Il suicidio di Tiziana Cantone rivela l’anima profondamente maschilista della società italiana

Una tragedia in cui la mentalità bigotta e retrograda degli italiani si mostra per quello che è

Sesso
di Simone Stefanini facebook 14 settembre 2016 11:08
Il suicidio di Tiziana Cantone rivela l’anima profondamente maschilista della società italiana

cantone albarsport - Tiziana Cantone

 

Prima i fatti: Tiziana Cantone si è suicidata ieri, impiccandosi con un foulard nella casa in cui viveva con la madre, a Casalnuovo di Napoli. La sua vita era diventata un inferno dopo la pubblicazione di una serie di video in cui la ragazza faceva sesso col suo amante, tutto con nome e cognome in bella evidenza. Uno dei video è circolato su ogni tipo di piattaforma, partendo da WhatsApp per approdare ai siti porno e una delle frasi che Tiziana dice “Stai facendo un video? Bravoh!” è diventata il vero tormentone dell’estate 2015.

Sono stati aperti gruppi Facebook solo per parodiarla o insultarla, sono state fatte magliette da vendere su Ebay, sono stati condivisi mash up con Gomorra ed è stata pure oggetto di battute tra calciatori, finite su YouTube. Alcuni quotidiani ne hanno parlato come dell’ultima stella del web e hanno ipotizzato una sua ascesa nel mondo dei film per adulti.

 

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La verità è un’altra. Tiziana è finita in depressione, ha sviluppato gravi problemi emotivi dopo l’accaduto e ha iniziato l’iter per cambiare identità. Ha anche citato in giudizio Facebook Ireland, Yahoo Italia, Google, Youtube e tutte le persone coinvolte, ma non è servito a niente. La vergogna è stata un fardello troppo peso da portarsi dietro e ieri ha deciso di togliersi la vita.

Una vicenda davvero meschina e triste che ha lo stesso retrogusto amaro di altri terribili fatti di cronaca accaduti nei giorni scorsi: la 16enne violentata dal branco a Melito di Porto Salvo, col paese che le volta le spalle, dicendo a chiare lettere che se l’è andata a cercare, o il nuovo caso della ragazza 17enne filmata dalle amiche mentre viene stuprata in bagno a Rimini mentre era ubriaca.

Il fil rouge che accomuna queste vicende è l’enorme problema che ha la società italiana col sesso, che inizia da quando la chiesa cattolica ha posto la prima pietra sul nostro suolo. La mancanza di educazione sessuale nelle scuole, la vergogna quando ci si appresta a comprare i preservativi in un supermercato, l’assurda convinzione, radicata nell’anima nera degli italiani, che l’uomo possa godere mentre la donna no. Partendo da questo presupposto maschilista, viene fuori la dominazione, la sottomissione. Nasce il dileggio, l’offesa.

 

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Una donna attiva sessualmente diventa una troia, un uomo attivo sessualmente un figo. Il sesso viene vissuto come merce di scambio o di ricatto, sempre più spesso ripreso o fotografato dagli smartphone e in un click mandato a fare il giro del mondo. Sarebbe semplice incolpare internet per una vicenda come quella, tragica, di Tiziana Cantone, ma dietro i siti, i link, gli account ci sono le persone, e se internet non esistesse, la brutalità sarebbe comunque la stessa, su minore scala. Ricordo perfettamente quando nel paese di provincia da cui provengo si sparse la voce che una concittadina avesse girato un film porno. Era l’epoca pre internet, pre “Forza Chiara” (il primo video amatoriale virale di una ragazza mentre faceva sesso col suo partner), ma la violenza delle parole era la medesima.

Una persona come Tiziana non provoca empatia nell’opinione pubblica, basta leggere i commenti alla tragedia. Di nuovo battute, di nuovo se l’è andata a cercare. Tutto perché ha fatto sesso, e immagino sul telefono di ognuno di voi ci sia passato anche solo per un momento un video a luci rosse, una foto spinta, magari scattata al o dal vostro partner. Ecco il dramma nel dramma, lo schifo nello schifo: nella società radicalmente maschilista, bigotta, moralista e retrograda in cui viviamo, l’importante non è cosa fai, ma se ti sei fatto beccare. Da quel punto in poi, te lo meriti.

 

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