Michele Serra scopre i social media manager, ecco altre 7 cose di internet che dovrebbe conoscere

Pazzesco, là fuori è pieno di gente che lavora con Twitter o Facebook

Internet
di Gabriele Ferraresi facebook 24 marzo 2016 14:06
Michele Serra scopre i social media manager, ecco altre 7 cose di internet che dovrebbe conoscere

"Eh sì, signora mia, dove andremo a finire?" L'amaca di Michele Serra - “Eh sì, signora mia, dove andremo a finire?”

 

Cosa succede a mettere insieme Twitter, l’editorialista di Repubblica e autore de Gli Sdraiati Michele Serra, Maurizio Gasparri e un povero social media manager licenziatosi in seguito a un “chiesimo” di troppo? Una cosa bellissima.

Che ci dice molto dell’epoca lontana in cui vive Michele Serra. Ma andiamo con ordine.

Il 17 marzo scorso l’account Twitter di Gasparri cinguetta un “chiesimo” di troppo. Lo strafalcione fa indignare e sorridere mezza Italia e rivoltare nella tomba migliaia di maestre di italiano delle elementari. Il senatore di Forza Italia scarica prontamente le responsabilità sullo staff che gli segue i social media e sembra finire tutto lì.

Ma qualcuno a quel punto si sveglia e dice: “No, ma come? Non twittava lui direttamente?”. Quel qualcuno è Michele Serra, che ieri ha deciso di dirlo dalla sua Amaca, sul quotidiano Repubblica.

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Posted by L’Amaca di Michele Serra on Wednesday, March 23, 2016

 

Noi però vogliamo aiutare Michele Serra.
Perché oltre ai social media manager esistono anche altre cose sull’internet del 2016 – e da anche qualche decina d’anni – e per non traumatizzare Serra vogliamo elencarle qui.

 

I tweet dello staff

Già per la campagna elettorale delle Presidenziali 2008 Barack Obama utilizzava tranquillamente Twitter, sia con tweet firmati dallo staff, che personali, siglati -bo. Forse otto anni sono un’ottimistica approssimazione del gap temporale in cui Michele Serra vive oggi, per cui potrebbe essere un esempio chiaro. O forse sono io un inguaribile ottimista. Per carità, non diciamogli che c’è Papa Francesco su Instagram e che non si fa le foto da solo, che viene fuori un casino.

 

Le digital agency

A Michele Serra sembrerà balzana come idea, ma in Italia esiste una cosa dove lavorano migliaia di persone. E che fanno questi buffi esseri umani per guadagnare del denaro? Lavorano sull’internet in cose chiamate “agenzie”, queste cose che si chiamano “agenzie” lavorano per dei “clienti”, quei “clienti”, possono essere aziende che hanno bisogno di una mano a costruirsi una presenza online, per esempio. Certo, aziende sì, ma possono essere tranquillamente anche dei politici, o, pazzesco, dei partiti. Un fenomeno nuovo, che esiste da appena una ventina d’anni, ma non si può pretendere che Serra sia aggiornato su tutto.

 

Gli MP3

Non possiamo dire – non ancora almeno – a Serra che esistono Spotify o Deezer. Il trauma sarebbe troppo grande, il dolore immenso, e ce lo troveremmo a vagare sperduto come quel personaggio de Ai Confini della Realtà cui si rompono gli occhiali, questo per dare un’immagine riconoscibile a Serra ma imperscrutabile a chiunque altro. Per cui niente streaming online, partiamo con qualcosa di meno recente, ma comunque radicalmente innovativo per lo standard Serra: questi pazzi pazzi pazzi file mp3. Un formato di compressione audio diffusosi a partire dal 1993 e quindi più rassicurante.

 

Le .gif

In questo mare nero da cui star lontani e non pucciare il piedino neanche per sbaglio che è l’internet c’è una cosa nuova (nuova nel tempo Serra) mica tanto facile da capire. Però proviamoci. È facile in fondo: cosa sono le .gif? Sono come le foto, ma si muovono. Applicano il concetto del cinema – una serie di immagini ferme che dà l’illusione del movimento – forse un concetto anche questo antico per l’internet che conosciamo, ma perfettamente attuale e forse un po’ troppo di rottura per Serra.

 

Lo spam

No Michele, quell’ereditiera di Lagos che ti ha scritto via mail in inglese stentato, offrendo una cifra considerevole delle sue ricchezze in cambio di un tuo aiuto non esiste. Lo so, è difficile spezzare un sogno così, ma si chiama spam. Considerato che il primo spam venne inviato negli anni novanta da reti di bot, magari se una cosa ha almeno una ventina d’anni, può essere comprensibile.

 

Gli influencer

Questo è uno squarcio sul futuro che forse è troppo duro da reggere per Serra. Proviamo a spiegarla comunque: esistono persone che per qualche motivo hanno un grosso seguito sui social media. Possono essere famose, brave a fare qualcosa, o anche brave a fare niente se non a essere appunto famose, l’importante è che abbiano una audience, un pubblico. Quelle persone possono poi essere contattate da aziende per collaborazioni di vario tipo. Ho un’idea Michele; hai presente le marchette dei quotidiani? Stessa cosa.

 

I social media manager

Esistono Michele. Esistono, c’è anche una pagina su Wikipedia. È quella cosa lì che scrivevi nell’Amaca.

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