Circa 2.000 defibrillatori distribuiti tra Roma e la sua area metropolitana: è il punto di partenza, ancora insufficiente per una città di quasi tre milioni di abitanti, da cui nasce Roma Defibrilla, il progetto presentato il 20 ottobre 2026 dal sindaco Roberto Gualtieri per rendere i defibrillatori obbligatori a Roma nei bar e nei ristoranti con superficie commerciale superiore ai 250 metri quadrati. L’obiettivo è ambizioso ma concreto: installare circa 1.800 nuovi apparecchi entro un anno, portando il totale cittadino a circa 4.000 dispositivi e trasformando la rete della ristorazione romana in una vera e propria infrastruttura di primo soccorso cardiaco.
Perché i defibrillatori obbligatori a Roma cambiano le regole del gioco
Nel contesto italiano, il tema della cardioprotection — ovvero la protezione del cittadino dal rischio di arresto cardiaco in spazi pubblici — è da anni oggetto di dibattito normativo senza che si sia mai raggiunta una copertura capillare nei luoghi di aggregazione quotidiana. Roma, con la sua densità di locali commerciali e il flusso costante di turisti e residenti, rappresenta un banco di prova ideale per un modello che potrebbe essere replicato in altre grandi città italiane.
Il dato di partenza è eloquente: 2.000 defibrillatori per un’area metropolitana che conta milioni di persone significa una copertura ancora frammentata, affidata in larga parte a strutture sportive, aeroporti e stazioni. Bar e ristoranti di grandi dimensioni, invece, sono luoghi in cui la probabilità di assistere a un malore cardiaco è tutt’altro che trascurabile, sia per il numero di persone che vi transitano quotidianamente, sia per la tipologia di clientela — spesso adulta o anziana — che li frequenta nelle ore di punta.
Con Roma Defibrilla, il Campidoglio sceglie di intervenire su questa lacuna in modo strutturale, individuando nella soglia dei 250 metri quadrati di superficie commerciale il criterio discriminante per l’obbligo. Si tratta di locali che, per dimensioni, sono già abituati a gestire flussi significativi di persone e che dispongono delle risorse organizzative per garantire la corretta manutenzione e l’utilizzo dei dispositivi.
→ Leggi anche: Caput Mundi: quasi 300 interventi conclusi nel programma PNRR, Roma accelera la rigenerazione
L’accordo con Confcommercio e il coinvolgimento del settore privato
Uno degli elementi più rilevanti della proposta è che la misura non nasce in modo impositivo, ma è stata concordata con Confcommercio, l’associazione di categoria che rappresenta larga parte degli esercenti romani. Secondo quanto dichiarato in sede di presentazione della delibera, Confcommercio ha assicurato un ampio supporto da parte dei titolari di attività commerciali, un segnale che il progetto è stato costruito attraverso un dialogo reale con chi dovrà applicarlo.
Questo approccio partecipato è fondamentale per la riuscita dell’iniziativa. Storicamente, le misure obbligatorie calate dall’alto senza un adeguato coinvolgimento delle categorie interessate tendono a generare resistenze, contenziosi e ritardi attuativi. Il fatto che Confcommercio abbia già espresso sostegno suggerisce che gli esercenti percepiscono il valore reputazionale e sociale di dotare i propri locali di un presidio salvavita, oltre che l’utilità pratica in caso di emergenza.
La collaborazione con il mondo della ristorazione segue peraltro una logica già sperimentata dal Campidoglio: nel luglio scorso, l’amministrazione aveva donato 33 defibrillatori ai tassisti romani, avviando un percorso di diffusione capillare che ora si estende con decisione al settore della somministrazione. Ogni tappa di questo percorso amplia la rete di primo soccorso disponibile in città, riducendo i tempi di intervento in caso di arresto cardiaco — un fattore che, secondo le linee guida internazionali di cardiologia, è determinante per la sopravvivenza del paziente.

Formazione gratuita per gestori e cittadini
Dotare un locale di un defibrillatore non è sufficiente se nessuno sa come utilizzarlo. Roma Defibrilla prevede per questo l’erogazione di corsi di formazione gratuiti rivolti sia ai gestori e al personale dei locali sia ai cittadini comuni. Si tratta di un passaggio cruciale, spesso sottovalutato nelle politiche di diffusione dei DAE — i defibrillatori automatici esterni — che rischiano di restare oggetti sconosciuti appesi a una parete se non accompagnati da un’adeguata cultura del primo soccorso.
→ Leggi anche: Le Torri dell'Eur rinascono: Cassa Depositi e Prestiti completa la riqualificazione di Roma
L’utilizzo di un defibrillatore automatico esterno è, per definizione, alla portata di chiunque: i dispositivi moderni guidano l’utente con istruzioni vocali passo dopo passo. Tuttavia, la familiarità con lo strumento e la capacità di intervenire senza esitazione in una situazione di emergenza si costruiscono attraverso la pratica. I corsi gratuiti previsti dal progetto hanno dunque una funzione duplice: formare il personale dei locali e, più in generale, diffondere nella popolazione romana una competenza di base che può fare la differenza tra la vita e la morte nei minuti che precedono l’arrivo dei soccorsi.
Una rete da 4.000 dispositivi: cosa significa per la città
Portare il numero complessivo di defibrillatori a Roma a circa 4.000 unità significa, in termini pratici, raddoppiare la dotazione attuale nell’arco di un anno. Per avere un termine di paragone, città europee considerate modelli nella cardioprotection pubblica — come Amsterdam o Copenhagen — hanno investito per decenni nella costruzione di reti capillari di DAE accessibili 24 ore su 24. Roma si muove ora in questa direzione, con una scelta che privilegia i luoghi di aggregazione commerciale come primo nodo della rete.
I circa 1.800 nuovi apparecchi che verranno installati nei locali sopra i 250 metri quadrati non saranno accessibili solo ai clienti del singolo ristorante o bar: in caso di emergenza nelle immediate vicinanze, chiunque potrà richiederne l’utilizzo. Questo principio di prossimità aperta trasforma ogni locale cardioprotetto in un presidio di salute pubblica, visibile e raggiungibile da residenti, turisti e passanti.
La delibera presentata da Gualtieri il 20 ottobre 2026 dovrà passare al vaglio dell’Assemblea Capitolina prima di diventare operativa. Nel frattempo, il segnale politico e culturale è già chiaro: Roma sceglie di costruire la propria sicurezza cardiaca dal basso, attraverso i luoghi della vita quotidiana, con il coinvolgimento di chi quella vita la anima ogni giorno dietro un bancone o ai fornelli. Per chi volesse approfondire le linee guida europee sulla diffusione dei defibrillatori in spazi pubblici, il Resuscitation Council offre un quadro di riferimento scientifico aggiornato. Nei prossimi mesi sarà decisivo monitorare i tempi di effettiva implementazione e la qualità della formazione erogata: sono questi i due indicatori che trasformeranno un’ottima delibera in un cambiamento reale per la salute dei romani.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.






