Animal Collective, la maniera giusta per resistere al pop

Abbiamo intervistato la band che giovedì suonerà in esclusiva italiana a Milano per #C2CMLN, evento satellite di Club To Club Festival

Musica
di Marcello Farno 5 aprile 2016 15:24
Animal Collective, la maniera giusta per resistere al pop

animalcoll

Chi sono gli Animal Collective? Probabilmente la band invecchiata meglio tra quelle della loro generazione. Sono passati già 15 anni dal loro esordio, dieci dischi in studio, musica che ha accompagnato la vita e i periodi più freeform della giovinezza di tanti. Eppure ogni nuovo disco ha la stessa energia del primo, e soprattutto la capacità di presentarti una loro sfumatura diversa.

Painting With uscito a febbraio di quest’anno per Domino, è il loro album più beatlesiano: basta coi droni e le jammate psych, stavolta c’è il pop, inteso sempre alla loro maniera, epilettica e selvaggia, capace di regalarti delle canzoni che si stampano in testa e non vanno più via.

Giovedì suoneranno in esclusiva italiana a Milano per #C2CMLN, il satellite di primavera di Club To Club Festival. Abbiamo raggiunto al telefono, alla vigilia di questo tour europeo, Brian Weitz aka Geologist, per farci raccontare il nuovo disco, il loro rapporto e il punto di origine di questo perenne senso di divertimento che permea ogni cosa che fanno.

Suonate insieme da più di 15 anni e Painting With è il vostro decimo album. Se vi trovaste a dover spiegare a una band che ha iniziato da poco la maniera giusta per resistere al tempo, cosa gli direste?
Gli Animal Collective esistono da 15 anni, ma suonano insieme da molto più tempo. Sono quasi 20 anni che lo facciamo, sostanzialmente perché siamo amici e ci piace passare del tempo insieme. Una cosa che ci aiuta è sicuramente avere dei gusti diversi, avere un atteggiamento aperto verso quello che è altro da noi, questo ci connette a differenti influenze e idee, e crediamo sia uno dei motivi che ci caratterizza come band.

Ognuno di voi ha la propria vita, la propria famiglia, vivete in posti diversi, ma rimanete ancora delle persone che si incontrano anche al di fuori della musica solo per il piacere di passare del tempo insieme?
Sì, lo facciamo appena possiamo. Come sottolinei abitiamo in posti diversi, città diverse, stati diversi, e fare musica è il primo modo in cui ci incontriamo. Ma ci scriviamo e ci parliamo comunque ogni giorno, anche se siamo lontani, ci inviamo dei messaggi, delle mail, anche solo dei link di YouTube. Se ci potessimo vedere tutti i giorni saremmo il prototipo di quelli che vengono considerati migliori amici.

Qual è il modo in cui preferite passare del tempo?
Di solito guardiamo dei film, o comunque ascoltiamo della musica, magari seduti all’aperto, mettiamo su un disco e ci rilassiamo. E poi ci piace ridere, fare un sacco di scherzi.

L’ultimo film che avete visto?
L’altra sera abbiamo visto su Netflix Pee-wee’s Big Holiday, l’ultimo film di Pee-wee Herman, un personaggio comico famoso negli ’80, che ha segnato un po’ la nostra infanzia. L’abbiamo guardato al computer, mentre eravamo a Parigi a preparare la prima data del tour in Europa. Ci è piaciuto abbastanza.

Credo che uno dei vostri pregi sia quello di affrontare ogni volta un nuovo disco in maniera diversa dal precedente, e Painting With è molto diverso da Centipede Hz. Non siete mai stati una band accomodante insomma. È la vostra indole o qualcosa al quale arrivate ogni volta con molto ragionamento?
Lo facciamo per noi stessi prima di tutto. Suoniamo insieme da prima che avessimo un pubblico o anche solo qualcuno disposto a seguirci, e abbiamo mantenuto sempre l’abitudine di sperimentare un sacco. Ci eccita esplorare, pensare a cosa possiamo dare di più su un determinato pezzo, lavorare come una band capace di ripetersi non ci è mai piaciuto. È un nostro atteggiamento naturale che presuppone però anche un certo ragionamento a monte. Studiamo i nostri album, cerchiamo di capire quali sono le cose che possono suonare troppo facili, quelle che possono essere cambiate e da lì proviamo ad affrontare ogni volta nuovi stimoli per superarci. Perché lo facciamo? Perché continuare a suonare e comporre cose nuove ci diverte.

PH: Mike Massaro

Avete qualche buona abitudine che vi aiuta a mantenere viva l’energia creativa nei momenti di pausa?
Forse non esistono dei momenti di pausa, non ci piace pensare a quello che facciamo come a un lavoro, si tratta comunque di divertimento, e questo ci porta a non avvertire mai la pressione, anche quando dobbiamo registrare un disco. Diciamo che nel tempo libero di solito a me piace provare nuovi componenti per i miei strumenti.

Date ancora peso al modo in cui il disco viene accolto dalla critica?
Diamo peso al parere degli amici, che per noi è molto più importante di qualsiasi altro. Sono loro le prime persone a cui facciamo ascoltare il disco, prima dei giornalisti, degli addetti ai lavori, etc. Speriamo ci sia sempre qualcosa che li ecciti nei nostri album, se è così allora vuol dire che abbiamo lavorato bene. Un sacco di musicisti passano del tempo leggendo le recensioni dei loro dischi, ogni tanto lo faccio anche io, ma credo che le opinioni dei giornalisti non abbiano mai cambiato il mio modo di vedere le cose. Il parere di un amico invece sì.

Qual è il feedback preferito che avete ricevuto per Painting With?
Per me sicuramente il fatto che i miei figli abbiano ballato il disco dall’inizio alla fine quando lo hanno ascoltato, che mia moglie continui a cantarlo. È un disco che suona diverso per ognuno, a seconda della propria prospettiva, non ci aspettavamo che a tutti piacesse tutto, e in questo senso abbiamo ricevuto dei feedback molto onesti dai nostri amici, abbiamo avuto anche delle discussioni costruttive. Sicuramente una delle cose più belle che ci hanno detto è stata: “sono 15 anni che fate musica, ogni volta non sappiamo cosa aspettarci e voi riuscite a stupirci sempre“. Ecco, questa cosa per me è importantissima.

Come sono andate le registrazioni? C’è stato un pezzo che vi ha sfinito, un altro che magari è stato più divertente registrare?
Non ci sono stati dei pezzi più problematici di altri. Nel disco precedente c’era stata qualche traccia che ci aveva sfinito, come dici tu, ma in questo disco no, forse il cantato su “Vertical” ci ha fatto un po’ penare, ma per il resto non abbiamo avuto dei grossi problemi. Ci siamo divertiti molto in realtà e credo che questa cosa attraversi anche l’atmosfera generale del disco. “Lying In The Grass” e “On Delay” sono i miei pezzi preferiti e anche quelli che è stato più bello registrare, mi piace il modo in cui li abbiamo arrangiati, suonarli dal vivo è una delle cose che mi da più piacere in assoluto.

Avete notato dei cambiamenti nel pubblico che segue i vostri concerti? Chi sono i giovani che si avvicinano alla vostra musica?
In Europa abbiamo suonato ancora poco durante questo tour, quindi non siamo riusciti a farci un’idea precisa. In America il nostro pubblico è prevalentemente giovane, in un certo senso a me sembra sempre uguale negli anni, ma so che non può essere così, qualcuno deve essere invecchiato per forza! Credo che i fan più vecchi stiano comunque nelle ultime file o magari si siano nel frattempo appassionati ad altro, e quindi davanti ci troviamo sempre di fronte a delle nuove generazioni, un pubblico che magari ci ha scoperto da poco. Ed è divertente, è sempre bello vedere delle persone che iniziano una relazione con te, ti restituisce una bella energia, impari per certi versi a scoprirti. Che gente è? Non lo so, di solito è gente a cui piace l’arte e magari le droghe, questo è quello che so su di loro.

C’è un pezzo che dal vivo non potete proprio rinunciare a suonare?
In questo tour facciamo un po’ di vecchie canzoni ogni sera, ma non sono pezzi che abbiamo sempre suonato nella nostra carriera. Negli ultimi anni “Brother Sport” era diventata una presenza fissa in scaletta, così abbiamo deciso di non suonarla più. Vuoi qualche anticipazione? La prima parte del set è quella in cui presentiamo il disco nuovo, poi nella seconda parte suoniamo “Daily Routine”, un paio di canzoni da “Feels”, qualcosa dal nostro primo disco, ci piace cambiare molto.

Qual è il momento più bello per te mentre sei sul palco?
Fammi pensare, è una lunga esperienza, sai suoniamo per un’ora e mezza… di solito a metà concerto, quando inizio a non essere più nervoso, a sciogliermi, quando improvvisiamo un sacco, senza parlarci prima, quello è il momento sicuramente più eccitante, il mio momento in assoluto preferito.

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