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Cesare Cremonini chiude l’era degli stadi al Circo Massimo e prepara la svolta rock

Cesare Cremonini ha aperto sabato 6 giugno 2026 al Circo Massimo di Roma il suo Live2026 davanti a 65 mila spettatori. Una notte da grande evento, ma anche da passaggio di consegne: il cantautore bolognese ha annunciato un nuovo album entro fine anno, più vicino al rock’n’roll, e una stagione diversa, lontana per un po’ dagli stadi e dai palchi monumentali.

by Paola Lorusso
7 Giugno 2026
in Musica
Cremonini in una sua performance live, di spalle con giacca brillante in tonalità marrone

© Instagram

La prima delle due serate romane ha avuto il passo delle grandi occasioni, senza però trasformarsi in una celebrazione ingessata. Cesare Cremonini, 46 anni, è arrivato al Circo Massimo con uno show pensato per il pop da stadio: un palco largo più di 60 metri, una passerella di circa 100 metri, quattro torri alte 22 metri e un maxischermo a fare da cornice a immagini live, paesaggi dell’Alaska e frammenti visivi legati alla sua storia musicale.

Il tour, partito con una data zero a Gorizia, conta cinque concerti nelle grandi arene italiane e, secondo i dati diffusi dall’organizzazione, ha raggiunto quota 350 mila biglietti venduti. Dopo Roma, la chiusura sarà a Firenze. Cremonini l’ha raccontata più come una staffetta che come un traguardo. “Questa passerella mi ricorda la strada fatta per arrivare fin qui”, ha detto dal palco, guardando il pubblico disteso fino in fondo all’area archeologica.

La scaletta ha attraversato una carriera cominciata nel 1999 con i Lùnapop e arrivata fino ad Alaska Baby, senza brani inediti. Una scelta precisa: non un assaggio del futuro, ma il saluto a un ciclo. Con lui, sul palco, undici musicisti, sezione fiati compresa, performer e una macchina scenica costruita per dare corpo a canzoni ormai entrate nel repertorio pop italiano. Cremonini ha alternato pianoforte, chitarra, fisarmonica e sassofono. Il dodicesimo musicista, in fondo, era lui.

Il pubblico di ieri sera durante il primo dei due concerti di Cesare Cremonini al Circo Massimo a Roma
Il pubblico di ieri sera durante il primo dei due concerti di Cesare Cremonini al Circo Massimo a Roma

L’annuncio dal palco: un nuovo album entro fine anno

Il momento che ha cambiato il peso della serata è arrivato quando Cremonini ha parlato del prossimo disco, già pronto e atteso entro la fine del 2026. “Cambio rotta”, ha detto. Poche parole, sufficienti a far capire che il nuovo progetto non seguirà la linea degli ultimi anni: stadi pieni, scenografie imponenti, un pop sempre più grande e cinematografico.

“Ho pronto un album che uscirà entro la fine dell’anno e mi chiederà di suonare in spazi diversi dagli stadi”, ha spiegato. Poi la frase che ha dato il senso della svolta: “Sono gli ultimi concerti con i lustrini”. Cremonini non ha rinnegato la dimensione spettacolare raggiunta negli ultimi tour. L’ha trattata, semmai, come una stagione da chiudere prima che diventi abitudine. O peggio, una gabbia.

Il disco, ha detto, sarà “potente, di rottura, rock and roll”. L’annuncio è arrivato davanti a 65 mila persone, proprio nel posto e nel momento in cui i grandi numeri avrebbero potuto spingerlo nella direzione opposta. “Oggi è quasi un’ossessione quella dei numeri”, ha ammesso. “Ma per me vincerà sempre la voglia di evolvermi”. Il pubblico ha risposto con un boato, anche se in platea si avvertiva pure un po’ di sorpresa. Il messaggio, però, era chiaro: Cremonini non sta solo preparando nuove canzoni. Sta cambiando cornice.

La svolta rock tra Lou Reed, Bowie e lo Studio 13 di Londra

Il nuovo album è stato registrato allo Studio 13 di Londra, lo spazio fondato da Damon Albarn. Cremonini ha indicato riferimenti netti: Lou Reed, David Bowie, un’idea di rock più nervosa, meno lucida, probabilmente meno costruita per gli stadi. Nel progetto compare anche il sassofonista Donny McCaslin, noto per il lavoro con Bowie in Blackstar. Un dettaglio che aiuta a leggere la direzione scelta.

Il sassofono, per Cremonini, non è stato solo un colore musicale. È diventato metodo, disciplina, quasi una deviazione necessaria. “Mi ha soccorso in un momento delicato, mi ha dato un metodo e un’ossessione”, ha raccontato. “Pensavo che mi avrebbe rubato il tempo della scrittura, invece è stato il contrario”. Una confessione asciutta, senza cercare il colpo emotivo. Il tono era quello di chi prova a spiegare un passaggio personale senza trasformarlo in cronaca privata.

Dell’episodio che avrebbe acceso questo cambio di sguardo, Cremonini non ha voluto parlare. Ha ricordato però le reazioni a un suo post recente, in cui aveva scritto: “Grazie a questo lavoro riesco ad annegare il dolore”. Una frase letta da molti in chiave drammatica, forse troppo. “Sono state fatte speculazioni”, ha ammesso. “Sembrava che stessi per ammazzarmi. Io facevo solo il mio lavoro”. Parole brusche, dirette. E in linea con l’idea di un disco che, almeno nelle intenzioni, sembra voler riportare la musica in un punto più scoperto.

Ospiti e momenti simbolo: Jovanotti, Elisa, Carboni e Valentino Rossi

La serata romana ha avuto anche il ritmo degli incontri. Elisa ha duettato con Cremonini in uno dei passaggi più intensi del concerto. Luca Carboni ha portato sul palco un pezzo di Bologna, quella radice che il cantautore continua a definire parte della sua scrittura “cantautorale, biografica, un po’ bolognese, da cameretta”. Non una formula, piuttosto un’origine che resta anche dentro una produzione da grande arena.

Con Jovanotti, invece, il Circo Massimo si è acceso su L’ombelico del mondo. Lorenzo Cherubini ha scherzato con Cremonini, gli ha messo un paio di occhiali da sole e lo ha salutato così: “Ti incorono imperatore di questa Roma bella”. Una scena leggera, quasi da fine festa, seguita dal pubblico tra cori e telefoni alzati. Poco dopo è arrivato anche Valentino Rossi, accolto da un applauso lungo, più da amico di casa che da ospite a sorpresa.

Tra i momenti più personali, Cremonini ha dedicato Vorrei alla madre, seduta in tribuna, e ha cantato Roma capoccia, omaggio diretto alla città che lo ospitava. Durante La ragazza del futuro si è esibita anche Caterina Licini, ex volto di Amici di Maria De Filippi e attuale compagna del cantautore. Un passaggio privato, inserito senza forzature nello show, dove biografia e racconto pop si sono spesso sfiorati. Anche l’omaggio ai Queen ha confermato la volontà di Cremonini di tenere insieme memoria rock e linguaggio da grande concerto italiano.

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Addio temporaneo agli stadi: Cremonini cerca spazi più essenziali

La promessa, o forse l’avvertimento, è che dopo questo giro Cremonini si prenderà una pausa dagli stadi. Non dalla musica dal vivo. “Non intendo fare live piano e voce”, ha chiarito, togliendo subito di mezzo l’idea di un ripiegamento intimista. La strada sembra un’altra: meno spettacolo, più suono, più contatto con la materia delle canzoni.

Il prossimo tour potrebbe partire da Londra, anche se per ora non ci sono dettagli ufficiali su date e luoghi. Di certo, nelle intenzioni dell’artista, sarà lontano dagli spazi enormi che hanno segnato questa fase. “Rinuncio alla spettacolarizzazione per andare al sodo della musica”, ha spiegato. Poi una riflessione sul mercato dei live italiani, dove, secondo lui, le nuove generazioni vengono spinte troppo presto verso una strada obbligata: prima gli stadi, poi il resto. “Non è così”, ha detto. Netto.

Cremonini lascia dunque il Circo Massimo con uno show destinato anche alla televisione, il 2 settembre su Rai 1, ma soprattutto con una dichiarazione d’intenti. Dopo i lustrini, il rock. Dopo le folle enormi, spazi più essenziali. “Prima o poi tutto questo non ci sarà più”, ha detto dal palco. “E se dovessi trovarmi a suonare in un jazz club con 50 euro per pagarmi un vodka tonic, sarà una bella fine”. Non una rinuncia. Piuttosto, il tentativo di restare in movimento proprio quando sarebbe più facile restare dove si è arrivati.

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Paola Lorusso

Paola Lorusso

Classe 1974, nata a Milano, laureata in filosofia. Nella mia carriera lavorativa ho potuto confrontarmi con realtà diverse, come quella delle ricerche di mercato per approdare infine all'editoria dove lavoro da circa 20 anni, in maniera autonoma da circa un anno. Le mie passioni...i numeri, la lettura, la montagna e il calcio. Credo nei progetti interessanti, dove alle persone viene data la possibilità reale di crescere.

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