10 canzoni del Festival di Sanremo talmente brutte da diventare mitiche

Avete presente quelle canzoni che dite “Mamma mia che imbarazzo” e poi vi ritrovate ubriachi a cantare ai karaoke? Ecco

Musica
di Simone Stefanini facebook 7 febbraio 2017 09:00
10 canzoni del Festival di Sanremo talmente brutte da diventare mitiche

Stasera inizia Sanremo ed è già profumo di trash puro come la metanfetamina di Walter White. Ce ne saranno di canzoni brutte? Certo, un visibilio. Eppure talvolta, più si alza l’asticella della canzone orribile, più diventa (per la famosa legge del contrario) amatissima al karaoke o alle feste col tasso alcolico che schianta l’etilometro.

Quindi nella prossima lista non troverete quelle sconosciute né i momenti imbarazzanti (I ragazzi italiani, le Lollipop, i Dhamm, Pupo e i Savoia e nemmeno Povia, di cui abbiamo già parlato).

Qui sotto vi faremo riascoltare esibizioni borderline che sono entrate nella storia e vi spiegheremo qualcosa in più sulla succitata legge del contrario, inventata per l’occasione.

 

10) Eiffel 65 – Quelli che non hanno età (2003)

Gli Eiffel 65, idolissimi dei tamarri nelle discoteche di provincia la domenica pomeriggio, atterrano con l’astronave più truzza dell’universo sul palco dell’Ariston. La voce autotunata del cantante non è la cosa più bella. Sono le tastierone stile rave a Tirana che vincono tutto. “Siamo noi, siamo solo noi quelli che non hanno età e comunque andrà non si fermeranno mai”. Sembra la sigla dei Pokemon.

 

9) Loredana Bertè, Gigi D’Alessio e Fargetta – Respirare remix (2012)

Mica bastava la versione originale in cui la Loredana nostra è costretta a cantare su base neomelodica. No. Per la giornata dei duetti a membro di bracco ecco la coppia meno figa della terra venire remixata da Fargetta. Un apice di ballerini, look improbabili e di Gigi D’ Alessio vestito come quelli del Blue Oyster, la discoteca gay di Scuola di Polizia.

 

8) Fiorello – Finalmente tu (1995)

Pezzone vero, scritto da Max Pezzali e Mauro Repetto, cioè i true 883 e cantato da Fiorello col codino, quindi verosimilmente sempre un po’ imbastito, infatti suda come un lama. Rosario la prende parecchio bassa, stona da fare paura e va pure fuori tempo. Fa un po’ Baglioni, un po’ Massimo Ranieri ma in sostanza fa abbastanza schifo. Si vede che cerca tra il pubblico un poveraccio che continui il pezzo, come in piazza al karaoke. Nessuno si fa avanti. In ogni caso la conosciamo a memoria.

 

7) Jalisse – Fiumi di parole (1997)

Viene solo da dire LOL, anche se oggi non si usa più. I Jalisse sono marito e moglie, vengono dal nulla, come siano entrati a far parte dei Big è un argomento che viene dibattuto nelle stanze del potere ancora oggi. Fanno praticamente Listen to your Heart dei Roxette con la stessa formula voce femminile, chitarra e cori maschili. Vincono e poi spariscono nel baratro. Lei ci riproverà a The Voice del 2014 ma non verrà riconosciuta dai giudici e niente.

 

6) Paola e Chiara – Amici come prima (1997)

Sempre nel 1997, un momento di quelli che restano nel cuore. Due sorelle (mora e bionda) cantano e si muovono all’unisono. Si guardano, sembra quasi che vogliano flirtare tra di loro, cosa che che ci porterebbe sulla luna del sogno erotico adolescenziale. Sono Paola e Chiara Iezzi, che nel corso della loro carriera si daranno anche ai videoclip con le minne al vento, spargendo benzina sul fuoco della perversione. Un po’ come vedere Cersei e Jamie Lannister che cantano insieme. Ci siamo capiti, via. In ogni caso, il pezzo è genuinamente strepitoso.

 

5) Chiara Civiello & Shaggy – Io che non vivo (2012)

Avete presente la serata delle cover, in cui i cantanti fanno un pezzo famoso in duetti ad cazzum? Bene, Chiara Civiello era una brava, aveva inciso per la mitica americana Verve Records. Poi il duetto con Shaggy, quello di mista love lova e le sue azioni sono scese vorticosamente. Lui inizia a parlare dei fatti suoi con una voce che sembra uscita dal fondoschiena e glielo appoggia svariate volte durante l’esibizione. Tra l’altro è pure in pigiama, cosa che lo fa apparire ancora più sexy.

 

4) Danny Losito & Las Ketchup – Single (2004)

Come dite? Chi è costui? Ottima domanda. Fatto sta che è lì sul palco dell’Ariston a cantare una canzone funky di quelle che quando passano alla radio la strappi dal cruscotto e la voli dal finestrino. Ospiti speciali le Las Ketchup, quelle di asereje, vestite con gli scarti della Caritas. Le tre non cantano, si muovono come le ubriache all’Erasmus e incredibilmente, lui non è diventato il Jamiroquai italiano. Che peccato.

 

3) Jovanotti – Vasco (1989)

Daje tutta. Jovanotti, l’idolo dei giovanotti sale sul palco tutto luci brutte di Sanremo late 80s e crea il mito. Lui è vestito come un cowboy metropolitano mentre dietro ha 7 o 8 chitarristi metal tutti in playback e canta una canzone su Vasco Rossi nello stile di Vasco Rossi. Salta, si dimena, cade (non in questo video ma comunque è capitato) e dopo la parentesi di La mia moto, non tornerà più alle chitarre elettriche. Non è incredibile?

 

2) Valerio Scanu – Per tutte le volte che (2010)

Arriva Scanu, il Lady Oscar moro e incanta Sanremo con un pezzo talmente brutto da diventare un instant classic. Ma prima di parlare di lui, ricordiamoci che durante l’edizione della Clerici, il maestro Sabiu ruba un pezzo di Hoppìpolla dei Sigur Ros e lo rivende come sigla di Sanremo, poi viene sgamato e dice “Eh oh, sono tributi”. Sì, certo. Torniamo a Scanu: “Come se un giorno freddo in pieno inverno, nudi non avessimo poi tanto freddo perché noi, coperti sotto il mare, a far l’amore in tutti i modi, in tutti i luoghi, in tutti i laghi, in tutto il mondo, l’universo che ci insegue ma ormai siamo irraggiungibili…” Basta così.

 

1) Nek – In te (il figlio che non vuoi) (1993)

Nek ora fa il figo ma ha degli scheletri nell’armadio che nemmeno il mostro di Milwaukee. Questo è il più enorme, un brontosauro tipo. Una canzone antiabortista che ho personalmente scoperto grazie alla cover di Mangoni (di Elio e le Storie Tese, che vi invito ad ascoltare) e non ci credevo, quindi ho cercato il video vero e non ho più smesso di ridere da allora. Un impacciato Nek, vestito come tuo fratello più grande alla tua Cresima canta di come potrebbe giocare con suo figlio, però sta con una che vuole abortire quindi ciao. “Lui vive in te, si muove in te. con mani cucciole, è in te, respira in te, gioca e non sa che tu vuoi, buttarlo via.” Perché non sia stato chiamato all’insediamento di Trump è ancora un mistero.

 

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