Vacanze Italiane: l’amore e le piogge di fine estate a Moneglia

La nostra rubrica dell’estate: dove siamo stati in vacanza fino ai 18 anni?

Viaggi
di Davide Coppo 22 luglio 2016 12:27
Vacanze Italiane: l’amore e le piogge di fine estate a Moneglia

vacanze italiane moneglia

 

Oggi Vacanze Italiane arriva alla quinta puntata: dopo Pietra Ligure, Strevi, Palleusieux, e Capitolo, torniamo in Liguria, a Moneglia.

Vacanze Italiane è una rubrica in cui raccontiamo i posti dove tutti noi siamo stati in vacanza fino ai 18 anni. È il nostro tema libero sull’estate, visto che ormai siamo in periodo di compiti per la vacanze: se volete mandare la vostra vacanza italiana, scrivete a info@dailybest.it. 

Le cose difficili di un’età sembrano sciocchezze, quando le guardi dal precipizio di un’età successiva. Non so se questo valga per le diverse sfumature di età adulta, di certo vale per quelle giovanili. Pochi giorni fa mi sono trovato in mano un’equazione di secondo grado, e l’ho risolta in pochi secondi, e mi sono divertito, e ne ho cercate altre. Ho googlato: “equazioni di secondo grado”. Le cose noiose di un’età diventano nostalgie, quando le ricordi dal balcone di un’età successiva.

Questo credo valga per tutte le diverse sfumature della vita, ma a trent’anni vale in modo particolare per l’adolescenza. Devo prenotare delle vacanze in Corsica, telefonare a campeggi con il mio francese stentato implorando un bungalow, o contare i crediti e le speranze di riscossione di quello che dovrebbe essere uno stipendio dovuto per poter prenotare degli appartamenti con Airbnb, e penso a quando, una volta finito tutto questo, mi concederò un fine settimana da figlio adulto, tornando dai miei genitori nella nostra seconda casa a Moneglia, nel Levante della Liguria.

Contestualmente, penso all’ozio che mi sarà concesso: niente da cucinare, uno stabilimento balneare modesto ma sicuro, l’ombra assicurata da un ombrellone borghese oramai in seconda fila, la migliore, i ristoranti pagati, qualche pomeriggio sul piccolo gozzo che mio padre ha acquistato vendendo la rimpianta – eppure mai davvero amata – Triumph Bonneville. Dormirò nel mio letto di bambino, e penserò ai compiti sul balcone, alle tazze di latte e cereali e alle focacce.

Agli ordini di non scendere, si intende in spiaggia, prima di aver finito la versione. Alla noia e alle costrizioni. Naturalmente, rimpiangerò l’intero pacchetto. Ricordo che, solo sul balcone affacciato sul piccolo golfo di Moneglia, vedevo ogni mattina un uomo abbronzato e canuto uscire in canoa dalla casa sulla spiaggia, defilata rispetto al paese, e pagaiare per minuti e minuti verso il promontorio opposto, da Punta Rospo a Punta Moneglia. Seguivo la sua scia, dall’alto della collina, e invidiavo la sua libertà.

Di Moneglia ricordo anche: mio nonno con i capelli tinti e lo sguardo severo sulla poltrona davanti alla televisione, poi morto lo stesso anno di Freddie Mercury. La messa la domenica controvoglia, la voglia di scappare, ma anche le palme, belle e aliene per un bambino cresciuto in città, intorno al sagrato della chiesa di ciottoli bianchi e neri.

La bouganvillea che correva per metri e metri sul muro di casa, i fiori fucsia come una foto troppo satura, su uno sfondo ingiallito che è il giallo della memoria del tempo passato. Soprattutto Alice, la più bella del paese, pelle di olive e capelli neri e lunghi. Tette naturalmente sode, enormi. Oggi fa la pole dancer, lo scopro da Facebook, è sempre bella anche se mi trovo a pensarla volgare (ma è un giudizio stupido, dovuto alle fotografie “di lavoro” che pure scorro).

A diciassette anni mi disse che voleva fidanzarsi con me, glabro e vergine e già fidanzato. “La più bella del paese” è una categoria che a trent’anni non esiste, ma allora sentivo l’invidia delle centinaia di coetanei meno glabri e meno vergini e percepivo in modo certo troppo cristiano il brivido dell’essere stato scelto. Non potei non acconsentire.

Ebbi dubbi e rimorsi e tornai sui miei passi, poi tornai da Alice. Quando tornai aveva una maglietta gialla ed eravamo affacciati sul torrente Bisagno, un rigagnolo che alla fine di agosto, tempi di mareggiate e piogge e bilanci, si riempie di acqua e minaccia esondazioni. Mi disse: “Oggi sono la ragazza più felice del mondo”, ma non era vero, perché era una bambina, come prima cosa. E perché mi lasciò un mese dopo, a settembre, ritornati a Milano.

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