La parodia oltre la parodia: Il Buio in Sala di Leo Ortolani

L’autore di Rat-Man e le sue recensioni a fumetti: un volume dedicato ai film che ha amato (o non molto amato…) sul grande schermo negli ultimi anni

Fumetti
di Chiara Longo 18 luglio 2016 16:32
La parodia oltre la parodia: Il Buio in Sala di Leo Ortolani

libro recensioni film fumetti leo ortolani Un dettaglio della copertina di Buio in sala, di Leo Ortolani  Un dettaglio della copertina di Il buio in sala, di Leo Ortolani

 

Per chi segue Leo Ortolani, il volume Il buio in sala non è una novità: si tratta della raccolta delle sue recensioni di film a fumetti, già pubblicate su Come non detto, il suo blog, con l’aggiunta di 19 recensioni completamente inedite.

Si tratta per lo più di film sui supereroi, da cui Ortolani è partito la prima volta, con il film Marvel The Avengers. Scorrendo la lista dei film però si capisce come Leo Ortolani si confermi ancora una volta come un nerd a 360°, un nerd da amare, con un’intelligenza fuori dal comune – e lo sapevamo da decenni – e ferrato non solo in tema di supereroi che adora e conosce a menadito tanto da crearne uno suo: ma anche appassionato di fantascienza e di azione.

 

Lui lo conosciamo bene  Lui lo conosciamo bene

 

Rat-Man, il suo personaggio più noto, è un perfetto mix di tutte queste cose: con l’aggiunta dell’assurdo e dei tempi comici di Ortolani, il fumettista pisano – ma cresciuto a Parma – ha saputo creare una saga complessa e un intero mondo narrativo, una storia appassionante e un cast corale di personaggi indimenticabili. Inoltre Ortolani ci aveva mostrato la sua bravura sia con storie sulla lunga distanza come Venerdì 12, sia sui brevi sketch dell’esperienza del militare e della cumpa di amici nelle strisce inserite in Rat-Man collection.

Conoscevamo già la sua abilità con le parodie (ricordate Ratmax, 299+1, Il signore dei ratti?) e proprio lì si colloca la raccolta de Il buio in sala, a metà tra la recensione e la parodia, la storia e la freddura. Tutti espedienti narrativi di Ortolani che conoscevamo già, ma che la sua brillante comicità non ci fa stancare mai di leggere.

E quando ti ritrovi a leggere di gusto recensioni di film che non hai visto, capisci che le strisce di Ortolani vivono di vita propria al di là dell’originale.

 

Una pagina di Il Buio in Sala  Una pagina di Il Buio in Sala

 

 

Per definizione, per comprendere a pieno una parodia bisognerebbe conoscere il testo cui si rivolge. La finezza di Ortolani sta nel superare questo limite e nel caratterizzare le recensioni tanto da renderle micronarrazioni.

Per farlo, utilizza tanti punti di vista diversi: ritrae le sue reazioni alla visione del film (Gli Avengers), ne racconta la trama o si immagina gli sceneggiatori in fase di scrittura e i registi sul set.

Quando non sceglie la via diretta del racconto del film (Transformers 2), Ortolani racconta come potrebbero essere andate le cose dietro le quinte. Troviamo ancora altre cose tipiche della comicità di Ortolani: la ripetizione (Dai ard), la freddura (Jurassic love), che dimostrano come Ortolani sia abile sia nel raccontare che su poche vignette.

A volte gliene basta una sola per contenere tutto questo. La ripetizione inoltre, diventa essa stessa motore dell’azione, rendendo di fatto la comicità la storia stessa.

Una comicità di grana grossa, quella di Ortolani, che non è mai andato per il sottile su argomenti come sesso, transessuali, porno e micropeni, ma che poggia sempre sull’intelligenza del suo autore che riesce a rendere irresistibili anche le battute e le vignette al grado zero della comicità.

 

Una doppia pagina di Il Buio in Sala di Leo Ortolani  Una doppia pagina di Il Buio in Sala di Leo Ortolani

 

Il buio in sala si legge di gusto, sia per chi già conosce Ortolani e non vede l’ora di leggere cosa si sarà inventato, sia per chi  non conosce questo fumettista – in questo caso vi consigliamo di recuperare alla svelta.

Ortolani meritava questo bel tomo curato da Bao Publishing, e lo dimostrano anche le attestazioni di stima dei colleghi come Zero Calcare, Giacomo Bevilacqua e Roberto Recchioni che aprono il libro con tre tavole a lui dedicate.

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