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di Mattia Nesto 18 Maggio 2021

Mass Effect Legendary Edition: travolti da un insolito destino nello spazio del cosmo

I tre capitoli di BioWare sono forse la più grande epopea sci-fi mai compiuta nella storia del medium videoludico: andiamo a riscoprirli

Dal 2007 al 2012 siamo partiti per lo spazio profondo e, quando siamo tornati, tra tantissime gioie e qualche cocente delusioni, non siamo stati più gli stessi. Chi, all’epoca o successivamente, ha vissuto l’epopea di Mass Effect (al netto di un quarto capitolo al di  sotto delle attese, qui la nostra recensione) molto probabilmente ha eletto la trilogia firmata da BioWare e distribuita da Electronic Arts come una delle saghe videoludiche più appassionati e coinvolgenti di sempre. Con l’uscita della Mass Effect Legendary Edition, ovvero la remastered dei tre capitoli principali della saga per le console della generazione precedente (ma che “girano” anche su PS5 e XBox Series X e S) abbiamo l’occasione per parlarvi dell’epopea del capitano o della capitana Sheppard.

I tre capitoli di Mass Effect donano al giocatore qualcosa come 150 ore di gioco, come potrete immaginare, non abbiamo ancora terminato per intero l’avventura. Tuttavia il nostro pezzo non si concentrerà sulla remarested di per sé, anche se possiamo dirvi che, al netto di un buon lavoro generale, non dovrete aspettarvi chissà quali interventi. I modelli sono stati “ripuliti” delle imperfezioni dell’epoca e in generale i 60 fps sono quasi sempre stabili, al contrario delle versioni originali, ma se vi stavate aspettando una resa attuale della serie questa non è la remastered che fa per voi. Qui di seguito vi parleremo dei software originali che, in questi mesi, abbiamo rigiocato da cima a fondo su XBox Series X sfruttando a modino la combo rappresentata dall’abbonamento al Game Pass e all’EA Play.

Nonostante le ovvie carenze dal punto di vista della qualità grafica, dal 2007 ad oggi, i capitoli della seria Mass Effect sono ancora videogiochi capaci di smuovere grandi, grandissime emozioni a tutti. Provate un attimo a fare mente locale: ad un certo punto, in un mercato videoludico piuttosto sonnecchiante come quello di quasi quattordici anni fa, irrompe un titolo che permette di impersonare un personaggio praticamente da zero. Grazie all’editor delle origini del protagonista potremo renderlo, praticamente, ciò che vogliamo. Quindi appare chiaro e evidente come i BioWare, forti dell’esperienza fantasy della Dragon Age Saga, hanno voluto offrire un’esperienza di gioco di ruolo totale. E le promesse non sono state disattese.

Non è che a spasso per il cosmo si può solo combattere giusto?  Non è che a spasso per il cosmo si può solo combattere giusto?

Al di là di un gameplay (anzi di un gunplay) che è stato enormemente rivisto e migliorato in Mass Effect 2 e 3 la sensazione, fin dalle primissime battute di gioco, è di avere tra le mani un titolo dalla portata enorme. Completamente doppiato in italiano, Mass Effect non soltanto ci offre, come ricordato prima, la possibilità di creare e plasmare da zero il nostro personaggio ma anche di farlo evolvere come desideriamo, con una ramificazione di scelte e possibilità che vanno a incidere non soltanto sulle azioni successiva ma anche sulle conseguenze future tra diversi titoli. Questo deve fare un gioco di ruolo, ovvero dare il boccino in mano al giocatore e lasciarlo libero di indirizzare il proprio pg (personaggio) dove e come più vuole. Vero Cyberpunk 2077?

Sempre un bel personaggio la cara e vecchia Jack  Sempre un bel personaggio la cara e vecchia Jack

Al netto della triste vicenda dell’epilogo del terzo capitolo , la trilogia, giocata proprio “sul” software originale mantiene intatta la magia degli anni che furono. Quando si va sulla plancia di comando e si accede alla mappa spaziale, letteralmente, l’universo si apre davanti ai nostri occhi e saremo noi a scegliere in maniera del tutto libera la prossima tappa della nostra odissea cosmica. Proprio la libertà di indirizzo, anche sessuale e morale del pg, è stata alla base della serie di BioWare. Ma non finisce qui, sulla Normandy, la nostra mitica astronave, non saremo soli ma saremo accompagnati da una ciurma più o meno variegata. Ecco, anche in questo caso si tocca un vero e proprio vertice dell’arte videoludica.

Da Miranda a Garrus, da Tali’Zorah a Grunt passando per Javik fino a Liara praticamente ogni membro dell’equipaggio porta con sé non solo una storia personale, ma anche un carattere autentico che sfocia, quasi, in un’anime. Decidendo, per esempio, di portare questo piuttosto che l’altro membro dell’equipaggio non soltanto si assisterà a dialoghi extra contestuali ma si svilupperanno scene e possibilità di risposta multipla del tutto indipendenti. Avrete capito da soli che, solo per questo fatto, la trilogia di Mass Effect è una delle più rigiocabili della storia del medium.

E in fondo ci fa particolarmente piacere scrivere un pezzo sulla Mass Effect Trilogy proprio oggi, ovvero la Giornata Mondiale contro l’Omofobia. Questo perché Mass Effect è stato capace, come pochi giochi di quella generazione, a smuovere, in senso positivo, le coscienze dei giocatori, permettendo loro di optare per l’orientamento sessuale che si voleva per il proprio protagonista. Per tutta la trama di M.E. saremo sottoposti a cocenti dilemmi etici e morali, una saga che, col passare degli anni, è divenuta sempre più attuale.

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Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari VitoManoloRoma Attualmente vive a Milano e lavora come freelance in qualità di grafico, illustratore, animatore e fumettista. Si forma presso il Liceo Artistico statale di Busto Arsizio, poi la compagnia di teatro sperimentale Radicetimbrica e termina gli studi al Politecnico di Milano dove si avvicina al Graphic Design. Durante i primi anni di professione come progettista e illustratore in alcuni studi di grafica milanesi, continua a disegnare e partecipa a mostre collettive di illustratori, fra le quali «Spaziosenzatitolo» (Roma), «Doppiosenso» (Beirut) e «Manifesta» (Milano). Con il collettivo di satira a fumetti L’antitempo fonda l’omonima rivista con la quale vince il Premio Satira 2013 come miglior realtà editoriale italiana. Appassionato di musica africana, afroamericana e jamaicana, colleziona vinili che seleziona con i collettivi Bigshot! e Soulfinger nei locali neri e non di Milano. Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40
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