Natura
di Simone Stefanini 8 marzo 2018

Il pesce che mangiamo è pieno di plastica

La situazione è drammatica: nel Mar Mediterraneo è stata trovata plastica all’interno di 121 specie di pesci

Nella nostra costante rassegna stampa ci imbattiamo in ogni genere di notizia e data la nostra spiccata propensione verso il futuro, la positività, il viaggio e l’evasione, non siamo soliti dare troppo peso alle brutte notizie. Delle eccezioni però vanno fatte per forza: per partecipare in massa ad un futuro roseo dobbiamo metterci fin da oggi nella condizione di garantirlo, questo benedetto futuro.

Nel dibattito politico che sta tenendo bando in questi ultimi mesi, si parla davvero troppo poco di ambiente e leggere un’intervista come quella a Paolo Balistreri fatta dal sito Interris.it, ci fa drizzare i peli sulle braccia. Balistreri lavora all’Arpa Sicilia St Trapani e collabora sia con alcune società di monitoraggio ambientale, sia con l’Università di Palermo ed è il responsabile sez. Mare di Legambiente Isole Egadi.

Si parla di inquinamento nel Mar Mediterraneo e di quanto questo fenomeno sia di seppur minimo interesse solo quando si entra nella stagione dei bagni al mare e dell’assegnazione delle Bandiere Blu, quando in realtà colpisce ogni giorno, senza tanto clamore ma con un risultato disastroso dal punto di vista ambientale e biologico.

Il succo dell’intervista, spiegato in parole povere è che durante un anno, chi mangia pesce può trovarsi a mangiare anche undicimila piccoli frammenti di plastica, che a loro volta sono stati mangiati dai pesci, attirati dal loro odore.

Foto di MonicaVolpin Pixabay - Foto di MonicaVolpin

La plastica finisce in mare in molti modi, in seguito ad azioni dirette o indirette dell’uomo e nel Mediterraneo, tracce di plastica sono state trovate in ben 121 specie di pesci, alcuni dei quali finiscono nelle nostre tavole, come il tonno o il pesce spada.

Anche le spiagge italiane sono invase dalla plastica, esempio eclatante quello della Versilia, in cui si è riversata tutta l plastica dispersa nel fiume Arno.

Tra dieci o vent’anni Balistreri spiega che nelle acque ci saranno più plastica che pesci. Una prospettiva drammatica se non apocalittica che possiamo parzialmente invertire solo con la forza di volontà, iniziando a comportarsi da esseri umani all’interno di un ecosistema e non da invasori del pianeta.

In concreto, dobbiamo evitare di disperdere i rifiuti nell’ambiente, dobbiamo impegnarci a fare la raccolta differenziata e a usare meno plastica nella vita di tutti i giorni, per non uccidere tutte le forme di vita che si trovano nel mare.

FONTE | Interris.it

 

 

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