Il primo occhio bionico del mondo è realtà

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di Stefano Disastro facebook 18 febbraio 2013 10:27
Il primo occhio bionico del mondo è realtà

Ok, ci siamo, nell’attesa dell’invisibilità e del volare, siamo a tanto così da uno dei superpoteri più invidiati di sempre: la vista bionica.

Stiamo parlando della Argus II, una protesi retinica che restituisce la vista parziale per le persone con una malattia degenerativa degli occhi chiamata retinite pigmentosa (RP).  “Dopo quindici anni di sviluppo possiamo finalmente entrare nella fase operativa”, ha dichiarato Brian Mech, il vice-presidente della società che ha sviluppato la Argus II. “L’Europa ha già approvato la Argus II nel 2011, ora è arrivata l’approvazione anche dalla FDA americana e con questo gli Stati Uniti hanno il loro primo occhio bionico”.

Ma tecnicamente come funziona questo occhio bionico?
L’Argus II funziona sostituendo una piccola serie di elettrodi per la rilevazione della luce nelle cellule che normalmente reagiscono alla luce inviando un segnale elettrico verso la parte posteriore della retina. I segnali sono trasmessi al nervo ottico dietro l’occhio per poi tornare indietro lungo il nervo al cervello. Nelle persone con la malattia genetica Retinite pigmentosa, che ad oggi colpisce circa 100.000 persone nei soli Stati Uniti, le cellule sensibili alla luce a poco a poco smettono di lavorare, con conseguente cecità totale.
In aggiunta alla matrice di elettrodi, che viene impiantato nella retina nella parte posteriore dell’occhio, il sistema Argus II prevede una piccola videocamera collegata ad un paio di occhiali e un processore che l’utente porta legato in vita. I dati dalla videocamera vengono inviati al processore visivo e poi agli occhiali, dove viene trasmesso wireless agli elettrodi incorporati.

Il sistema funziona per le persone con RP perché la malattia colpisce le cellule sensibili alla luce nella retina, ma lascia il resto del sistema visivo intatto (compreso il nervo ottico, che trasporta segnali visivi dalla retina al cervello). La matrice di elettrodi agisce come un sostituto per fotorecettori dell’occhio stimolando direttamente le cellule rimanenti della retina, che passano il segnale al nervo ottico.

“Naturalmente, con una matrice di 60 elettrodi, non è possibile ripristinare la visione ad alta risoluzione… è come guardare la TV su uno schermo con soli 60 pixel… ma è comunque in grado di fornire informazioni sufficienti per permettere alle persone di spostarsi senza aiuti”- riassume Brian Mech.

Siamo un pò lontani dunque dalla super vista alla Superman, ma la strada è tracciata, la rotta segnata, il futuro luminoso è lì che ci attende.
Occhi bionici per tutti !

 

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