Libri
di Mattia Nesto 4 Maggio 2018

Brave con la lingua: donne che si raccontano senza cliché

Nella raccolta di racconti organizzata da Giulia Muscatelli si imparano un sacco di cose, specie per i maschi. Come ad esempio il fatto che, quando sono da sole, le ragazze parlano di noi (e meno male)

 

Una delle uscite letterarie più interessanti di queste settimane è, senza dubbio, Brave con la lingua. Una raccolta di racconti, realizzata da quattordici scrittrici di età e storie diverse e riunite da Giulia Muscatelli, che si occupa da anni di comunicazione e scrittura a Torino. Un bel libro, scritto soprattutto in modo egregio e poi interessante per diversi aspetti. Brave con la lingua, uscito per Autori Riuniti, presenta un sacco di stili differenti, mostrandoci in modo abbastanza sincero, a volte disarmante, altre volte in maniera più intima, tutto l’universo delle donne che scrivono. Anzi no, di chi scrive in generale, senza differenza, una volta tanto, di genere o sesso.

 

 

Ne viene fuori così un libro agile (nato, come ha detto Muscatelli “da conversazioni con amiche, messaggi ricevuti a tarda notte oppure anche da richieste d’aiuto”), composto da racconti che non superano mai la decine di pagine ed aventi per protagoniste ragazze e donne di età molto differenti: da quella sposata e con una vita apparentemente perfetta (moglie ideale e madre del focolare), alla giovane stagista schiacciata in un mondo troppo grande (e troppo viscido) per lei. Dalla ragazza metropolitana che gioca con il sesso come giustamente, specie ad una certa età si deve fare, sino alla donna in carriera, addirittura carriera militare, che non ha paura di niente e di nessuno.

 

 

C’è piaciuta un sacco “Chiare”, la storia delle due stagiste, apprezzando particolarmente il modo in cui Noemi Cuffia (attenta lettrice torinese e animatrice del blog “Tazzina di caffè”) descrive le diverse parabole delle due ragazze di nome Chiara: l’una che si inserisce, l’altra che si isola, l’una che riesce, l’altra che no. In altri ambiti invece non ho molto apprezzato certe ostentazioni del proprio stile e della propria assoluta libertà (in Non mi chiamo Johnny mi sarei aspettato un twist à la Tarantino, con scene pulp e truculente e invece no, è finito tutto in una bolla di fumo o, meglio, in un messaggio su WhatsApp ): ma ripeto, sono gusti, e di certo la scelta è ampia in questo libro.

 

 

E poi, scusate tanto, non avete idea di quanto si rimorchi con questo libro o, comunque, leggerlo in metro o al parco, desti una certa curiosità anche negli altri: personalmente sono stato fermato da almeno tre ragazze, un ragazzo molto carino che mi ha chiesto se studiassi Sociologia in Statale (ottimo tentativo di abbordaggio Ammiraglio Nelson!) e da una ragazza con i capelli blu d’ordinanza che mi ha detto su un treno regionale veloce: “Apprezzo molto i pansessuali come te, li trovo davvero interessanti. O, scusa, forse sei solo gay e basta”.

Beh, quando me l’ha detto, oltre a scoppiare in una risata sincera, non ho potuto fare a meno di ricordarmi di quel baffone di Nietzsche che parlando della morte degli dei (antichi o moderni) scriveva: “Il gran dio Pan è morto! Evviva il dio Pan”. Già il caos è sempre stato seducente e interessante, proprio come questo Brave con la lingua.

 

Brave con la lingua : come il linguaggio determina la vita delle donne – A cura di Giulia Moscatelli

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