Dolmen: uno space-soulslike tra luci, ombre e cristalli che avrebbe potuto ridefinire un intero sottogenere — e invece si arena su se stesso dopo appena due ore di gioco. Il titolo dei Massive Work Studio rimane un esperimento coraggioso ma incompiuto, capace di accendere aspettative che poi soffoca con una ripetitività sorda e soffocante.

Dolmen: lo space-soulslike che voleva unire Dark Souls e Dead Space
Che Dolmen dei Massive Work Studio fosse un esperimento di unione tra un setting à la Dead Space e un comparto ludico à la Dark Souls non occorreva certo un comunicato stampa ufficiale per capirlo. Il titolo è, in un certo senso, proprio questo: un tentativo di ibridare due marchi videoludici di successo in un unico prodotto, con però un distinguo fondamentale. Purtroppo l’esperimento non è pienamente riuscito, anzi — e capire perché è utile tanto per chi valuta ancora l’acquisto quanto per chi vuole inquadrare il gioco nel panorama degli action-RPG sci-fi degli ultimi anni.
Il combat system: parate, roll e spacing in salsa cosmica
Il primo paio di ore va via che è una bellezza, grazie a un combat system che i veterani dei souls riconosceranno immediatamente. C’è la parata, l’iconico roll e tutte quelle operazioni di spacing-parata-attacco tipiche della primigenia avventura ambientata a Lordran. Ma qui, invece di Lordran, siamo nel bel mezzo di un inquietante portale spaziale che si è aperto su un’astronave merci, e saremo chiamati a indagare sulle misteriose — e letali — creature che lo popolano.
I combattimenti, anche contro i “grunt” più basilari, non sono mai semplici: le varie sezioni di gioco sono letteralmente disseminate di nemici pronti a ghermirci con improvvisi, quanto mortali, agguati. È qui, forse, che Dolmen tocca i suoi picchi migliori: il posizionamento dei nemici ordinari raggiunge, in certe occasioni, gli ottimi livelli dei souls più riusciti. Un design nervoso, punitivo, che premia la pazienza e la lettura del ritmo avversario.

Luci e ombre: dove Dolmen convince e dove delude
Gli ambienti: scorci suggestivi ma già visti
A livello di ambienti Dolmen sa il fatto suo, regalando scorci visivamente interessanti — cristalli alieni che filtrano luci fredde, corridoi metallici avvolti in un’oscurità soffocante, architetture che mescolano tecnologia e organico con una coerenza estetica apprezzabile. Il problema è che, dopo le già citate due ore di gioco, i nemici e gli avversari saranno stati talmente tanto “già visti” e “già combattuti” che il rischio di posare il pad per non riprenderlo più è considerevole. La sensazione del “già conosciuto” è un ritornello che, volenti o nolenti, si fa sentire presto anche sul fronte ambientale.
Il sistema di armi e cristalli: la meccanica più promettente
La possibilità di utilizzare armi con status, buff e statistiche differenti — potenziabili attraverso i cristalli che danno il nome al gioco — è l’elemento più originale dell’intera produzione. Dolmen propone una progressione dell’equipaggiamento che, sulla carta, offre varietà tattica reale: armi con effetti elementali, modificatori di danno, combinazioni che cambiano sensibilmente l’approccio agli scontri. È “ciccia” vera, non moltissima, ma presente. Il guaio è che questo sistema non viene sviluppato con la profondità e l’originalità che meriterebbe, restando un’ottima idea a metà strada.

Il problema centrale: manca un cuore originale
Quello che davvero manca a Dolmen è un’identità propria. Anche se mediato da altri titoli, anche se influenzato da altri brand, anche se scaturito da franchise differenti, Dolmen ha una base interessante che però non viene sviluppata con originalità sufficiente. La trama non raggiunge chissà quali vette narrative, e la ripetitività dei pattern nemici — unita a una progressione degli ambienti che non sorprende mai davvero — trasforma quello che poteva essere un soulslike spaziale memorabile in un titolo che si consuma troppo in fretta.
La sensazione di avere tra le mani un titolo comunque hardcore, con meccaniche punitive specifiche, è forse la cosa più intrigante e stimolante dell’intera esperienza. Ma un buon impianto di gioco va cucinato in modo molto più unico — altrimenti, perdonate la metafora, si sceglie un altro ristorante.
Dolmen vale ancora la pena nel 2026?
A distanza di anni dal lancio, Dolmen rimane un titolo di nicchia interessante per chi ha già esaurito il catalogo dei soulslike più blasonati e cerca qualcosa di diverso nell’ambientazione, anche a costo di qualche compromesso sulla qualità complessiva. Il prezzo ridotto a cui è reperibile oggi abbassa sensibilmente la soglia di rischio: se l’idea di uno space-soulslike tra luci, ombre e cristalli vi affascina, vale un tentativo consapevole dei suoi limiti. Chi invece cerca la profondità di un Elden Ring o il terrore viscerale di un Dead Space troverà in Dolmen una risposta parziale — stimolante nelle premesse, deludente nell’esecuzione.
FAQ su Dolmen
- Dolmen è un soulslike o uno sparatutto?
- Dolmen è classificabile come uno space-soulslike: il combat system è chiaramente ispirato ai Dark Souls (parate, roll, stamina), ma l’ambientazione fantascientifica e alcuni elementi di shooting lo avvicinano esteticamente a Dead Space. Non è uno sparatutto in senso stretto.
- Cosa sono i cristalli in Dolmen?
- I cristalli sono la risorsa principale del gioco e danno il titolo all’opera. Vengono utilizzati per potenziare e modificare le armi, aggiungendo effetti elementali, buff statistici e varianti di danno. Sono il cuore del sistema di progressione dell’equipaggiamento.
- Dolmen è difficile come Dark Souls?
- Il livello di sfida è comparabile, soprattutto nella gestione degli scontri con i nemici ordinari, posizionati con una certa crudeltà tattica. I boss, tuttavia, non raggiungono la complessità e la memorabilità dei migliori esponenti del genere.
- Dolmen ha una modalità multiplayer?
- Sì, Dolmen include funzionalità multiplayer cooperative e competitive, in linea con le convenzioni del genere soulslike, anche se la community attiva si è ridotta nel tempo.
- Su quali piattaforme è disponibile Dolmen?
- Dolmen è disponibile su PC (Steam), PlayStation 4, PlayStation 5, Xbox One e Xbox Series X/S.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.






