Capire Giannelli, la pagina Facebook che spiega le vignette del Corriere della Sera

Grisaglia, scarpe peniformi, riferimenti a operette sconosciute ai più: il favoloso mondo di Emilio Giannelli

Capire Giannelli, la pagina Facebook che spiega le vignette del Corriere della Sera

capiregiannelliANTE Capire Giannelli - Una vignetta di Emilio Giannelli

 

Dal 1991 a oggi, ogni giorno, il lettore del Corriere della Sera trova in prima pagina una vignetta: è firmata da Emilio Giannelli, autore satirico classe 1936. Giannelli è un disegnatore decisamente pacato e rassicurante, spesso un po’ fuori dal tempo, a partire dal medium che utilizza, oggi, 2016, per inviare le vignette al corrierone: il fax che si dice utilizzi ancora.  Ma proprio col tempo Giannelli è divenuto parte strutturale dell’impaginato del quotidiano, più o meno quanto la carta e l’inchiostro, a modo suo un’istituzione.

Non sempre però le vignette di Giannelli risultano comprensibili ai più, motivo per cui ben venga la pagina Facebook Capire Giannelli, la cui missione è riassunta così: “Ogni mattina migliaia di italiani hanno facce interdette leggendo la prima del Corriere.Qui proviamo a condividere l’esegesi delle vignette di Giannelli“. Noi abbiamo voluto interpellare chi gestisce la pagina, per capirne appieno le spinte di un lavoro di curatela che riteniamo meritorio: ci siamo tolti le scarpe, infilato le pattine, spento il Mivar in bianco e nero e accomodati per una chiacchiera in poltrona. Buona lettura.

Carissimi amici di Capire Giannelli: potete presentare l’oggetto della vostra straordinaria, quotidiana esegesi su Facebook? Chi è Emilio Giannelli?

Chi è Giannelli può dirlo chi lo conosce di persona, oppure ci si può basare sulle interviste che ha rilasciato. Questa è la verità apparente, ma il nostro approccio a Lui è avvenuto tramite uno studio attento della sua opera. Così, di giorno in giorno, osservando rigorosamente le sue vignette, molte certezze ci hanno abbandonato: troppi tavolini a tre gambe che non starebbero in equilibrio, troppe prospettive improbabili, troppi politici fuori dai giochi o addirittura defunti che partecipano alle riunioni di partito dei tempi nostri; le sue opere sono continuamente costellate di paradossi spazio-temporali, tanto che qualcuno in Redazione si è spinto a ipotizzare che, almeno da qualche anno, l’autore delle vignette sia in realtà il computer della sonda Pioneer, recante una placca con l’uomo vitruviano, che invia fax al Corriere da remote costellazioni, basandosi su algoritmi giannelliani ben definiti. Oppure Syd Barrett è davvero in vita e abita in un podere del Chianti senese. In fondo è solo dall’estate passata che abbiamo avviato la nostra attività, vi chiediamo ancora un po’ di tempo per dare una risposta definitiva.

Sera tarda, Teatro dell’Opera, Palco Giannelli. Il Nostro ha un repentino assopimento nel bel mezzo de “La Traviata”. L…

Posted by Capire Giannelli on Tuesday, February 9, 2016

Chi siete? E quanti siete a cercare ogni giorno di Capire Giannelli?

Cosa portate? Un fiorino! Siamo quattro, e nella vita a colori facciamo lavori molto diversi: Giannelli ci descriverebbe come un commesso viaggiatore, un freniatra, un progettista di aviogetti e uno che si occupa di réclame. A dire il vero, oltre alla Redazione, l’esercito degli esegeti è fatto dai commentatori: quelli di lungo corso, che ormai hanno già rifoderato le poltrone del soggiorno con il tessuto Naj-Oleari, e quelli appena arrivati, che muovono i primi timidi passi nell’interpretazione del cerchio che delimita l’uomo vitruvian-giannelliano.

Il tratto di Giannelli è cauto, rassicurante, portatore di un umorismo perfetto per rischiarare i tempi bui dell’immediato dopoguerra: ma chi è oggi il lettore ideale di Giannelli?

Questa è forse la domanda che sta sopra a “Capire Giannelli”. Si fa fatica a capire certi fenomeni, ma si fa ancora più fatica a capire cos’è che li genera, quali bisogni assolvano. Prendiamo i Modà, per fare un esempio. Troppo facile dire che sono la negazione della musica, del talento, della voglia di vivere; il vero enigma è chi li ascolta e perché. Detto questo, abbiamo anche un po’ di umana compassione nei confronti del lettore ideale di Giannelli, per cui diciamo che no, non ti giudichiamo, amico che ridi con le vignette di Giannelli. Anche perché ci sono professionisti che possono farlo meglio di noi, si chiamano ESORCISTI. In realtà i lettori ideali di Giannelli sono “i nuovi italiani”, che noi abbiamo sintetizzato nella figura delle “badanti moldave”. La vignetta in prima pagina è la prima cosa che leggono del Corriere acquistato giornalmente ai loro assistiti: ci ridono (non sappiamo quanto di gusto), ma comunque spesso la capiscono, e questo è un bene. Chiamiamolo servizio sociale.

La dimensione parallela spazio-temporale giannelliana alimentata a grisaglia ogni tanto gioca brutti scherzi.Questa…

Posted by Capire Giannelli on Monday, January 18, 2016

De Chirico aveva i manichini, Giannelli ha la grisaglia: quali sono gli elementi comuni che avete rintracciato nelle vignette di Giannelli? 

La grisaglia è l’elemento primario dell’iconografia giannelliana ed è, a suo modo, magico e unico. Solo Lui ne conosce i milli utilizzi, da semplice tessuto (ignifugo, all weather) a rivestimento di aerei da combattimento, da wallpaper a texture primario per cipressi e cieli. Inoltre la grisaglia è, insieme alle scarpe peniformi, il vero e proprio simbolo del potere. Sono tanti gli elementi comuni dell’opera giannelliana: oltre a quelli già citati, vi è tutto un mondo di oggetti e icone degli anni 50-60, dai riferimenti delle operette (sconosciute ai più) a certi ambienti del cinema neorealista o dei “telefoni bianchi”.

Le vignette di Giannelli campeggiano dal 1991 sul Corrierone, mi pare senza alcuna evoluzione stilistica: ma giro la domanda a voi, autentici curatori dell’opus giannelliana. Dalla caduta dell’URSS a oggi, Giannelli è cambiato?

Aspettiamo che Giannelli arrivi al 1989 per scoprirlo. In realtà la risposta è scontata: il Nostro vive in un tempo tutto suo, in cui può permettersi di arredare il salotto con un tv LCD appoggiato su una cassapanca in massello di mogano che contiene il corredo della nonna (e secondo la sezione investigativa della redazione anche la nonna), un tempo in cui a solcare i cieli sono improbabili aerei risalenti alla seconda guerra mondiale. Questo da un lato fa apparire le sue vignette come irrimediabilmente retrò, dall’altro ha creato un contesto unico giannelliano in cui noialtri sguazziamo a meraviglia. A proposito del muro di Berlino, comunque, una teoria è che Giannelli sappia che è stato abbattuto e che fosse fatto di mattoni in grisaglia, riutilizzata per le sue tavole quotidiane.

Momenti di smarrimento all’apertura della riunione di redazione, stamani.Ci sono Renzi e Boschi, spezzato, panciotto e…

Posted by Capire Giannelli on Friday, January 15, 2016

Quali sono le ossessioni del nostro Giannelli? Che cosa non riesce a fare a meno di inserire nelle sue vignette?

Diciamo prima di tutto che la vera ossessione è la nostra: in fondo ciò che ci muove è il tentativo di integrare in una logica comprensibile quello che non lo è, come i paradossi grafici o, viceversa, il bisogno di trovare il meglio della satira nella vignetta del paginone del più importante quotidiano d’Italia. Se dovessimo necessariamente sondare le ossessioni di Giannelli, diciamo che le 250-300 vignette l’anno con Renzi protagonista potrebbero essere un primo indizio, ma quella principale forse è l’essere schiavo dei calembour da salotto e delle storpiature. Potremmo dire con Giannelli che a volte il troppo storpia.

Di mio devo dire che trovo alcuni vezzi linguistici del nostro deliziosi: “fitto” per dire “affitto”, “babbo” per dire padre, normalissimo in Toscana, meno consueto nel resto d’Italia. Ne avete individuati altri?

Essendo una redazione di toscani che vivono in Toscana (entro un raggio di 200 chilometri, in quattro province diverse) facciamo poco caso ai toscanismi; diciamo la verità, tendiamo con superbia a considerarli parte dell’italiano corrente. Piuttosto spiccano gli anacronismi linguistici, le parole in disuso, e l’effetto è comunque di calore familiare, sembra di sentir parlare una bisnonna rintronata, ecco, si. “Fitto” per esempio, non si usa più neanche nelle case del popolo, quelle piene di sosia di Pietro Pacciani, col Chianti nei fiaschi impagliati e la foto con dedica di Gino Bartali.

È davvero possibile Capire Giannelli?

Crediamo di no, ma qualcuno deve pur provarci.

Il Carnevale di Giannelli. Bancario, disegnatore satirico (ehm), e ora perfino Maestro Carrista a Viareggio….

Posted by Capire Giannelli on Monday, January 11, 2016

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