestita da sposa, interrompe i preparativi di un rito di passaggio è un simbolo potente della rottura con il passato e della difficile ricerca di una nuova vita oltre la violenza.

Durante l’incontro con il pubblico alla Festa del Cinema di Roma, Panahi ha sottolineato come la realizzazione del film sia stata un esercizio di metodo e urgenza espressiva. L’uso di attori non professionisti, chiamati a interpretare le proprie esperienze personali su un canovaccio di base, ha permesso di costruire un racconto autentico e partecipato. La vendetta e il perdono sono descritti come la “parte superficiale” della narrazione, mentre il fulcro del film è il dubbio sull’interruzione del circolo vizioso della violenza nel futuro.

Questa visione del cinema si distacca da quella “di partito” e si avvicina a un “cinema sociale” che non si arrocca su valori assoluti, ma accoglie la complessità umana con le sue contraddizioni. Tutti i personaggi sono “partecipi della narrazione”, e il film, attraverso la sua profondità, riesce a condensare il particolare vissuto individuale e la tragedia collettiva in un’unica esperienza universale.

Le modalità di produzione e il contesto in cui è nato Un semplice incidente confermano la vitalità di un cinema che, nonostante le difficoltà, continua a raccontare storie importanti, capace di coniugare l’epica con il racconto intimo e di sfidare i limiti imposti dalla censura senza rinunciare alla qualità artistica. Un grande film che segna il ritorno di un cinema impegnato e necessario.

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Mattia Senese

Mattia Senese

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