Geek
di Mattia Nesto 27 Luglio 2018

Octopah Traveler è perfetto per gli amanti dell’RPG vecchia maniera

Il gioco di Square Enix uscito per Nintendo Switch è una piccola meraviglia

C’è una bellissima canzone dei Baustelle, che forse in tanti di voi ricorderanno, che “Nel diorama il tempo non ci può far male/ Non c’è prima e non c’è poi/ Solo il culmine di vite singolari/ L’illusione che non marciranno mai”. Ecco questa canzone tratta da Fantasma viene in mente quando ci si mette a giocare a Octopath Traveler, il nuovo, scintillante, titolo uscito in questi giorni per Nintendo Switch. Già perché questo gioco si presenta per davvero come una sorta di “diorama in movimento” nel quale, imperniato su un solido impianto da gioco di ruolo classico (à la Final Fantasy VI per capirci), ci si sposta in un mondo fortemente ispirato e dove il cambio di fuoco e la visuale statica invece di essere una limitazione amplia, letteralmente, la fantasia del giocatore.

Come forse si intuisce dal titolo, Octopath Traveler è imperniato su un otto avventure per otto personaggi, tutte selezionabili e con abilità e caratteristiche molto diverse gli uni dagli altri: dall’erudito Cyrus all’intraprendente mercante Tressa passando per il valoroso cavaliere Olberic sino alla scattante cacciatrice H’aanit sono selezionabili praticamente tutte le classi, nel senso più classico del termine, da gioco di ruolo, ma con una novità in più. Infatti contrariamente a titoli come Dark Souls, la scelta del personaggio iniziale è cruciale per la propria avventura dato che ad ogni dato protagonista sarà “assegnata” una ben determinata storia.

Tuttavia, come in un perfetto romanzo (perché sì, lo diciamo subito, il valore narrativo dell’opera è alto anche se non è tutto, anzi), ogni storia, ogni personaggio, ogni situazione si andrà ad intersecare con le altre, grazie alle scelte date al giocatore. Infatti, dopo un breve prologo ambientato in un’ambientazione ristretta (il cortile del palazzo reale oppure un piccolo borgo marittimo) ecco che si verrà trascinati nel mondo “aperto” della mappa di gioco dove, in totale libertà giustappunto, potremo scegliere dove andare. A seconda di queste scelte potremo venire più o meno rapidamente a contatto con determinati altri protagonisti così che il nostro party, proprio alla stregua di un Final Fantasy vecchio stile od al più recente Dragon Age, si andrà via via modificandosi in maniera coerente. Il tutto immersi in un mondo affascinante ed evocativo, pieno di piccoli dettagli magnifici che scaldano il cuore (i gerani alle finestre, le candele appoggiate sul tavolo oppure gli improvvisi raggi di luce che filtrano in una caverna e illuminano un baule là in fondo).

Dicevamo però prima che la componente narrativa non è tutto: è proprio così. Tanto è vero che Octopah Traveler, anche nella sua localizzazione in italiano, è stato volutamente tradotto usando uno stile cartonesco o comunque, almeno all’apparenza, più adatto ad un pubblico giovane che ad uno più sgamato ed avvezzo ai videogiochi moderni. In realtà, e questo lo si capisce molto bene nel prosieguo dell’avventura, questo linguaggio un po’ infantile in realtà è soltanto un, furbissimo, espediente per evocare nel giocatore il sapore e le sensazioni dei vecchi gdr, che spesso si esprimevano proprio come i cartoni animati, con frasi come “Hey tu, fellone, perché mi scruti di malocchio?” che neppure nelle odierne traduzioni di Emile Zola.

Perciò l’effetto nostalgico è parte integrante dello stile e della narrazione del titolo, così come è la scelta di recuperare il combattimento a turni: al posto del frenetico e appariscente (ma poco sostanzioso) combat-system dell’ultimo FF XV ecco qui un ritorno alle origini, con un roccioso sistema di lotta in cui però ogni scelta pesa come un macigno per la vita/morte dei giocatori. Ogni personaggio infatti non soltanto avrà una storia a sé, ma ben determinate caratteristiche ed abilità, che lo favoriranno contro certi nemici mentre con altri lo metteranno in evidente difficoltà. Ecco perché “a far da solo” poco si fa in Octopah Traveler (a meno di non gioire per, bisogna dirlo, una delle collector’s edition più bella di questa generazione videoludica).

Così, proprio come se fossimo davanti ad un diorama da Museo di Storia Naturale, giocando a questo nuovo titolo per Switch, non vedremo l’ora di condividere le nostre emozioni e le nostre peripezie con i nostri amici: già perché visitare i musei da soli è molto bello e stimolante ma in compagnia è certamente più divertente.

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Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari Giò Pistone Gio Pistone è nata a Roma. La scelta dei soggetti, spesso figure di fantasia tendenti al mostruoso, caratterizzati da colori molto forti, nasce prestissimo a seguito di incubi notturni. Disegnarli il mattino seguente fu un’idea della madre per affrontare la paura. Presto gli incubi si sono trasformati in vere e proprie visioni da cui ancora oggi attinge. Si è appassionata alla scenografia di teatro dove ha continuato ad approfondire i suoi sogni e il suo innato amore per il grande. In seguito ha lavorato e viaggiato con La Sindrome Del Topo, un gruppo di creatori di strutture di gioco e sogno, con cui si occupava di disegnare, costruire e progettare giostre e labirinti. Ha cominciato a lavorare in strada nel ‘98 attaccando in giro per Roma i suoi disegni fotocopiati. Ha collaborato con varie realtà italiane e internazionali. Ha partecipato a mostre in tutta Europa in particolare presso il Museo MADRE di Napoli, l’Auditorium di Roma, il Museo Macro di Roma e partecipato ad eventi di Street Art quali «Scala Mercalli», «Pop up», «Subsidenze», «Visione Periferica», «Alterazioni», «M.U.Ro». Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40  
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