Libri
di Raffaele Portofino 5 dicembre 2018

Un libro spiega quali parole italiane potremmo usare al posto di quelle inglesi di uso comune

Sono tantissime le parole in inglese che usiamo nel nostro lessico quotidiano. Potremmo usare quelle italiane? A volte sì.

“Alle 14 ho una call con il CEO di PincusPallinus, gli devo presentare un brief per il riposizionamento del brand, l’hanno fissato come company goal anche vedendo come si sono mossi i competitor”.

Una frase di questo tipo vi suona familiare? La cosa non stupisce, considerando le quantità di anglicismi entrati (anche a gamba tesa) nel nostro vocabolario. Dalla politica (jobs act, spoils system, flexicurity) all’economia (quantitative easing, subprime), fino alla moda (clutch, waist bag)…

Eleganti in alcuni casi, furbi in altri, ma in quali davvero necessari? Se lo chiede il linguista Antonio Zoppetti, che per i tipi di Franco Cesati Editore ha appena compilato L’etichettario. Dizionario di alternative italiane a 1800 parole inglesi. Con un approccio divertito e non dogmatico (si legga: sovranista), e molte illustrazioni originali ad accompagnarle, ricordiamo così che customer care si può anche dire assistenza o servizio clienti, che per endorsement possiamo usare ad esempio sostegno o appoggio, che il fundraising è una raccolta fondi, che abbiamo tante parole per dire manager, come dirigente, amministratore, direttore, responsabile, funzionario o ancora impresario (se nel mondo dello spettacolo).

Di esempi, insomma, ce ne sono a iosa: noi di Dailybest, pescando in ordine alfabetico dal libro, abbiamo scelto dieci anglicismi usatissimi che possono tranquillamente essere ri-sostituiti (o ri-etichettati) con termini italiani, e due che invece… è meglio tenere così come sono (ma sapendo il perché!)

L’etichettario. Dizionario di alternative italiane a 1800 parole inglesi – Antonio Zoppetti

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