Dopo l’arresto del presidente Nicolás Maduro a New York, accusato dagli Stati Uniti di traffico di stupefacenti, il Venezuela si trova di fronte ad un momento storico di grande incertezza politica.
La complessa situazione in cui versa il paese sudamericano apre scenari multipli per il futuro di Caracas, fra l’ipotesi di una transizione guidata dagli Stati Uniti e la possibile presa del potere da parte della vicepresidente Delcy Rodríguez, secondo quanto previsto dalla Costituzione venezuelana.
La Costituzione venezuelana e gli scenari politici
L’arresto di Maduro segna la fine di un’era politica per il Venezuela che, da anni, viveva sotto la sua guida controversa. Gli Stati Uniti, sotto la presidenza di Donald Trump, avevano già prefigurato un intervento deciso, culminato nel blitz militare che ha portato al sequestro del capo di stato venezuelano. Nonostante la Costituzione preveda che in caso di “assenza assoluta” del presidente il potere passi automaticamente alla vicepresidente esecutiva, tutte le decisioni strategiche sembrano essere nelle mani di Washington.
Durante una conferenza stampa tenutasi a Mar-a-Lago, Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti guideranno il Venezuela “per un periodo di transizione sicuro, proprio e giudizioso”, sottolineando però di non voler essere coinvolti a lungo termine o lasciare spazio a terze parti che potrebbero complicare ulteriormente la situazione politica del paese. A supporto di questa fase di transizione sono stati indicati nomi chiave come Pete Hegseth, segretario alla Guerra, Marco Rubio, segretario di Stato, e il generale Dan Caine, che rappresentano il “gruppo” incaricato di gestire questa transizione.
Nonostante un apparente ruolo marginale, la vicepresidente Delcy Rodríguez non è stata esclusa del tutto da Washington. Trump ha infatti affermato che Rodríguez potrebbe essere coinvolta a patto che si allinei con la nuova direzione politica, anche se la sua recente posizione pubblica è stata dura e intransigente, con richieste di rilascio immediato di Maduro e di sua moglie Cilia Flores, oltre a una dichiarazione di difesa delle risorse naturali venezuelane contro ogni ingerenza esterna.
Secondo l’articolo 233 della Costituzione venezuelana, in caso di “assenza assoluta” del presidente, la vicepresidente esecutiva assume il potere e deve indire nuove elezioni entro 30 giorni. Il nuovo presidente eletto completa un mandato di sei anni. Tuttavia, questa evoluzione costituzionale appare possibile solo se la vicepresidente si allinea con la linea politica dettata dagli Stati Uniti, altrimenti la realtà sul campo potrebbe essere molto diversa.

La proposta di Washington di un possibile intervento militare per stabilizzare la situazione azzera le altre ipotesi di soluzione interna, lasciando pochi margini di manovra ai protagonisti venezuelani. Il controllo totale statunitense su Caracas rappresenta un elemento di forte tensione e incertezza per la comunità internazionale e per gli stessi venezuelani.
Nel nuovo scenario politico venezuelano, l’opposizione assume un ruolo centrale. Tuttavia, Washington ha già escluso dal tavolo delle trattative la figura di Maria Corina Machado, premio Nobel per la pace, ritenuta dagli Stati Uniti poco rappresentativa e priva di sufficiente rispetto all’interno del paese. Al contrario, grande attenzione viene rivolta a Edmundo Gonzalez, politico in esilio in Spagna e considerato dal fronte anti-Maduro come il legittimo presidente.
Gonzalez, figura nota per il suo passato accademico e diplomatico, gode del sostegno di parte dell’opposizione e di Machado stessa. Durante un discorso a Oslo, Machado ha rivelato che il movimento politico sta lavorando per una “transizione ordinata e pacifica” e ha confermato che Gonzalez l’avrebbe invitata a ricoprire il ruolo di vicepresidente in un nuovo governo. Inoltre, sono stati sottolineati segnali positivi di adesione da parte della maggioranza della polizia e delle forze armate venezuelane, pronte a seguire gli ordini della futura amministrazione una volta avviata la transizione politica.

